Divieto pubblicità giochi, imprecisioni e informazioni errate: Cardani (pres. Agcom) risponde all’attacco di Avvenire

“Se una norma di legge come quella recante il divieto (di pubblicità sui giochi contenuto del Decreto Dignità, ndr) fa espressamente salve le norme precedenti che quel divieto non prevedevano, si crea un corto circuito logico che richiede equilibrismi regolamentari intesi a conferire ragionevolezza e sistematicità al quadro d’insieme”. Il presidente dell’Agcom, Angelo Marcello Cardani, sottolinea con precisione le problematiche nelle quali è incorsa l’Autorità componendo le Linee Guida al divieto di pubblicità voluto nel Decreto Dignità e lo fa rispondendo, con una lettera indirizzata al direttore del quotidiano Avvenire,Marco Tarquinio, portando “un contributo di chiarezza rispetto ad alcuni articoli pubblicati dal suo giornale sul tema del divieto di pubblicità dei giochi”. Agcom si è trovata a dover dare senso a differenti disposizioni di legge – ha continuato Cardani – “sforzandosi in sede interpretativa di rendere applicabile e efficace il divieto introdotto, anche attraverso una proficua interlocuzione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”. Il presidente di Agcom ha quindi evidenziato alcuni punti venuti fuori con la stesura delle Linee Guida. “Agcom è intervenuta sul tema del divieto di pubblicità dei giochi con vincite in denaro non di sua iniziativa, ma perché richiesta dal Legislatore – ha sottolineato Cardani -. 2) Le Linee guida non vanificano e non aggirano il principio di legge, ma tentano di stabilire un organico dispositivo regolamentare idoneo a dare effettiva applicazione a quel principio. 3) La nozione di pubblicità che il nostro ordinamento riconosce e che Agcom applica – peraltro risalente a una disposizione comunitaria – è una nozione rigorosamente codificata nella sua natura e nei suoi presupposti. L’aver inteso distinguere, con le nostre Linee guida, tra pubblicità e informazione non costituisce un “gioco di parole”, né risponde a logiche elusive, ma, al contrario, persegue l’obiettivo di dare effettiva attuazione al principio di legge. 4) Non risponde al vero che Agcom abbia ascoltato e interloquito unicamente con le società concessionarie che offrono i servizi di gioco e con i loro studi legali. Abbiamo effettuato una pubblica consultazione e audito tutti i soggetti che ne hanno fatto richiesta 5) E’ d’altra parte vero che i tempi della consultazione, partita il 10 di dicembre, sono stati effettivamente brevi. Tuttavia non abbiamo in nessun modo inteso come tassativi tali termini e abbiamo acquisito e valorizzato tutti i contributi, ivi compresi quelli pervenuti oltre i termini. Peraltro, quanto alla lamentata assenza di alcuni specifici contributi, segnalo che alcuni soggetti, persino sollecitati a farlo, hanno ritenuto di non intervenire. 6) Nel momento in cui Agcom postula proporzionalità, equilibrio e ragionevolezza nell’attività di interpretazione e applicazione delle norme in esame, intende farsi carico dell’apparente contraddizione esistente tra l’esercizio di una attività economica data in concessione dallo Stato e dunque del tutto lecita e gli eccessi della comunicazione commerciale relativa a questa attività. Evitando il paradosso che il rigore della disciplina si traduca in un beneficio per il gioco illegale. Distinguere tra pubblicità e informazione risponde precisamente a questo obiettivo. 7) Da ultimo, osservare che le industrie del settore del gioco d’azzardo non avrebbero la copertura costituzionale del principio di libertà d’impresa di cui all’articolo 41 Cost., in quanto prive del requisito di utilità sociale, è in contraddizione (ed è compito del Parlamento sanare eventualmente questa contraddizione) con la circostanza che dette imprese, al pari di molte altre nei più disparati settori, agiscono in un mercato legale e regolamentato e in regime concessorio”.

Il direttore di Avvenire ha quindi risposto a Cardani, ribadendo che “il divieto che doveva diventare operativo in questi giorni purtroppo resta ferreo solo sulla carta e nelle dichiarazioni rese dal vicepremier e ministro proponente, Luigi Di Maio”. Inoltre, Tarquinio continua “e in tanti continuano a trovare inaccettabile e scandaloso che, in forza del regolamento varato dall’Autorità garante da lei presieduta in collaborazione con l’Agenzia dei Monopoli, si consenta ancora nel nome di «proporzionalità, equilibrio e ragionevolezza» la prosecuzione di tanta parte della formalmente vietata pubblicità dell’azzardo, alla quale per di più sono state addirittura imposte camicia e bretelle da «informazione»”.

Va notato invece che la pubblicità dai giornali, tv e sponsorizzazioni di squadre sportive è completamente scomparsa, nel pieno rispetto di quanto previsto dal Decreto Dignità. lp/AGIMEG