Giochi, Arnò (Ceo Em@ney): “Liquidità internazionale a rischio riciclaggio, in Italia non applicata completamente IV Direttiva UE”

“Per capire cosa potrà succedere con la liquidità condivisa (o liquidità internazionale) bisognerebbe prima sapere quali sono le specifiche tecniche sulle procedure che ha stabilito Aams. Il rischio che possa essere un mezzo per il riciclaggio di denaro non è escluso: la IV Direttiva UE è certamente una barriera molto robusta contro i reati di tipo finanziario, dal riciclaggio al finanziamento del terrorismo, ma in Italia non è ancora completamente applicata”. E’ quanto ha dichiarato Germano Arnò, ceo di Em@ney plc, in merito ai rischi legati all’introduzione della liquidità condivisa nel gioco online. “Noi di Em@ney abbiamo deciso di applicare la IV Direttiva già da più di un anno per due ragioni. La prima è di tutelarci ed essere sempre in grado di garantire la correttezza delle operazioni che vengono effettuate con i nostri strumenti di pagamento. E poi operiamo in un contesto, quello maltese, dove le authority, quella finanziaria e quella del gioco (Mfsa ed Mga) sono molto rigorose. Gran parte delle regole che l’Ue europea sta rendendo obbligatorie adesso per l’intero territorio dell’Unione erano già imposte dalle autorità maltesi alle istituzioni finanziarie come la nostra. Il vero problema, però, riguarda quello delle piattaforme non regolamentate. Le authority – ha proseguito Arnò – garantiscono il giocatore, oltre che il Fisco, dei rispettivi Paesi regolamentati. Ma chi vuole giocare on line può andare su piattaforme che si trovano in Paesi non regolamentati e che non sa nemmeno dove siano. E quegli operatori certo non rispettano regole come la cosiddetta “adeguata verifica”, per l’identificazione certa del giocatore. Mentre noi non abbiamo mai fatto operazioni anonime: tutte le operazioni che effettuiamo sono tracciate, anche se sono sotto gli importi minimi per i quali le leggi (anche quelle italiane) impongono l’identificazione di chi paga o incassa. Ma non basta. Dobbiamo anche verificare che i nostri clienti non siano segnalati per qualche ragione di rischio. Per questo motivo, noi abbiamo una nostra banca dati, collegata a un network mondiale, che viene aggiornata quotidianamente: ogni volta che apriamo un conto a un nuovo cliente, verifichiamo che il suo nominativo non rientri nelle liste dell’antiterrorismo e dell’antiriciclaggio. E questo dovrebbe essere obbligatorio già da adesso anche in Italia”, ha concluso. lp/AGIMEG

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