Home Attualità Gioco responsabile, indagine FAIR-Ipsos Doxa: per 8 italiani su 10 prevenzione, tutela dei minori e contrasto a gioco illegali sono la priorità

Gioco responsabile, indagine FAIR-Ipsos Doxa: per 8 italiani su 10 prevenzione, tutela dei minori e contrasto a gioco illegali sono la priorità

Smartphone screen shows a gaming app with spending limits, time limits, and self-exclusion options; a 'GIOCO RESPONSABILE' brochure is on the desk.

Prevenzione della dipendenza, tutela dei minori e contrasto al gioco illegale sono priorità per più di otto italiani su dieci. Eppure, secondo il 59% della popolazione, ciò che oggi viene fatto per prevenire e contrastare i disturbi da gioco d’azzardo è ancora inadeguato.

È il quadro emerso dall’Osservatorio sulla comunicazione nel gioco, realizzato da Fondazione FAIR con Ipsos Doxa e presentato questa mattina, 14 ottobre 2026, a Roma durante il FAIR Forum. L’incontro ha riunito istituzioni, autorità di settore, mondo accademico e imprese attorno al tema della comunicazione del gioco responsabile.

Tra i partecipanti, rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dell’AGCOM e dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, insieme ai vertici della Fondazione.

Gioco responsabile, il 59% degli italiani ne sa poco o nulla

La ricerca, illustrata da Ilaria Ugenti, Reputation Leader di Ipsos Doxa, ha analizzato quanto i messaggi di istituzioni e operatori riescano a far conoscere i rischi, gli strumenti di tutela e i comportamenti utili a prevenire situazioni problematiche. È un ambito che rientra tra gli obiettivi principali delle attività di Fondazione FAIR.

La familiarità con il concetto di gioco responsabile resta limitata. Il 41% degli italiani dichiara di sapere davvero di cosa si tratti, il 44% lo conosce soltanto a grandi linee e il 15% non lo conosce affatto. Complessivamente, dunque, il 59% ha poca o nessuna familiarità con il tema.

La quota di chi conosce poco o nulla il decreto legislativo n. 41 del 2024, sul riordino del gioco online, è invece pari al 56%. Il provvedimento ha introdotto obblighi per le aziende relativi all’adozione di misure di tutela e protezione del giocatore.

Limiti di spesa e tempo, autoesclusione e pause tra gli strumenti più efficaci

Più di un terzo della popolazione mette al primo posto, tra gli strumenti ritenuti efficaci, i limiti di spesa e di tempo per giocata. Seguono l’autoesclusione e le pause di gioco.

Gli intervistati attribuiscono importanza anche al monitoraggio e all’individuazione precoce dei comportamenti a rischio, oltre al supporto psicologico per i giocatori a rischio e per i familiari.

Il digitale tra maggiore accessibilità e percezione del rischio

L’indagine fotografa un’opinione pubblica che mantiene alcune riserve sul settore, soprattutto rispetto al canale digitale. Quest’ultimo viene spesso associato a una maggiore accessibilità, a un ingresso nel gioco in età più giovane e a un più elevato rischio di dipendenza.

Questa percezione è in parte bilanciata dalla convinzione che l’industria sia oggi più impegnata nel contrasto all’illegalità e nella promozione del gioco responsabile.

Gioco responsabile: informazione, prevenzione e tutela

Messaggi chiari e strumenti accessibili, anche per chi non gioca

Per gli intervistati, una comunicazione efficace deve essere chiara, concreta e rivolta a tutta la popolazione, non soltanto a chi gioca. Deve mettere in evidenza i rischi reali e indicare azioni e strumenti facilmente accessibili, dai limiti di spesa e di tempo alle pause e all’autoesclusione.

L’obiettivo è intervenire prima che un comportamento diventi problematico. Per Fondazione FAIR, i risultati indicano quindi la necessità di ripensare la comunicazione, spiegando meglio i rischi e aumentando la conoscenza delle misure di protezione.

De Vita: “Trasformare l’informazione in consapevolezza reale”

“Questa giornata conferma la centralità della comunicazione nel gioco responsabile”, ha sottolineato Stefano De Vita, direttore generale di Fondazione FAIR, chiudendo i lavori del Forum.

“Prevenire significa prima di tutto conoscere i comportamenti delle persone e trasformare l’informazione in consapevolezza reale, dando a chi gioca strumenti concreti e messaggi coerenti con ciò che le aziende fanno davvero. È così che si costruisce una cultura della prevenzione che arrivi nelle famiglie, nelle scuole e nei contesti digitali. Ma serve anche coraggio, quello di dialogare con chi non la pensa come noi e, quando è necessario, di rinunciare a un’opportunità di ricavo se entra in conflitto con la tutela di una persona”. sb/AGIMEG

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