Otto italiani su dieci attribuiscono alla comunicazione un ruolo fondamentale o importante nella prevenzione dei disturbi da gioco d’azzardo, ma appena il 21% ricorda una campagna sul gioco responsabile nell’ultimo anno. È uno dei risultati centrali dell’Osservatorio sul gioco responsabile realizzato da Ipsos per Fondazione FAIR, dal titolo “Verso una nuova cultura della responsabilità”, presentato nell’ambito del Fondazione FAIR Forum 2026 a Roma.
La ricerca mette in evidenza una distanza tra la conoscenza del concetto di gioco responsabile e la fiducia nella sua applicazione concreta. La prevenzione della dipendenza e la tutela dei minori restano le principali sfide indicate dagli intervistati, mentre emerge la richiesta di messaggi comprensibili, strumenti accessibili, collaborazione tra i soggetti della filiera e controlli indipendenti sull’efficacia delle iniziative.
La ricerca: 1.000 interviste ai cittadini e 30 agli opinion leader
L’indagine ha coinvolto 1.000 persone tra 18 e 70 anni, intervistate attraverso questionari autocompilati online. Il campione è stato costruito per quote di genere, età, area geografica e titolo di studio. A questa componente si sono aggiunte 30 interviste a opinion leader, articolate in cinque colloqui e 25 interviste semi-strutturate, realizzate via web e telefono.
Gli interlocutori della parte qualitativa appartengono al mondo associativo, alla comunicazione, alle authority, alla pubblica amministrazione e al mondo cattolico. I risultati percentuali relativi all’opinione pubblica vanno quindi distinti dalle valutazioni qualitative degli opinion leader: queste ultime aiutano a interpretare le criticità e le possibili soluzioni, senza rappresentare automaticamente le posizioni della popolazione.
Il 44% giudica negativamente l’evoluzione del settore
Guardando all’evoluzione del gioco in Italia rispetto a uno o due anni prima, il 44% del campione esprime una valutazione prevalentemente negativa, il 17% positiva e il 39% né positiva né negativa. Tra gli opinion leader più critici emergono delusione e rassegnazione, con una particolare attenzione alla diffusione del gioco digitale, alla sua accessibilità, ai timori per l’abbassamento dell’età dei giocatori e per l’incremento della dipendenza.
Le letture più favorevoli riconoscono invece l’impegno dell’industria contro l’illegalità e il tentativo di orientare il gioco verso responsabilità e intrattenimento. In questa prospettiva, il digitale viene considerato anche un ambito nel quale applicare le regole e utilizzare strumenti di limitazione del comportamento di gioco.
Per i prossimi due o tre anni, il 55% prevede che il settore resterà sostanzialmente uguale, il 34% ritiene che cambierà in peggio e soltanto l’11% si aspetta un miglioramento. Tra gli ambiti richiamati nelle aspettative positive figurano tutela dei minori, prevenzione del gioco problematico, controlli sugli operatori e regolamentazione. Le preoccupazioni riguardano invece anche l’evoluzione delle modalità di gioco e la capacità del sistema di proteggere le persone più vulnerabili.
Gli opinion leader individuano opportunità nella maggiore applicazione delle misure di controllo da parte dei concessionari e nell’evoluzione del settore verso codici di intrattenimento. Al tempo stesso, i più critici temono che la normalizzazione del gioco nella comunicazione possa lasciare in secondo piano la responsabilità sociale e la prevenzione concreta.
Dipendenza e tutela dei minori guidano le priorità
La prevenzione della dipendenza è la sfida più citata: raggiunge il 79% delle indicazioni complessive ed è la prima risposta per il 37% degli intervistati. Segue la tutela dei minori, con il 69% delle citazioni totali e il 22% delle prime citazioni. Il contrasto al gioco illegale raccoglie il 61% delle indicazioni complessive ed è indicato per primo dal 16%.
La regolamentazione viene citata complessivamente dal 40%, l’immagine e la reputazione del settore dal 21%, l’innovazione tecnologica dal 17% e il dialogo con le istituzioni dal 10%. Nelle prime citazioni, queste voci registrano rispettivamente l’8%, l’8%, il 6% e il 2%.
Il quadro cambia in parte a seconda delle aspettative sul futuro. Tra chi prevede un peggioramento, prevenzione della dipendenza e tutela dei minori raggiungono rispettivamente l’86% e il 77% delle citazioni; tra chi immagina un miglioramento si fermano al 66% e al 59%. Il contrasto all’illegalità è indicato dal 66% degli ottimisti e dal 57% di chi teme un peggioramento; l’innovazione tecnologica dal 36% dei primi e dal 10% dei secondi.
Per gli opinion leader, la risposta richiede una presa in carico condivisa: tutti i soggetti chiave dovrebbero essere coinvolti in azioni e strategie comuni. Il rischio individuato è che prevalgano iniziative isolate, con una crescita dell’attenzione da parte di singoli operatori che non si traduca in una responsabilità collettiva.
Gioco responsabile conosciuto dall’85%, ma l’applicabilità divide
Il concetto di gioco responsabile è noto, almeno a grandi linee, all’85% degli intervistati: il 41% afferma di avere familiarità e sapere di cosa si tratta, mentre il 44% ne ha una conoscenza generale. Il 15% dichiara di non averne mai sentito parlare. La familiarità è maggiore tra giocatori e possessori di conto gioco, ma anche tra chi valuta positivamente l’evoluzione del settore.
La conoscenza non elimina però i dubbi sull’attuazione. Il 48% ritiene il gioco responsabile realisticamente applicabile in Italia, con un 11% che lo considera molto applicabile e un 37% abbastanza applicabile. Il 46% si colloca sul versante opposto, giudicandolo poco o per nulla applicabile. Tra chi ha familiarità con il concetto, la quota che ne riconosce l’applicabilità sale al 60%.
Nella componente qualitativa, campagne di comunicazione, misure di autoesclusione e iniziative locali vengono riconosciute come strumenti già presenti, ma soltanto in parte sufficienti. In particolare, le misure di autoesclusione sono lette come interventi ancora centrati sulla decisione del giocatore. Il passaggio richiesto è tradurre il principio di responsabilità in comportamenti, procedure e modalità operative coerenti.
Strumenti di tutela, cultura del gioco e formazione degli esercenti
Tra gli aspetti ritenuti più importanti per un approccio sano e responsabile al gioco, il 44% indica strumenti di prevenzione e tutela del giocatore. Seguono la limitazione dell’offerta online, al 43%, la diffusione di una cultura del gioco “sano”, al 41%, e la limitazione dell’offerta nei punti vendita fisici, al 39%.
Il rispetto delle normative raccoglie il 33% delle risposte, la comunicazione trasparente per informare i giocatori il 28% e la formazione dei titolari e responsabili dei punti vendita il 25%. La collaborazione tra istituzioni e aziende di gioco viene indicata dal 22%, quella tra aziende e titolari dal 19%.
Tra chi considera il gioco responsabile applicabile, la diffusione di una cultura del gioco “sano” sale al 48%, mentre gli strumenti di prevenzione e tutela raggiungono il 43%. In questo gruppo, il rispetto delle normative si attesta al 39%, la comunicazione trasparente al 35% e la formazione degli esercenti al 29%. La limitazione dell’offerta online e fisica registra rispettivamente il 31% e il 30%.
La lettura proposta dall’Osservatorio è che gli strumenti di tutela debbano accompagnarsi a un cambiamento culturale: la sola limitazione dell’offerta non viene presentata come una soluzione sufficiente a risolvere l’intero problema.
Comunicazione centrale per l’80%, ma il ricordo delle campagne scende
Il 35% considera fondamentale la comunicazione finalizzata a prevenire e contrastare i disturbi da gioco d’azzardo e il 45% la ritiene importante: insieme, queste due risposte raggiungono l’80%. Il 10% le attribuisce un ruolo secondario e il 4% la considera irrilevante.
A fronte di questa rilevanza, il ricordo delle campagne resta contenuto. Nel 2026 il 21% afferma di ricordare una comunicazione sul gioco responsabile nell’ultimo anno, contro il 29% riportato per il 2025: una differenza di otto punti percentuali.
I ricordi emersi riguardano campagne di sensibilizzazione e messaggi educativi, inviti alla moderazione e all’autolimitazione, limiti di spesa e tempo, rischi di dipendenza e conseguenze negative del gioco. Vengono richiamate anche comunicazioni televisive, comprese quelle con Lino Banfi e Diego Abatantuono, e messaggi online. Il risultato segnala quanto sia necessario interrogarsi sulla capacità delle campagne di lasciare un ricordo riconoscibile.
Messaggi concreti, semplici e senza colpevolizzare
Per rendere la comunicazione efficace, il 37% chiede di parlare di comportamenti concreti che evidenzino i rischi. Il 32% vuole indicazioni su azioni e strumenti facilmente accessibili, il 31% parole e messaggi semplici e comprensibili e il 30% la possibilità di capire subito che si tratta di prevenzione e tutela.
L’utilizzo di più canali e formati raccoglie il 24%. Al 23% si collocano un tono realistico e non colpevolizzante, riferimenti chiari a servizi e canali di assistenza e la promozione delle campagne da parte di un soggetto riconoscibile, credibile e autorevole. Il 20% indica la verifica della comprensione e degli effetti della comunicazione, il 19% l’assenza di riferimenti che invitino al gioco e il 18% l’adattamento dei messaggi ai diversi pubblici.
Tra chi considera fondamentale la comunicazione, l’attenzione ai comportamenti concreti sale al 48%, quella agli strumenti accessibili al 38%, ai messaggi comprensibili al 37% e alla riconoscibilità della finalità preventiva al 34%. In questo gruppo, il tono non colpevolizzante raggiunge il 33% e i riferimenti ai servizi di assistenza il 30%.
Una comunicazione per tutti, con attenzione a minori e giovani
Alla domanda sui pubblici che necessitano di maggiore attenzione, con un massimo di tre indicazioni, il 46% segnala la popolazione in generale. Il 42% indica i minori tra 11 e 17 anni nei contesti educativi, il 36% i giovani tra 18 e 24 anni e il 35% i giocatori che mostrano segnali di rischio.
Gli adulti sono citati dal 27%, gli over 65 dal 21%, i familiari dei giocatori dal 19% e i giocatori registrati dal 18%. Tra chi attribuisce alla comunicazione un ruolo fondamentale, la popolazione generale raggiunge il 55%, i minori il 47%, i giocatori con segnali di rischio il 40% e i 18-24enni il 38%. Gli over 65 salgono al 25%.
La richiesta è quindi di una prevenzione diffusa, capace allo stesso tempo di adattare linguaggi e strumenti all’età, alle condizioni di vulnerabilità e al rapporto delle persone con il gioco.
Il confine tra tutela e promozione: attenzione a vincite, bonus e testimonial
La ricerca dedica un passaggio specifico agli elementi che possono far percepire una comunicazione sul gioco responsabile come pubblicità o invito a giocare. Il 36% richiama i riferimenti a vincite, bonus, quote, jackpot o vantaggi economici. La stessa quota invita a prestare attenzione a un tono troppo positivo, rassicurante o poco centrato sui rischi.
Il 33% indica la rappresentazione del gioco come attività normale della vita quotidiana, il 28% gli slogan e le espressioni tipiche della comunicazione commerciale e il 27% la diffusione durante eventi sportivi o in contesti associati al gioco.
Tra chi considera fondamentale la comunicazione, l’attenzione ai riferimenti economici sale al 44%; tono e rappresentazione del gioco come attività quotidiana raggiungono entrambi il 41%, mentre gli slogan commerciali arrivano al 33%. Questo gruppo sottolinea anche la necessità di valutare con attenzione l’impiego di personaggi famosi, sportivi, creator e influencer.
Gli opinion leader aggiungono un’attenzione specifica alla presenza del marchio del concessionario e propongono una comunicazione comune sostenuta dai concessionari autorizzati, accompagnata dal logo del regolatore e costruita come un messaggio istituzionale riconoscibile. L’obiettivo sarebbe aumentare coerenza, chiarezza e qualità delle campagne attraverso un’iniziativa condivisa.
Le linee guida e la richiesta di una verifica indipendente
Nelle interviste agli opinion leader, le nuove linee guida sulla comunicazione contro i disturbi da gioco d’azzardo vengono considerate un’occasione per rendere più chiara la distinzione tra informazione, tutela e promozione. Gli aspetti positivi richiamati riguardano la finalità preventiva dei messaggi, l’assenza di elementi incentivanti, il contesto nel quale la comunicazione viene collocata e la protezione di minori, giovani e anziani.
Resta tuttavia lo scetticismo di chi attende di verificarne l’attuazione. Il punto centrale diventa il controllo: le indicazioni sono ritenute utili se inserite in un sistema più ampio di responsabilità e vigilanza, con un soggetto super partes in grado di verificare l’applicazione e misurare i cambiamenti nel tempo.
Tra le ipotesi emerse figurano un tavolo tecnico-scientifico con esperti, associazioni, fondazioni ed enti impegnati nel contrasto ai disturbi da gioco, insieme alle Regioni che hanno istituito osservatori permanenti. Per gli interlocutori più critici, l’indipendenza deve essere credibile e dimostrabile, attraverso l’assenza di conflitti di interesse e competenze effettive sul tema.
Come misurare i risultati: consapevolezza, autolimitazione e assistenza
Il parametro più citato per valutare l’efficacia della comunicazione è l’aumento della consapevolezza sui rischi del gioco, indicato dal 42%. Seguono, entrambi al 38%, la riduzione della spesa media per giocatore e l’aumento delle segnalazioni di comportamenti a rischio.
L’incremento dell’utilizzo degli strumenti di autolimitazione raccoglie il 33%, la riduzione del numero di giocatori problematici il 31% e l’aumento dei giocatori che chiedono assistenza il 23%. La diminuzione dei casi di frode o gioco illegale viene indicata dal 22%, mentre il miglioramento della percezione pubblica del settore dal 15%.
Sono indicatori che spostano l’attenzione dalla semplice visibilità delle campagne ai loro effetti sui comportamenti e sulla tutela delle persone. La reputazione del comparto compare tra le possibili misure, ma riceve meno indicazioni rispetto a consapevolezza, contenimento della spesa e prevenzione.
Regole chiare e responsabilità condivisa per costruire fiducia
Le conclusioni dell’Osservatorio di Fondazione FAIR individuano tre direttrici: chiarezza delle regole, attenzione ai pubblici e ai canali, cambiamento culturale. Le regole devono essere coerenti e applicate effettivamente, evitando che i divieti vengano aggirati attraverso sponsorizzazioni, sovraesposizione dei marchi o comunicazioni soltanto apparentemente informative.
Sul piano dei messaggi, la proposta è una comunicazione forte ed esplicita, declinata in modo diverso per età, canali e strumenti. Conoscere con precisione ciò che è consentito può inoltre favorire autoregolazione, controllo reciproco tra operatori e pianificazione delle attività.
La responsabilità viene così descritta come un possibile fattore di reputazione e fiducia. L’osservanza delle regole, accompagnata da messaggi più chiari e da strumenti concretamente utilizzabili, può contribuire a costruire un rapporto più consapevole con il giocatore e una cultura della prevenzione condivisa lungo la filiera.
sb/AGIMEG










