Fase 2: il report che ha convinto il premier Conte a frenare sulle aperture. Le due ipotesi di apertura al 18 maggio e 1 giugno

La “colpa” delle mancate ed attese riaperture è del Comitato tecnico scientifico che sta supportando il Governo nell’emergenza Coronavirus. Il Comitato ha infatti prodotto il report che segue e che ha spinto Conte a frenare sulla ripartenza economica. Nel report si evidenziano i rischi collegati alla ripartenza di ogni singola attività. La situazione-limite: se tutti i comparti avessero subito via libera, senza telelavoro e con le scuole aperte, ci sarebbe la necessità di 151 mila posti di terapia intensiva già a giugno e un numero di ricoveri, a fine anno, pari a 430.866. “Lo spazio di manovra sulle riaperture non è molto”, hanno sottolineato i tecnici del comitato che hanno specificato che: “La riapertura dei settori manifatturiero, edile, commercio e ristorazione avrebbe un impatto minimale sulla trasmissibilità dell’infezione. Tuttavia, mentre per il settore edile e manifatturiero questo scenario può considerarsi realistico, per il settore commerciale e di ristorazione un aumento di contatti in comunità è da considerarsi un’inevitabile conseguenza dell’apertura di tali settori al pubblico, e può potenzialmente innescare nuove epidemie”. Il comitato segnala che “nella maggior parte degli scenari di riapertura dei soli settori professionali (a scuole chiuse) anche qualora la trasmissibilità superi la soglia epidemica, il numero atteso di terapie intensive al picco risulterebbe comunque inferiore all’attuale disponibilità di posti letto (circa 9.000)”. Maggiori pericoli arriveranno dall’apertura di negozi, bar e ristoranti. Il comitato, in questo caso, associa il livello di rischio all’uso della mascherina e di altri dispositivi di protezione.

Ipotesi numero uno 18 maggio su come aprire in sicurezza i negozi “Se l’adozione diffusa di dispositivi di protezione individuale riducesse la trasmissibilità del 15 per cento gli scenari di riapertura dei settori commerciali potrebbero permettere un contenimento riuscendo a limitare la trasmissione in comunità negli over 60 anni”.
Ipotesi numero due 1 giugno su come aprire in sicurezza anche ristoranti e bar: “Se l’adozione diffusa di dispositivi di protezione individuale riducesse la trasmissibilità del 25 per cento – è l’indicazione del Comitato – gli scenari di riapertura del settore commerciale e di quello della ristorazione potrebbero permettere un contenimento riuscendo a limitare la trasmissione in comunità negli over 65 anni”. lp/AGIMEG