Durante il Forum Acadi 2026 a Roma, l’onorevole Andrea de Bertoldi, deputato della Lega, ha tracciato un bilancio critico sulla gestione politica e sul percorso di riordino del settore del gioco pubblico in Italia, evidenziando le divergenze tra maggioranza e opposizione.
De Bertoldi ha aperto il suo intervento sottolineando come il dialogo tra istituzioni e operatori rimanga complesso, lamentando l’assenza al Forum dei rappresentanti di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
“Il momento non è facile, la politica spesso ha difficoltà a rapportarsi con operatori e associazioni del gioco, la destra meno. Basti pensare che qui non è presente l’opposizione, non sono presenti PD e M5S, coloro per cui voi siete il male assoluto, mentre da parte nostra non è così”, ha dichiarato.
Timori di oligopolio
Ripercorrendo le tappe dell’ultimo anno, il deputato ha richiamato il convegno tenutosi a febbraio 2026 alla Sala della Lupa della Camera dei deputati, momento in cui la riforma sembrava ormai imminente. Secondo De Bertoldi, le previsioni di allora si sono rivelate corrette: il testo in cantiere avrebbe rischiato di favorire un oligopolio delle concessioni, penalizzando le piccole e medie imprese (PMI) e lasciando irrisolta la questione dei distanziometri. Di fronte a tale scenario, la prospettiva di una proroga è apparsa preferibile a un intervento normativo penalizzante per la continuità aziendale.
“Dico sempre quello che penso: è chiaro che il settore del gioco fa comodo perché porta miliardi di introiti erariali, ma allo stesso tempo è scomodo per la politica, perché questa ha paura a metterci la faccia, e chi l’ha messa spesso ha pagato le conseguenze.
Qualche mese fa, a febbraio 2026, alla Sala della Lupa della Camera dei deputati noi facemmo il primo convegno dell’anno su questo tema, in un momento in cui sembrava che la riforma del gioco fosse pronta per essere attuata. La sala era piena, e da quel momento nacque la consapevolezza che piuttosto che una brutta riforma era meglio una proroga, perché – dalle intenzioni – pareva che la riforma avrebbe favorito un oligopolio delle concessioni del gioco e, dall’altra parte, non avrebbe risolto il problema di distanziometri. Una riforma, dunque, che sarebbe nata male, avrebbe dato una mazzata alle PMI e non avrebbe permesso agli imprenditori di fare investimenti razionali. Oggi, ad ottobre 2026, le mie previsioni sono state confermate: il riordino non è arrivato, ora si parla di proroga“, ha detto.
Impatto economico e occupazionale nel settore apparecchi
Analizzando i dati del comparto, il deputato ha posto l’accento sul calo del 17% nella raccolta degli apparecchi da gioco, evidenziando come le restrizioni territoriali e orarie non abbiano portato i benefici sperati sul fronte della tutela della salute pubblica.
Al contrario, secondo le stime riportate dall’onorevole, i limiti imposti al settore legale avrebbero provocato la perdita di oltre 9.000 posti di lavoro, senza scalfire le dinamiche del gioco patologico.
“Parlando di dati – ha aggiunto -: mi balza all’occhio che il mondo degli apparecchi ha visto un calo nella raccolta di 17 punti percentuale. Questo dovrebbe far pensare: un calo che ha favorito la salute pubblica? Non è stato così. Allora tutti coloro che hanno fatto guerra al gioco su distanze e orari hanno sulla coscienza non solo di non aver fatto nulla per la salute pubblica ma di aver anche eliminato oltre 9000 posti di lavoro.
La proroga ci deve essere, ma quello che conta è che non venga addossata al settore del gioco: una proroga onerosa è inaccettabile e inapplicabile, danneggerebbe lo stato, causerebbe una ulteriore decrescita nel settore e un minore introito erariale. Venga subito fatta una proroga e si abbia coraggio di mettere faccia su questi temi”, ha concluso. fp/AGIMEG










