Dopo il voto contrario della Commissione Cultura, anche l’Aula delSenato ha respinto l’emendamento e l’ordine del giorno del Movimento 5 Stelle sulla pubblicità di giochi e scommesse negli impianti sportivi. È stato invece dichiarato improcedibile l’emendamento del Partito Democratico che proponeva di finanziare il calcio femminile e i progetti contro la ludopatia attraverso un aumento dell’imposta unica sulle scommesse a quota fissa.
Le proposte sono state esaminate nell’ambito del disegno di legge di conversione del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 108, che contiene disposizioni urgenti in materia di sport, grandi eventi ed efficacia del documento di identità. Il provvedimento era già stato approvato dalla Camera.
Il primo voto ha riguardato l’emendamento 01.1, presentato dai senatori M5S Gisella Bevilacqua, Luca Pirondini, Alessandra Aloisio e Barbara Floridia. La proposta chiedeva di subordinare i benefici, i contributi, le agevolazioni e gli affidamenti previsti dal decreto al rispetto della normativa sul divieto di pubblicità e sponsorizzazione di giochi e scommesse con vincite in denaro.
L’emendamento prevedeva inoltre il divieto di ogni forma di promozione, diretta o indiretta, del gioco negli impianti sportivi pubblici o a uso pubblico interessati dagli interventi del decreto. La Commissione Bilancio aveva espresso parere contrario ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione. L’Aula ha comunque proceduto alla votazione e non ha approvato la proposta.
Bevilacqua (M5S): “Negli impianti sportivi non può trovare spazio la pubblicità al gioco”
Il tema è tornato durante l’esame dell’ordine del giorno G1.1, presentato dagli stessi esponenti del Movimento 5 Stelle. La relatrice Cinzia Cosenza aveva espresso parere favorevole, ma soltanto a condizione di una riformulazione.
La modifica proposta eliminava due premesse e manteneva un impegno generale rivolto al Governo, chiamato a tutelare il valore educativo e sociale dello sport e a garantire priorità di accesso alle attività ai minori, alle persone con disabilità e alle famiglie in condizioni di svantaggio economico.
Bevilacqua non ha accettato la riformulazione e ha spiegato in Aula le ragioni della proposta, richiamando alcune dichiarazioni attribuite a Giorgia Meloni e risalenti al 2015.
“Nel 2015, l’allora capo di Fratelli d’Italia all’opposizione, e oggi Presidente del Consiglio, si esprimeva con parole molto nette in merito al gioco d’azzardo. Giorgia Meloni diceva che il gioco d’azzardo dovrebbe essere trattato come la dipendenza da fumo; pertanto, così come sui pacchetti delle sigarette c’è scritto che il fumo nuoce gravemente alla salute, lo stesso andava fatto con il gioco d’azzardo e dunque negli impianti sportivi non si sarebbe dovuto procedere alla pubblicità e all’incentivo di questo tipo di pratiche”, ha dichiarato la senatrice.
Bevilacqua si è poi rivolta direttamente alla maggioranza e in particolare a Fratelli d’Italia: “Cosa vi ha fatto cambiare idea, visto che con questo ordine del giorno noi chiediamo, tra le altre cose, esattamente che il bene pubblico e la salute pubblica, che sono uguali a quelli del 2015, trovino tutela e rispetto da parte del Governo e del Parlamento”.
La senatrice ha quindi ribadito che negli impianti sportivi, “che dovrebbero essere di accrescimento dal punto di vista dei valori sportivi, non può trovare spazio la pubblicità al gioco d’azzardo”.
Dopo il rifiuto della riformulazione, l’ordine del giorno è stato votato nel testo originario e respinto dal Senato.
Patuanelli (M5S): “Lo Stato non deve far cassa sul gioco”
Sulla questione delle scommesse sportive è intervenuto anche il senatore Stefano Patuanelli. L’esponente M5S ha parlato di una “ipocrisia” del decreto e ha richiamato quanto illustrato da Luca Pirondini durante l’audizione di Giovanni Malagò sugli effetti della ludopatia per le casse dello Stato.
Patuanelli ha precisato che il Movimento 5 Stelle non sostiene una posizione proibizionista: “Io credo che si debba mettere un freno fortissimo non al tema della scommessa in sé, perché noi non siamo proibizionisti, è giusto che ci sia anche questo elemento che fa parte in qualche modo del gioco dello sport, ma crediamo che questo non debba essere fortemente pubblicizzato”.
“Non si possono spingere i nostri concittadini a scommettere e a rovinarsi per colpa delle scommesse”, ha aggiunto il senatore. Patuanelli ha poi osservato che molte persone hanno difficoltà nella gestione del rapporto con il gioco e con le scommesse, sostenendo che “lo Stato non debba far cassa su questo”.
Improcedibile l’emendamento PD sull’imposta unica
L’emendamento 6.2, presentato dai senatori del Partito Democratico Cecilia D’Elia, Francesco Verducci, Andrea Crisanti e Vincenza Rando, è stato invece dichiarato improcedibile dopo il parere contrario della Commissione Bilancio ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione.
La proposta prevedeva di destinare almeno 13 milioni di euro l’anno al soggetto che organizza il campionato professionistico di Serie A femminile, allo sviluppo del calcio femminile e del calcio a cinque femminile, al sostegno delle società dilettantistiche, alla promozione della pratica calcistica femminile e ai progetti contro la ludopatia.
Le risorse sarebbero arrivate dall’aumento dell’imposta unica sulle scommesse a quota fissa, escluse quelle ippiche. L’emendamento proponeva di fissare l’aliquota al 21% per la raccolta sulla rete fisica e al 25% per quella a distanza, applicandola alla differenza tra le somme giocate e le vincite corrisposte. fp/AGIMEG










