Gioco online, Giuliani (ADM): “Italia all’avanguardia, la tecnologia può rafforzare gioco responsabile e sicurezza”

Antonio Giuliani, direttore gioco online di ADM, è intervenuto durante l’incontro “Persone in gioco. Connessioni, intrattenimento e nuove forme di partecipazione”, nuovo appuntamento con l’Osservatorio sul gioco pubblico di SWG, “Giocare da grandi”.

Al centro del suo intervento il tema del riordino del gioco pubblico, dell’evoluzione tecnologica del settore e della necessità di aggiornare regole e strumenti di comunicazione.

“Regole ferme, tecnologia in forte evoluzione”

“Ci sono alcune date fondamentali: il 2013, con le regole sugli apparecchi da gioco; il 2017, con le concessioni; il 2018, con il Decreto Dignità; e oggi il tema del riordino.

Stiamo parlando di un settore che, nell’arco di questi anni, ha visto la tecnologia fare passi da gigante, mentre le regole del gioco sono rimaste sostanzialmente ferme. Basta pensare agli apparecchi: sono disciplinati da norme che risalgono a circa quindici anni fa. Nel frattempo, siamo entrati nell’era dei computer quantistici, dei mercati predittivi e delle criptovalute, ma tutto questo non può ancora trovare applicazione perché il quadro normativo è rimasto indietro”, ha dichiarato Antonio Giuliani, direttore gioco online di ADM.

Gioco online, Italia all’avanguardia su sicurezza e responsabilità

“Nel gioco online, invece, le metodologie, le tecniche e le misure di sicurezza hanno raggiunto livelli molto elevati. L’Italia è all’avanguardia in Europa e nel mondo e questo dimostra che proprio la tecnologia può offrire strumenti efficaci per il gioco responsabile e per il contrasto al disturbo da gioco d’azzardo.

Il problema è che, senza un riordino del gioco fisico, continuiamo a fare riferimento ad apparecchi progettati con regole del 2013. Sono apparecchi installati nei bar che adottano misure di sicurezza ormai superate: non prevedono limiti di gioco adeguati, hanno pochi avvertimenti per il giocatore e riflettono standard che erano validi allora, ma che oggi non sono più sufficienti.

Le regole tecniche e le misure di sicurezza non sono più al passo con i tempi. Sono passati quindici, in alcuni casi quasi vent’anni, e nel frattempo la tecnologia si è evoluta enormemente. L’industria italiana del gioco, così come ADM e SOGEI, è perfettamente in grado di adottare le soluzioni tecnologiche più avanzate oggi disponibili. Bisogna però metterle nelle condizioni di poterlo fare.

Ecco perché il riordino è importante. Non spetta a me giudicare se sarà un buon riordino o un cattivo riordino, ma è indispensabile aggiornare le regole del settore”.

Comunicazione e divieto di pubblicità

“C’è poi un altro tema: la comunicazione. È necessario rivedere il divieto di pubblicità. Si tratta di una scelta politica, sulla quale non voglio esprimere valutazioni, ma posso richiamare alcuni dati tecnici.

Nella gara per le nuove concessioni del gioco online hanno partecipato i principali operatori italiani ed europei. Alcuni grandi operatori, però, sono rimasti esclusi anche perché hanno avuto difficoltà a farsi conoscere in un mercato dove la comunicazione del gioco legale è soggetta a forti limitazioni.

Il decreto legislativo n. 41 introduce alcune aperture, soprattutto sul fronte della promozione del gioco responsabile, consentendo ai concessionari di comunicare il gioco sicuro, legale e responsabile, anche attraverso il proprio marchio. È certamente un primo passo.

Bisogna però evitare l’effetto opposto: utilizzare queste aperture per fare pubblicità indiretta rischierebbe di alimentare ulteriormente la percezione negativa del gioco. Le percezioni contano, perché spesso orientano le scelte delle persone e anche quelle del legislatore”.

Il dato SWG: “Il 90% degli italiani ha giocato almeno una volta”

“Infine, mi ha colpito un dato della ricerca SWG: il fatto che solo il 10% delle persone dichiari di non aver mai giocato. È un dato che leggerei al contrario: significa che il 90% degli italiani ha giocato almeno una volta nella vita. Mi piacerebbe capire meglio cosa si intenda per “giocatore abituale”, ma quel 10% rappresenta un’anomalia statistica che dovrebbe far riflettere tutti. Parlo di anomalia, non di anormalità: è un dato che merita un’analisi approfondita”. fp/Agimeg