A otto anni dall’introduzione del divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo in Italia, il bilancio dell’AGCOM mette in luce le criticità di una normativa definita “totale” sulla carta, ma ricca di sfide sul piano applicativo.
Durante la masterclass dell’International Masters of Gaming Law (IMGL) intitolata “The Great Ad Ban Experiment: 8 Years of Lessons from Italy”, Davide Gallino, Head of Unit Compliance and Enforcement della Media Services Directorate di AGCOM, ha tracciato il punto della situazione evidenziando il ruolo e le responsabilità delle grandi piattaforme digitali.
Il ruolo delle piattaforme online e le sanzioni ai giganti del web
Uno dei passaggi centrali dell’intervento di Gallino riguarda l’estensione dell’attività sanzionatoria verso i colossi del tech, tra cui Meta e Google. In particolare, l’attenzione si è concentrata sulla diffusione di spot e contenuti promozionali su YouTube e sui relativi pronunciamenti della Corte di giustizia dell’Unione europea in materia di responsabilità degli intermediari.
In un ecosistema digitale dominato da canali e formati in continua evoluzione, la vigilanza non può più limitarsi ai soli operatori del gioco, ma deve coinvolgere direttamente le piattaforme che veicolano tali contenuti.
Linee guida e sfide applicative: la questione dell’infotainment
Nonostante la formulazione della legge del 2018 preveda un divieto di fatto assoluto, la sua applicazione pratica ha rivelato margini di complessità. Le linee guida adottate da AGCOM nel 2019 hanno avuto il compito di definire i confini tra pubblicità vietata e comunicazioni consentite, ma l’impetuosa crescita del mercato online impone oggi un revisione delle regole.
L’Autorità ha infatti avviato una consultazione pubblica sull’aggiornamento delle linee guida (con termine fissato al 22 novembre), puntando i riflettori su temi caldi come l’infotainment: format a metà tra informazione e intrattenimento che spesso sfumano la linea di demarcazione con la promozione commerciale.
Verso un aggiornamento delle regole per il mercato digitale
A otto anni dall’entrata in vigore del divieto, l’esperienza italiana dimostra che una restrizione normativa rigida necessita di strumenti di enforcement dinamici, capaci di adattarsi all’evoluzione tecnologica e alle nuove strategie di comunicazione degli operatori online. cdn/AGIMEG