“Il mercato non è fatto solo di soldi, ma di idee. Oggi vedo troppi dirigenti che comprano i giocatori con l’algoritmo. Ma l’algoritmo non ti dice se un ragazzo ha gli attributi per giocare a San Siro o allo Stadium. Gli algoritmi li lascio a chi gioca alla PlayStation. Il calcio non è matematica, è passione, è occhio, è intuito”. È quanto dichiarato da Luciano Moggi, ex dirigente sportivo, in un’intervista a Rolando luzi FRV News Magazine in corrispondenza dell’apertura del calciomercato invernale.

L’importanza dell’esperienza
“Un computer non ti dice se un ragazzo ha il fegato per reggere la pressione di uno stadio che fischia” ha proseguito Moggi. “Il problema è che i numeri ti dicono quante volte un giocatore tocca la palla o quanti chilometri fa, ma non ti dicono se è un leader, se sa caricare i compagni, se ha la mentalità vincente. Il mio metodo è l’unico che funziona per davvero. I risultati della mia gestione parlano chiaro. L’esperienza non si compra su internet. Il calcio si impara guardando i piedi e la testa dei giocatori, non guardando un grafico a barre”.
“Il mercato del 2026 è figlio della fretta: si prendono giocatori a fine carriera o scommesse estere sperando nel colpo di fortuna. Ma la fortuna nel calcio non esiste, esiste la competenza”.
I consigli alle big di Serie A
Moggi ha anche commentato rapidamente la situazione di Juventus, Inter e Milan. “Per il 2026 serve un centrocampista che sappia comandare, un leader. Oggi vedo troppi comprimari e pochi capi. Alla Juve non serve un giocatore bravo, serve un giocatore da Juve. Marotta sa il fatto suo, conosce l’ambiente e sa muoversi sottotraccia. Ma attenzione, perché a furia di parametri zero l’età media si alza e prima o poi il conto arriva. Il Milan ha talento, ma manca di continuità. Nel 2026 vincerà chi avrà il coraggio di investire sugli italiani bravi. Ce ne sono pochi, ma vanno presi subito, prima che scappino all’estero” ha concluso. sm/AGIMEG

