Uno Mattina: “In pandemia aumentati tempo e giocate online, il 18% degli italiani affetto da ludopatia”. Ancora una volta lettura sbagliata dei dati per danneggiare il settore. LA VERITA’ SUI NUMERI

Nei mesi prepandemia il fenomeno della ludopatia coinvolgeva il 16,3% degli italiani, si è passati al 9,7% durante il primo lockdown, per risalire poi al 18% dopo il lockdown. E’ aumentato il tempo dedicato alle puntate online, con il rischio anche per i minori. Sono i numeri emersi sul gioco d’azzardo in Italia nella puntata odierna di ‘Uno Mattina’ su Rai 1, ma si tratta ancora una volta, come spesso purtroppo accade quando si parla del settore del gioco, di numeri che non corrispondono alla realtà. Che infatti in Italia il 18% della popolazione sia affetta dalla ludopatia, è assolutamente falso. Se fosse così, visto che siamo 60 milioni di abitanti, sarebbero affette da ludopatia quasi 11 milioni di persone. Una follia, che provoca disinformazione e danni reputazionali al settore del gioco legale.

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L’Istituto Superiore di Sanità, il massimo organismo pubblico in tema di salute pubblica e che in questi mesi abbiamo conosciuto meglio per l’impegno nella gestione del Covid-19, ha pubblicato una ricerca dedicata la settore del gioco. L’ex presidente dell’ISS Walter Ricciardi ha dichiarato che si tratta del: “più grande studio mai realizzato prima in Italia e offre la possibilità di fotografare un fenomeno il cui monitoraggio può essere una guida per valutare l’efficacia delle azioni di prevenzione e gli interventi di assistenza sul gioco problematico”. Ricerca quindi “super partes” e di grande valenza. La ricerca ha evidenziato che: “Il 36,4% degli Italiani, circa 18,4 milioni di persone, ha giocato almeno una volta nei 12 mesi antecedenti l’intervista. Di questi 1,5 milioni sono problematici, che non sono necessariamente patologici”. Vale a dire che il 92% degli appassionati gioca in maniera consapevole e sono l’8% (non il 18% come dichiarato questa mattina in tv) i giocatori a rischio ma non necessariamente ludopatici.

“Era un dato che dovevamo aspettarci – ha affermato in trasmissione Rita Tuccillo, Diritto dell’informazione digitale università degli Studi della Tuscia – con la chiusura di case da gioco e bar, che davano la possibilità ai giocatori di accedere ai giochi, vi è stata all’inizio una lieve diminuzione delle puntate, che si sono spostate sull’online, dove l’offerta è amplissima, era ovvio che ci potesse essere incremento del gioco online data la chiusura della rete fisica”. In realtà il boom del gioco online non c’è stato, le giocate sono salite in misura minima. Tra l’altro il gioco online è assolutamente off limit per i minori, in quanto serve essere maggiorenni per aprire un conto gioco e per ricaricarlo. “Le famiglie sono distrutte dal gioco d’azzardo, ho conosciuto giocatori finiti nella morsa dell’usura – prosegue la docente – fino ad arrivare a casi estremi di compiere azioni criminose pur di continuare a giocare. La ludopatia coinvolge non solo il giocatore, ma la sua famiglia”. Anche in questo caso vengono lanciate accuse generiche, senza il supporto di dati. Nelle cronache tutti questi dati “denunciati” dalla dottoressa non trovano riscontro, mentre non viene dedicata la stessa attenzione a fenomeni e dipendenze molto più gravi sia in termini di impatto sulle famiglie sia sulla società.

“In alcune pronunce il giocatore è equiparato al consumatore, ciò significa estendere loro un diritto fondamentale, cioè essere educati al consumo ed al valore dell’acquisto e del denaro. Ritengo che nella materia del gioco d’azzardo lecito la regola fondamentale deve essere conoscere la pericolosità del gioco prima di giocare, solo così si può porre freno al proliferare questa problematica”. “La disciplina dei giochi leciti è contraddittoria – prosegue Tuccillo – visto che il codice penale prevede l’illegalità gioco azzardo, ma con le leggi abbiamo autorizzato alcuni giochi gestiti dallo stato, che eroga allo stesso tempo prestazioni sanitarie di riabilitazione per chi soffre del disturbo da gioco d’azzardo. Lo Stato ha grandi entrate dal gioco, ma ha costi molto alti, sanitari e sociali. E’ necessaria una riforma unitaria del gioco azzardo, che tenga conto dei costi sociali del gioco, a perdere è sempre la collettività”, ha concluso. Ricordiamo che il gioco rappresenta un’entrata fondamentale per lo Stato, assicurando circa 11 miliardi di entrate erariali, ma soprattutto dando occupazione a 150mila addetti, ricoprendo dunque un importante ruolo sociale ed occupazionale. Ma non solo. Con la chiusura delle attività legali c’è stato un forte incremento dell’attività illegale. Basti pensare che nel 2020 le operazione contro il gioco illegale, gestito dalla criminalità organizzata, sono aumentate di 20 volte rispetto all’anno precedente.

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