Un anno dopo, la sfida della rete fisica è ancora aperta. Lo ha ricordato Emilio Zamparelli, presidente del Sindacato Totoricevitori Sportivi (STS), intervenuto oggi al Forum Acadi 2026 su delega del presidente di FIT-Confcommercio. L’evento, che ha riunito a Roma, nella sede di Confcommercio, le rappresentanze delle filiere del comparto per discutere dell’impatto sociale delle regole, ha ospitato anche la presentazione del nuovo Bilancio di sostenibilità del gioco pubblico in Italia.
“Un anno fa, da questo stesso palco, dicevamo che, dopo il riordino del gioco a distanza, la vera sfida sarebbe stata dare una prospettiva anche alla rete fisica. Parlavamo della necessità di conciliare la tutela della salute, con la sostenibilità delle imprese e con la certezza per i lavoratori.
Ebbene, a distanza di dodici mesi, quella sfida è ancora davanti a noi. Il riordino del gioco terrestre, infatti, non è arrivato e, con esso, sono rimaste senza risposta molte delle questioni che incidono ogni giorno sull’attività dei nostri punti vendita.
Non è soltanto una riforma rinviata. È anche un’occasione mancata di sviluppo che il settore non può permettersi di perdere: quando mancano regole stabili, si fatica a programmare il futuro e a investire. Questo non riguarda solo i concessionari, ma anche gli esercenti che, irrimediabilmente, non sanno su quali condizioni potranno contare negli anni a venire.
Nel frattempo, il mercato continua a muoversi. Il gioco online cresce a un ritmo sempre più rapido e nel 2025 ha superato il 60% della raccolta complessiva. È un dato che descrive il cambiamento delle abitudini dei consumatori, e sarebbe sbagliato ignorarlo o minimizzarlo.
L’online è una componente importante del gioco legale, con le sue regole, i suoi operatori e le sue opportunità. Proprio perché il mercato cambia, tuttavia, lasciare il canale fisico privo di una riforma significa esporlo a uno svantaggio destinato ad accentuarsi. In questo scenario è obbligatoria una considerazione: se il divario tra i due canali continuerà ad allargarsi, a risentirne non saranno soltanto le ricevitorie, le sale e in generale la rete fisica. Ne risentirà l’equilibrio dell’intero sistema.
Immaginare il futuro del gioco senza la rete fisica è praticamente impossibile. Abbiamo bisogno di un gioco pubblico capace di offrire al cittadino modalità diverse, ciascuna con la propria funzione ma sempre all’interno di un quadro coerente. La crescita di un canale, in altri termini, non dovrebbe accompagnarsi all’indebolimento dell’altro: sarebbe una perdita per la filiera e per lo Stato stesso.
Su questo punto occorre leggere i dati con attenzione. La raccolta, come sappiamo bene tutti in questa sala, indica il volume delle giocate, non il denaro effettivamente speso dai giocatori, ma neppure il gettito erariale. Pur rappresentando una quota minore della raccolta rispetto all’online, il gioco fisico assicura ancora la parte prevalente delle entrate provenienti dal comparto. Per questo motivo trascurare la rete terrestre significherebbe mettere a rischio anche una risorsa importante per le finanze pubbliche e la collettività.
C’è poi una questione che non si esaurisce nei numeri. Nelle nostre ricevitorie, e più in generale nella rete fisica, il rapporto diretto tra esercente e clienti consente a questi ultimi di vivere un’esperienza di gioco completamente diversa e peculiare. Da dietro il suo bancone, il ricevitore può fornire informazioni, vigilare sul rispetto delle disposizioni e promuovere comportamenti responsabili.
È anche attraverso questa presenza quotidiana sul territorio che la rete svolge una funzione di presidio della legalità e di tutela del giocatore. Se, infatti, i rischi legati al gioco richiedono un’attenzione costante, per affrontarli, lo Stato deve poter contare su una rete qualificata, formata, professionale e responsabile.
Per questo, dobbiamo prendere coscienza che la rete fisica è un patrimonio da tutelare, nell’interesse dei giocatori e dell’intero settore. Ma non possiamo chiedere tutto al legislatore. Anche la filiera deve farsi carico, in maniera positiva e costruttiva, del futuro della rete fisica.
Qui mi rivolgo in particolare ai concessionari: sostenere i punti vendita significa investire in una risorsa che ha richiesto anni per essere costruita e che sarebbe difficile ricreare una volta dispersa. Occorrono la massima attenzione e scelte concrete per sostenerla e valorizzarla.

Le modalità sono molteplici: pensiamo ad esempio ai prodotti. Apprezziamo il lancio di nuovi giochi che ci sono stati negli ultimi mesi e, con l’auspicio che incontrino il gradimento del pubblico, non possiamo che osservare che in futuro, in un mercato in cui le aspettative dei consumatori cambiano rapidamente, i prodotti dovranno evolversi allo stesso ritmo.
Anche la tecnologia è parte di questo percorso. Immaginiamo una tecnologia che semplifichi le operazioni, migliori l’informazione al cliente e renda più agevole e memorabile l’esperienza nel punto vendita. Possiamo immaginare terminali più evoluti, totem e strumenti digitali per preparare una giocata; ancora, possiamo immaginare una app studiata appositamente per il giocatore retail, che arricchisca la sua permanenza in ricevitoria e non lo dirotti nell’ambiente digitale.
Le soluzioni possono essere tante e numerose, ma tutte disegnate in modo che aiutino il ricevitore a dialogare meglio con il pubblico, promuovendo anche comportamenti responsabili e un approccio sano e misurato al gioco, e perché no, magari strizzando anche un occhio all’ambiente. La tecnologia che immaginiamo, dunque, è una tecnologia che supporti il giocatore fisico, che non abbia l’obiettivo di sostituire il rapporto umano, ma al contrario di rafforzarlo.
Per concludere, la rete fisica ha dunque bisogno di due cose, entrambe indispensabili: una cornice normativa che le restituisca stabilità e una filiera disposta a investire nella sua evoluzione. Se manca la prima, diventa difficile programmare; se manca la seconda, anche una buona riforma rischia di restare sulla carta. È solo su questa responsabilità condivisa che possiamo costruire il miglior futuro possibile per il gioco terrestre.
Abbiamo costruito negli anni un patrimonio di fiducia e presenza sul territorio, un patrimonio che, con l’impegno di tutta la filiera, può crescere ancora. I tabaccai ricevitori sono pronti a fare la propria parte”. fp/AGIMEG

