Il TAR Campania ha respinto il ricorso presentato dal legale rappresentante di una società che aveva chiesto il rilascio della licenza ex art. 88 TULPS per la raccolta di scommesse in un punto sul territorio di Torre Annunziata. Il Commissariato di Pubblica Sicurezza aveva rigettato l’istanza applicando l’art. 11 TULPS, che consente di negare autorizzazioni di pubblica sicurezza quando emergono elementi di rischio per l’ordine pubblico.
Il legame familiare
Il ricorrente sosteneva che il diniego poggiasse solo sulle informazioni relative al padre, soggetto legato a un clan camorristico. A suo dire, mancavano prove di ingerenze nell’attività e lui risultava incensurato, quindi estraneo agli ambienti malavitosi. Contestava inoltre difetto di motivazione e istruttoria.

Il Tribunale ha ritenuto invece legittima e adeguata l’istruttoria svolta dall’amministrazione. Dagli atti emerge che il padre del ricorrente risulta coinvolto in vicende di traffico di stupefacenti, con precedenti e una misura di prevenzione. Il TAR ha anche richiamato un decreto del Tribunale di Napoli che descrive l’operatività del clan e la sua capacità di controllo delle attività economiche locali, tramite estorsioni e reinvestimento di capitali illeciti. Per il TAR, il contesto criminale sul territorio resta attuale.
Sul tema del legame familiare, il Tribunale ha applicato il principio secondo cui l’amministrazione può valorizzare i rapporti di parentela. Questo quando, insieme ad altri indizi, rendono “più probabile che non” un’influenza indiretta della criminalità sull’impresa. Nel caso concreto, il TAR ha considerato significativo un elemento: il ricorrente abita nello stesso stabile del padre. Il Tribunale così ha confermato il diniego della licenza. sm/AGIMEG

