Il calcio italiano è a un bivio. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, rassegnate in seguito alla mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali, la corsa alla presidenza della FIGC entra nel vivo.
I due profili in campo non potrebbero essere più diversi – come sottolineato da La Gazzetta dello Sport -: da una parte Giovanni Malagò, attuale Presidente del CONI, che punta su una visione aziendalista e internazionale; dall’altra Giancarlo Abete, espressione della continuità e della base dilettantistica.
Il programma di Giovanni Malagò: shock fiscale e appeal internazionale
Malagò si presenta con un piano focalizzato sulla competitività economica e il ritorno dei grandi campioni. La sua strategia si articola su tre pilastri fondamentali:
1. Ritorno al Decreto Crescita
Per Malagò, la priorità assoluta è restituire alla Serie A il suo potere d’acquisto. Il candidato propone la reintroduzione di agevolazioni fiscali per incentivare l’acquisto di top player dall’estero. L’obiettivo: migliorare la qualità tecnica del campionato e aumentarne l’appeal televisivo globale.
2. Betting
Il secondo punto riguarda nuove entrate commerciali. Malagò punta alla cancellazione del divieto di pubblicità sul betting, allineando l’Italia al resto d’Europa e agli USA.
Poi, una percentuale destinata al calcio sulla raccolta scommesse: richiedere al Governo l’1% della raccolta totale delle scommesse calcistiche. Si tratterebbe di un gettito di circa 160 milioni di euro da reinvestire nel sistema.
3. Investimenti su vivai e infrastrutture
Queste nuove risorse non resterebbero nelle casse dei club per il mercato, ma verrebbero vincolate a:
- Settori giovanili: defiscalizzazione per chi investe nei ragazzi.
- Infrastrutture di base: modernizzazione dei centri sportivi per rendere il calcio accessibile e valorizzare il talento italiano in ottica Nazionale.
Il programma di Giancarlo Abete: continuità e riforma dei Campionati
Giancarlo Abete, attuale numero uno della LND, si muove nel solco tracciato dalla gestione precedente, puntando su una visione più istituzionale e legata alla piramide del calcio.
1. Valorizzazione dei giovani e minutaggio
Abete pone l’accento sul “deficit tecnico” del movimento. E ha evidenziato due criticità: l’Italia è al 49° posto su 50 per utilizzo di Under 21 nella massima serie; è necessario intervenire sulle scelte delle società per aumentare il minutaggio dei giocatori selezionabili per le Nazionali azzurre.
2. La riforma dei Campionati
Un punto centrale del programma di Abete è la gestione del “professionismo ipertrofico”.
- Riduzione delle squadre: Abete ha sottolineato la difficoltà di sostenere un numero così elevato di società professionistiche.
- Unità d’intenti: la sfida sarà trovare un accordo per una riforma strutturale che garantisca sostenibilità economica.
3. Rapporto con il Governo: stadi e Tax Credit
Anche Abete vede nell’interlocuzione con lo Stato la chiave per la ripresa, ma con accenti diversi:
- Supporto agli investimenti per gli stadi.
- Tax Credit e sgravi fiscali per le società.
- Abolizione del Decreto Dignità per riaprire alle sponsorizzazioni del betting e introduzione del “Diritto di scommessa”.
cdn/AGIMEG










