Home Attualità CSR Award, Russo (casa circondariale Poggioreale): “Una rete concreta ci ha permesso di trasformare la periferia più difficile in un luogo di studio, lavoro e sport”

CSR Award, Russo (casa circondariale Poggioreale): “Una rete concreta ci ha permesso di trasformare la periferia più difficile in un luogo di studio, lavoro e sport”

Giulia Russo dirigente carcere PoggiorealeGiulia Russo dirigente carcere Poggioreale

Giulia Russo, dirigente della casa circondariale di Poggioreale, al CSR Award 2025, ha ripercorso l’esperienza maturata negli anni alla guida dell’Istituto Pasquale Mandato di Secondigliano e, più recentemente, della casa circondariale di Poggioreale, sottolineando come la collaborazione tra Seconda Chance, Sport e Salute e numerosi attori del territorio abbia permesso di costruire una rete concreta, non solo teorica. “Una rete che, parafrasando il calcio, ci ha portato a un gol”, ha spiegato. “Nel mio caso, addirittura a un terzo gol”.

Tre “bolle” che hanno cambiato il carcere: università, arti e mestieri, sport

Russo ha ricordato come Secondigliano, “espressione di una periferia dolente, nota alla cronaca per fenomeni di criminalità e anche protagonista di serie televisive sulla camorra”, abbia saputo costruire tre poli innovativi capaci di ribaltare la narrativa del territorio: il polo universitario, che consente ai detenuti di studiare e comprendere di avere reali possibilità di cambiamento; il polo Arti e Mestieri, nato nel 2022 per offrire formazione professionale con certificazioni attraverso corsi strutturati da 50, 90 e 150 ore; il polo sportivo, realizzato con il supporto degli enti locali, della Regione e dei partner di progetto.

La dirigente ha sottolineato come questi tre assi siano diventati strumenti di emancipazione, costruiti insieme a un gruppo di lavoro composto da polizia penitenziaria, educatori e soggetti del terzo settore.

“Meglio una partita di pallone che una settimana di libertà”: la forza dello sport

Uno dei momenti più intensi del suo intervento è stato il racconto di ciò che i detenuti le hanno urlato dalle finestre durante l’avvio del polo sportivo. “Mi hanno detto, nella loro lingua autoctona, che rendo in italiano: meglio una partita di pallone che una settimana di libertà”.

Un’affermazione che, ha spiegato, restituisce perfettamente il valore dello sport per chi vive una condizione di privazione: novanta minuti in campo equivalgono, emotivamente, a giorni interi fuori dal carcere.

Lo sport, però, non rappresenta solo un momento ricreativo o di sfogo fisico. È anche cura: “Uno dei problemi principali in carcere è la sedentarietà, che porta a un innalzamento dei valori legati alla salute, come il colesterolo”.

Sport come professione: formazione e nuove prospettive

Russo ha ricordato che i progetti avviati non si fermano all’attività motoria. “Questi percorsi prevedono formazione in tutte le attività che ruotano intorno al mondo sportivo”, ha spiegato. “Si va dal corso per arbitro a quello per trainer, elementi fondamentali per offrire competenze spendibili anche all’esterno”.

Per la dirigente, l’obiettivo non è solo occupare il tempo, ma creare prospettive, fornire strumenti e ridurre la recidiva attraverso percorsi che uniscono movimento, disciplina, responsabilità e professionalizzazione.

“La rete ha dato gambe a un sogno”

In chiusura, Russo ha ringraziato tutte le realtà coinvolte, sottolineando come la collaborazione costruita negli anni abbia permesso di trasformare esperienze nate in un contesto difficile in modelli replicabili. “La rete ha dato gambe a un sogno”, ha detto. “E oggi questo sogno cammina sulle gambe di tanti”. sb/AGIMEG

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