Consiglio di Stato, annullato l’ordine di chiusura per una sala giochi a Reggio Emilia. “Il Comune ha creato un effetto espulsivo per mancata risposta alla richiesta di delocalizzazione”

Il Consiglio di Stato (Sezione Quarta) ha annullato l’ordine di chiusura emesso dal Comune di Reggio Emilia nei confronti di una sala giochi, dopo che la struttura era stata ritenuta a distanza non consentita da luoghi sensibili in applicazione del cosiddetto distanziometro previsto dalla normativa regionale.

L’amministrazione aveva imposto alla società di chiudere o delocalizzare il punto gioco, ma i giudici hanno ritenuto che il Comune avesse generato un “effetto espulsivo” in concreto, omettendo di rispondere a una domanda presentata già nel 2018 dall’operatore per conoscere le aree idonee in cui trasferire l’attività.

Il nodo giuridico: legittimo il distanziometro, ma non l’ordine di chiusura

Nella sentenza, il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità generale del distanziometro, ovvero la norma che vieta sale giochi e scommesse entro 500 metri da scuole, luoghi di culto, impianti sportivi e altri luoghi sensibili, ma ha censurato la modalità con cui è stato applicato nel caso concreto.

Secondo i giudici, il Comune avrebbe dovuto “rispondere all’istanza dell’operatore e indicare le possibilità di inserimento nel piano operativo comunale o di stipula di un accordo operativo”. La mancata risposta ha reso di fatto impossibile la delocalizzazione, producendo un’espulsione forzata dell’attività.

La difesa

Il ricorso era stato presentato dagli avvocati Luca Giacobbe e Matilde Tariciotti, che hanno sostenuto l’illegittimità del provvedimento di chiusura per carenze procedurali. Il Consiglio di Stato ha accolto le loro argomentazioni, annullando il provvedimento del 30 luglio 2018 che ordinava la chiusura della sala.

Gli altri atti generali della Regione Emilia Romagna e del Comune di Reggio Emilia relativi al distanziometro sono invece rimasti confermati. sb/AGIMEG