Solo una minoranza della popolazione ricorda in modo chiaro i messaggi sul gioco responsabile, e anche tra chi li ricorda prevale una comprensione generica e poco concreta. È quanto emerge dalla nuova ricerca promossa da Fondazione Fair in collaborazione con Ipsos, che analizza il livello di ricordo, la percezione e l’efficacia della comunicazione sul gioco responsabile in Italia.
Lo studio evidenzia come i messaggi siano ancora spesso percepiti come un adempimento formale, legato a obblighi normativi, più che come strumenti realmente utili per orientare comportamenti consapevoli.
In particolare, solo un italiano su tre dichiara di ricordare chiaramente messaggi sul gioco responsabile, e anche tra questi il ricordo resta spesso vago e poco dettagliato. Il claim “Gioca responsabilmente” risulta il più immediato e riconoscibile, ma fatica a tradursi in indicazioni concrete di comportamento. Inoltre, solo una minoranza degli utenti ritiene che questi messaggi offrano un aiuto pratico, evidenziando un divario tra visibilità e reale efficacia comunicativa.
Tra chi ricorda i messaggi, meno di tre su dieci (circa il 29%) dichiarano un ricordo chiaro, a conferma di una conoscenza ancora superficiale e poco strutturata del tema.
Allo stesso tempo, emergono segnali positivi: la comunicazione non è rifiutata dagli utenti, ma richiede maggiore chiarezza, contenuti più concreti e un tono più efficace per esprimere pienamente il proprio potenziale.
I risultati della ricerca sono stati presentati durante l’evento Italian Gaming Expo che ha visto la partecipazione di Fondazione Fair insieme a rappresentanti di AGCOM, IAP e ADM, offrendo un’occasione di dialogo tra regolatori, industria ed esperti sul ruolo della comunicazione nella tutela dei giocatori.
De Vita: “Trovare chiavi che aumentino la consapevolezza della prevenzione”
“La comunicazione sul gioco responsabile risulta poco efficace. È fondamentale riuscire a trovare delle chiavi di narrazione che siano in grado di innalzare la consapevolezza dei giocatori sulle misure di prevenzione. Questo permetterebbe non solo di migliorare l’esperienza di gioco, evitando eccessi con una ricaduta positiva anche sul percepito di immagine degli operatori legali” ha affermato il direttore generale di Fondazione Fair Stefano De Vita.
I dati mostrano che esiste uno spazio importante per migliorare la qualità e l’efficacia dei messaggi sul gioco responsabile. È necessario passare da una comunicazione percepita come obbligo a uno strumento capace di incidere realmente sui comportamenti, mettendo al centro chiarezza, comprensibilità e utilità per il giocatore.
La ricerca conferma inoltre come anche tra i giocatori online, più esposti ai messaggi, il ricordo non si traduca automaticamente in una maggiore capacità di interpretarne il significato operativo. Un elemento che rafforza la necessità di ripensare linguaggi e contenuti, rendendoli più vicini alle esperienze reali degli utenti. sm/AGIMEG










