In Aula alla Camera, dalle ore 14, riprende l’esame del disegno di legge di conversione recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi, connessi alla ulteriore crisi dei mercati internazionali, e disposizioni in materia di ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria.
Nel corso del dibattito è stato affrontato anche il tema fiscale legato ai concessionari di giochi pubblici, con particolare riferimento alle spese di rappresentanza e all’indeducibilità delle sponsorizzazioni.
Decreto accise, le disposizioni dell’articolo 2-ter
“L’articolo 2-ter, anch’esso introdotto nel corso dell’esame in sede referente in Commissione, conferma quanto stabilito dal decreto-legge n. 153 del 2026, in ordine alla qualifica fiscale – a fini IRES – come spese di rappresentanza degli investimenti sostenuti dai concessionari di giochi pubblici per conto dello Stato, in particolare quelli relativi a campagne informative ovvero in iniziative di comunicazione responsabile e quelli concernenti le campagne di promozione, comunicazione e diffusione di messaggi coerenti con l’esigenza di promuovere la prevenzione e il contrasto del gioco patologico.
Si stabilisce che non sono deducibili, ai fini dell’imposta sui redditi e dell’IRAP, le spese che remunerano una sponsorizzazione di giochi e scommesse vietata. Le disposizioni si applicano alle spese sostenute a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2025. Le relative entrate tributarie sono accertate annualmente, con decreto del MEF, nonché destinate al Fondo per interventi strutturali di politica economica (FISPE)”, ha specificato in Aula Stefano Candiani, Vicepresidente della VI Commissione.
Gli interventi in Aula

“In una fase in cui lo Stato chiede alle famiglie di resistere all’aumento dei carburanti e alle imprese di trasporto di non fermarsi, è ragionevole chiedere ai grandi gruppi del comparto energetico un contributo di tesoreria tempestivo. La copertura del provvedimento utilizza anche queste maggiori entrate: è un equilibrio, senza stravolgere la disciplina ordinaria della tassazione dei dividendi e senza inventare una nuova ideologia fiscale.
Nella stessa logica di sobrietà si colloca la qualificazione come “spese di rappresentanza” di determinati investimenti dei concessionari di giochi pubblici e l’indeducibilità delle spese che remunerano sponsorizzazioni vietate. Il fisco non deve premiare comunicazioni che alimentano il gioco patologico. Il benessere delle persone, soprattutto delle più vulnerabili, non è un tema laterale: è parte della stessa idea di sviluppo che non misura la crescita solo in punti di PIL”. È quanto ha sottolineato Pino Bicchielli (FI-PPE).
“Voi decidete di fare cassa – giustamente – sui fondi da gioco. Voi che siete il Governo dei decreti Sicurezza, il Governo che, come primo atto, ha inasprito le pene per i rave party, come se, in Italia si ballasse tutti i giorni nei campi, che cosa fate? Andate a prendere i fondi, gli utili del gioco e non li utilizzate in materia di prevenzione per affrontare le patologie, ma lo Stato prima si fa croupier da gioco e poi utilizza quei soldi per immaginare di far finta di ridurre il prezzo alla pompa. Straordinari!”, ha detto Toni Ricciardi (PD-IDP).
“L’articolo 2-ter contiene alcune disposizioni di carattere fiscale relative al settore dei giochi: una questione delicata che merita di essere approfondita e non sviluppata in un intervento di pochi minuti, con un significato e un intento demagogico. In particolare, vengono qualificate fiscalmente come spese di rappresentanza alcune spese sostenute dai concessionari di giochi pubblici per campagne informative e iniziative di comunicazione responsabile, comprese quelle destinate alla prevenzione e al contrasto del gioco patologico.
Parallelamente, viene prevista l’indeducibilità, ai fini Ires e IRAP, delle spese sostenute per sponsorizzazioni di giochi e scommesse vietate dalla legge; ripeto, sponsorizzazione di giochi e scommesse vietate dalla legge. È una disposizione che introduce maggiore certezza nell’applicazione della normativa tributaria e, nello stesso tempo, ribadisce un principio altrettanto chiaro: ciò che è vietato dalla legge non può produrre un vantaggio fiscale“, ha specificato Saverio Congedo (FDI). cdn/AGIMEG

