Il mercato illegale del gioco in Italia vale circa 29,8 miliardi di euro. È questo il dato centrale che emerge dallo studio “Misura del mercato del gioco illegale in Italia”, realizzato dal Gruppo di Ricerche Industriali e Finanziari “Fabio Gobbo” della LUISS Guido Carli. Un lavoro che prova a quantificare una delle componenti più difficili da misurare del settore: quella non osservata, sommersa, fuori dai canali autorizzati e spesso sottratta agli strumenti ordinari di controllo.
La ricerca analizza il periodo compreso tra il 2015 e il 2023 e suddivide il mercato in quattro grandi aree: apparecchi da intrattenimento, lotterie retail, scommesse retail e gioco online. Il risultato più rilevante riguarda proprio il canale digitale, che secondo la stima rappresenta la parte largamente dominante del mercato illegale: 25,4 miliardi di euro, pari all’85,16% del totale stimato. Seguono le scommesse, con 2,58 miliardi e un’incidenza dell’8,66%, gli apparecchi da intrattenimento con 1,28 miliardi pari al 4,30%, e le lotterie con 559,86 milioni, pari all’1,88%.
Il gioco online
Il dato sull’online è il cuore dello studio. Tra il 2015 e il 2023 il GGT del gioco online è passato da circa 16,6 miliardi a oltre 81,7 miliardi di euro, con una forte accelerazione dal 2020 in poi. La pandemia ha agito da acceleratore di una tendenza già in corso, ma il punto sottolineato dalla ricerca è che quei volumi non sono poi rientrati: nel 2022 e nel 2023 il digitale ha consolidato la crescita e ha avviato una nuova fase espansiva.
A fronte di questa crescita, però, gli indicatori di enforcement risultano molto più contenuti rispetto alla dimensione economica del comparto. Le violazioni amministrative sono basse, le sanzioni risultano marginali e le misure cautelari restano limitate. Secondo lo studio, questa distanza tra volumi di gioco e intensità dei controlli segnala una criticità strutturale del monitoraggio del canale digitale, che per sua natura può muoversi su piattaforme estere, server offshore, strumenti di anonimizzazione, pagamenti non tracciabili e sistemi tecnologici difficili da intercettare.
Il lavoro ricorda anche che ADM porta avanti un’azione di contrasto, con un numero crescente di siti inibiti e tentativi di accesso monitorati verso siti non autorizzati. Tuttavia, non sempre questa attività si traduce in sanzioni o in indicatori amministrativi pienamente leggibili dai modelli econometrici.
Nel gioco fisico l’illegalità è più intercettabile

Il quadro cambia nettamente per gli apparecchi da intrattenimento. Il settore ADI, fino al 2019, ha mantenuto livelli di GGT elevati e relativamente stabili, tra 46 e 49 miliardi di euro, per poi subire una forte contrazione durante il periodo pandemico. A differenza dell’online, però, qui l’attività di enforcement risulta molto più intensa: le violazioni amministrative sono state numerose, gli importi delle sanzioni rilevanti e le misure cautelari frequenti.
Secondo lo studio, questo dipende dalla natura stessa del gioco fisico, più territoriale e più facilmente controllabile. Gli apparecchi sono installati in punti vendita autorizzati, collegati alla rete e sottoposti a regole tecniche e amministrative. Di conseguenza, eventuali irregolarità risultano più visibili e più intercettabili dagli strumenti tradizionali di controllo.
Le lotterie mostrano invece una componente stimata di illegalità molto contenuta. Il GGT è cresciuto quasi costantemente dal 2015 al 2023, salvo la flessione del 2020, ma gli indicatori di enforcement restano limitati. La ricerca descrive questo segmento come caratterizzato da un elevato grado di regolazione e da una struttura industriale stabile.
Le scommesse restano un’area rilevante, ma secondaria rispetto al digitale
Le scommesse presentano un andamento più ciclico. Il GGT è cresciuto fino al 2019, ha subito una contrazione nel biennio 2020-2021 e poi ha recuperato rapidamente, arrivando a oltre 8,4 miliardi di euro nel 2023. In questo caso, lo studio segnala una maggiore difficoltà di comparazione dei dati sugli indicatori di controllo, anche per la discontinuità delle informazioni disponibili.
Resta però un elemento centrale: l’illegalità nelle scommesse può essere alimentata da reti difficili da intercettare, dalla possibilità di offrire payout più elevati rispetto al circuito legale e dalla migrazione di parte della domanda verso canali non autorizzati, soprattutto quando restrizioni normative o limiti operativi riducono l’accessibilità o la convenienza dell’offerta regolata.
Una stima prudenziale, ma con limiti dichiarati

La metodologia utilizzata combina tre approcci: modello OLS, stimatore panel a effetti fissi bidirezionali e algoritmo Random Forest. In tutti i casi, la componente di illegalità viene individuata attraverso l’analisi dei residui positivi, interpretati come quota di attività non spiegata dalle variabili socioeconomiche, di enforcement e territoriali disponibili.
Lo studio chiarisce però un punto importante: queste tecniche non misurano direttamente il gioco illegale, ma stimano la parte non spiegata dai dati osservabili. Per questo vengono introdotti moltiplicatori correttivi, soprattutto per online e scommesse, dove una parte significativa dell’attività può non lasciare tracce nei dataset amministrativi.
Il documento sottolinea quindi che la stima di 29,8 miliardi va letta come una misura metodologicamente fondata, ma comunque soggetta ai limiti tipici dell’economia non osservata. Nel digitale, in particolare, il fenomeno può sfuggire ai controlli tradizionali attraverso VPN, crypto, piattaforme offshore, skin gambling, server esteri e sistemi non tracciati.
Le indicazioni per il legislatore
La conclusione dello studio è chiara: il gioco online rappresenta oggi il principale ambito di vulnerabilità del sistema regolato. Per questo, la ricerca richiama la necessità di rafforzare gli strumenti di monitoraggio e di analisi, integrando i dati amministrativi con informazioni più granulari sui flussi digitali, sul traffico web, sui pagamenti e sull’utilizzo di tecnologie di anonimizzazione.
Il tema non riguarda solo il recupero di entrate erariali, ma anche la tutela dei consumatori e la sostenibilità del mercato legale. Se una quota così rilevante del gioco illegale si concentra nel digitale, il contrasto all’offerta non autorizzata diventa una priorità regolatoria e industriale.
In questo scenario, la distanza tra mercato legale e illegale non si misura soltanto in termini economici. Si misura nella capacità dello Stato di presidiare il perimetro autorizzato, proteggere i giocatori, contrastare le piattaforme irregolari e garantire condizioni di concorrenza sostenibili agli operatori concessionari. sb/AGIMEG

