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Gioco online, più tempo per il nuovo sistema: ADM ridisegna il percorso con scadenze a tappe fino al 15 febbraio

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ADM rimodula i tempi per il passaggio al nuovo sistema del gioco a distanza. Il 13 novembre resta una prima scadenza fondamentale, ma il processo proseguirà per fasi fino al 15 febbraio 2027. Una scelta che tiene conto della complessità tecnica della transizione e delle difficoltà operative emerse nelle ultime settimane e che conferma la volontà dell’Amministrazione di accompagnare concessionari e filiera, tutelando continuità dell’offerta legale, investimenti, gettito erariale e giocatori.

Più tempo e, soprattutto, un percorso più graduale per completare il passaggio al nuovo sistema del gioco online.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha ridisegnato le tempistiche verso la piena operatività del nuovo assetto, superando di fatto l’impostazione di una scadenza unica e prevedendo una transizione articolata per fasi successive, costruita secondo le effettive dipendenze tecniche del processo di certificazione.

Nuovo logo ADM - Agenzia Dogane e MonopoliNuovo logo ADM - Agenzia Dogane e Monopoli

Il 13 novembre, dunque, non scompare, ma assume una funzione più specifica all’interno del nuovo percorso. Entro quella data dovranno essere caricati gli esiti delle verifiche di conformità delle istanze dei concessionari fornitori di servizi (CFS) che contengono sistemi di gioco offerti ad altri concessionari e dovranno essere certificate le componenti necessarie al popolamento della cosiddetta “libreria”, passaggio propedeutico alle successive attività di certificazione.

Il nuovo calendario segue quindi una precisa sequenza tecnica: completare innanzitutto le attività necessarie a rendere disponibili i sistemi certificati e consentire, successivamente, agli altri operatori di portare a termine il proprio percorso.

Una decisione particolarmente attesa dal settore, maturata al termine di settimane caratterizzate da un intenso confronto tecnico tra ADM, Sogei, concessionari, organismi di verifica, provider e software house.

Le criticità emerse nelle ultime settimane

Agimeg è stata la prima agenzia di stampa a portare in maniera organica all’attenzione del settore le criticità legate alla scadenza del 13 novembre.

Nelle scorse settimane, cogliendo i primi segnali di una preoccupazione che iniziava a farsi strada tra gli operatori, la testata aveva scelto di approfondire il tema attraverso un’intervista a Salvo Vullo, CEO di Kogem, da anni impegnato al fianco dei concessionari e degli operatori sui principali temi che interessano il gioco pubblico e legale in Italia, dagli aspetti regolamentari e concessori a quelli tecnici e operativi, fino alle evoluzioni che coinvolgono il mercato e l’intera filiera.

Una scelta editoriale che aveva consentito di mettere a fuoco, quando il tema non aveva ancora assunto l’attuale centralità nel dibattito di settore, una serie di criticità concrete legate allo switch del 13 novembre e alla sostenibilità tecnica e operativa di una transizione di questa portata.

Vullo aveva posto in particolare l’attenzione sulla mole delle attività ancora da completare, sugli adeguamenti richiesti a concessionari, provider e software house, sui tempi necessari agli organismi di verifica e sulle successive verifiche tecnico-funzionali indispensabili per rendere effettivamente operative le diverse verticali di gioco.

Nell’intervista era stato evidenziato anche un ulteriore elemento: il rischio che il rispetto formale della scadenza, in assenza del completamento dell’intera filiera delle certificazioni e delle autorizzazioni, potesse tradursi in una sensibile riduzione dell’offerta legale disponibile al momento dello switch.

Uno scenario potenzialmente in grado di produrre conseguenze non soltanto per concessionari e provider, ma anche sul gettito erariale e, soprattutto, sulla capacità del sistema autorizzato di trattenere i giocatori all’interno di un circuito regolamentato, controllato e sicuro, evitando di lasciare spazi a canali paralleli e non autorizzati.

Vullo aveva quindi indicato l’opportunità di disporre di una fotografia concreta e documentata dello stato delle certificazioni, così da valutare la reale compatibilità delle attività ancora da completare con la scadenza prevista e, in presenza di criticità oggettive, individuare per tempo eventuali soluzioni tecniche, amministrative o transitorie.

L’approfondimento di Agimeg aveva raccolto numerosi riscontri da parte di concessionari, operatori e professionisti del comparto, dando voce a una riflessione che, proprio in quei giorni, stava iniziando a emergere con sempre maggiore insistenza all’interno dell’intera filiera.

Il rispetto della scadenza del 13 novembre e, soprattutto, la concreta possibilità di completare nei tempi tutte le attività necessarie cominciavano infatti a rappresentare un interrogativo condiviso tra concessionari, provider, software house, organismi di verifica e operatori coinvolti nella transizione.

L’intervista aveva così contribuito a portare sul piano pubblico e mediatico una preoccupazione che stava progressivamente maturando tra gli addetti ai lavori, ponendo in maniera strutturata una domanda destinata a diventare sempre più centrale con l’avvicinarsi della scadenza: non se il nuovo sistema dovesse partire, ma se esistessero concretamente le condizioni tecniche e operative perché potesse farlo, per tutti, nei tempi previsti e senza compromettere la continuità dell’offerta legale.

Il confronto ai tavoli tecnici

Nel frattempo sono proseguiti i tavoli tecnici già avviati da tempo, nei quali sono state analizzate nel dettaglio le diverse problematiche operative: dalla migrazione dei sistemi alle certificazioni, dalle verifiche tecniche dei giochi agli adeguamenti delle piattaforme, fino alla gestione dei conti di gioco e all’allineamento dei diversi protocolli.

Con il progressivo approfondimento delle attività è emersa sempre più chiaramente la dimensione eccezionale dell’operazione.

Il passaggio al nuovo sistema non rappresenta infatti un semplice aggiornamento informatico, ma una trasformazione strutturale che coinvolge contemporaneamente piattaforme, protocolli, sistemi di conto gioco, giochi, certificazioni, organismi di verifica, software house e l’intera filiera tecnologica collegata alle nuove concessioni.

Per ogni concessione si tratta di gestire numerose verifiche tecniche, a seconda dell’offerta di gioco – sport, casinò, virtuali, skill games, poker, ippica, bingo e Totocalcio – alle quali si aggiungono il rilascio dei titoli autorizzatori, le certificazioni delle piattaforme e gli ulteriori adempimenti necessari per la piena operatività.

Una mole di attività che deve necessariamente coordinarsi con il lavoro degli organismi di verifica, dei provider e delle software house, moltiplicando di fatto i soggetti, le procedure e le tempistiche coinvolte nella transizione.

Un percorso articolato fino al 15 febbraio

La scelta di ADM tiene conto proprio di questa complessità e delle interdipendenze esistenti tra le diverse fasi del processo.

Dopo il primo passaggio del 13 novembre 2026, dedicato prioritariamente alle attività dei CFS e alle certificazioni propedeutiche alle fasi successive, la seconda scadenza è fissata al 13 gennaio 2027 per il caricamento degli esiti delle verifiche di conformità delle istanze dei concessionari che utilizzano sistemi di gioco offerti dai CFS.

Il percorso arriverà quindi al 12 febbraio 2027, con il completamento delle verifiche tecnico-funzionali e dal 15 febbraio andrà in produzione il nuovo sistema di gioco.

Non si tratta quindi di un semplice rinvio indistinto della precedente scadenza, ma di una rimodulazione del percorso per fasi successive, nella quale il completamento di alcune attività costituisce il presupposto necessario per poter procedere con quelle successive.

In questa fase assume particolare importanza anche la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti – concessionari, CFS, organismi di verifica, produttori di gioco, provider e software house – affinché le diverse attività possano procedere in maniera coordinata e l’intera filiera possa arrivare alla piena operatività del nuovo sistema.

Il rischio di una riduzione dell’offerta legale

In questo scenario, mantenere rigidamente la precedente impostazione avrebbe potuto produrre conseguenze ben più ampie delle difficoltà organizzative dei singoli operatori.

Una riduzione significativa dell’offerta di gioco legale, determinata dall’impossibilità di certificare o rendere disponibili in tempo parte dei prodotti, avrebbe infatti rischiato di incidere sui volumi di raccolta e sul gettito erariale, ma soprattutto di creare spazi potenzialmente favorevoli allo spostamento di una quota di giocatori verso circuiti paralleli e non autorizzati.

Una conseguenza paradossale rispetto agli stessi obiettivi della riforma: rafforzare il sistema concessorio, aumentare i livelli di controllo e sicurezza e garantire una maggiore tutela del giocatore.

Ed è proprio sotto questo profilo che la scelta di ADM assume una rilevanza che va oltre la semplice rimodulazione delle scadenze.

Una scelta che conferma la linea di ADM a tutela del gioco legale

La nuova articolazione dei tempi rappresenta infatti un segnale concreto della volontà dell’Amministrazione di accompagnare i concessionari e l’intera filiera nella costruzione del nuovo sistema, senza arretrare rispetto agli obiettivi della riforma ma creando le condizioni perché possano essere effettivamente raggiunti.

Di fronte alle criticità rappresentate dagli operatori e progressivamente emerse anche nei tavoli tecnici, ADM ha scelto ancora una volta la strada del confronto e dell’ascolto, arrivando a una soluzione capace di coniugare rigore regolamentare e sostenibilità operativa.

Ed è probabilmente questo uno degli elementi più significativi della decisione.

La tutela del gioco legale passa infatti anche dalla tutela di chi quel sistema è chiamato quotidianamente a costruirlo e garantirlo: concessionari, provider, software house, organismi di verifica e tutti gli operatori della filiera autorizzata.

Soggetti ai quali il nuovo assetto ha richiesto investimenti economici rilevanti, profonde trasformazioni tecnologiche e organizzative e uno sforzo straordinario per adeguarsi alla nuova architettura regolamentare.

Aver raccolto le istanze provenienti dal comparto e aver individuato un percorso progressivo fino al 15 febbraio non significa quindi arretrare rispetto alla riforma. Significa renderla concretamente sostenibile.

È anche la conferma di una linea dell’Amministrazione che riconosce nei concessionari non soltanto i destinatari degli obblighi regolamentari, ma gli interlocutori attraverso i quali lo Stato realizza e presidia il modello del gioco pubblico legale.

Ed è significativo che, ancora una volta, le esigenze rappresentate dalla filiera abbiano trovato nell’Amministrazione un interlocutore capace di ascoltare, verificare le criticità emerse e, laddove queste risultino oggettive, tradurre il confronto in una soluzione concreta.

Il 13 novembre resta così un passaggio fondamentale, ma inserito all’interno di un percorso che proseguirà il 13 gennaio e arriverà fino al 15 febbraio 2027.

Non una rinuncia agli obiettivi fissati, ma una diversa organizzazione dei tempi necessaria per raggiungerli.

Una scelta che tutela contemporaneamente gli investimenti sostenuti dai concessionari, la continuità dell’offerta autorizzata, il gettito erariale e la sicurezza dei giocatori.

Perché tutelare la filiera legale significa tutelare il sistema concessorio stesso, evitando che le difficoltà tecniche di una trasformazione così complessa possano finire, anche indirettamente, per favorire proprio quei circuiti illegali e non autorizzati che il nuovo sistema è chiamato a contrastare.

E la decisione assunta da ADM conferma come, anche in una fase di trasformazione senza precedenti, il confronto tra Amministrazione e operatori possa tradursi in scelte concrete capaci di rendere il mercato legale più solido, sicuro e sostenibile. sb/AGIMEG

 

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