Arriva alla Camera l’elenco delle procedure giurisdizionali e di precontenzioso con l’Unione Europea presentato dal Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione (Foti).
Nel testo, è stata inserita anche la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), Ottava Sezione, del 16 ottobre 2025, che riguarda un caso di interpretazione dell’articolo 49 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che tutela la libertà di stabilimento e quindi il diritto di ogni impresa di operare liberamente in uno Stato membro diverso da quello di origine, nel rispetto delle normative nazionali.
Il procedimento nasce da una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunal Superior de Justicia de la Comunidad Valenciana, in Spagna, in un contesto in cui diverse associazioni e imprese operanti nel settore dei giochi e delle scommesse contestano alcune normative regionali valenciane.
Contesto del caso
La normativa regionale valenciana impone varie restrizioni alle attività di gioco, tra cui:
- Distanze minime da rispettare tra le sale da gioco, i locali destinati alle scommesse e le istituzioni scolastiche.
- Limitazioni temporali nella gestione di alcune tipologie di slot e apparecchi.
- Una moratoria (cioè una sospensione temporanea) sull’assegnazione di nuove licenze o autorizzazioni per l’apertura di nuovi stabilimenti di gioco.
Le parti principali coinvolte sono associazioni di operatori di giochi, fabbricanti di macchine da gioco e altre imprese del settore, che sostengono che queste restrizioni possano essere restrittive della libertà di stabilimento prevista dal diritto europeo.
Principale questione giuridica
La Corte è chiamata a stabilire se le restrizioni imposte dalla normativa regionale valenciana siano compatibili con l’articolo 49 TFUE, che garantisce la libertà di stabilimento, e in particolare se siano giustificate e proporzionate rispetto agli obiettivi di interesse generale perseguiti.
Dispositivo della sentenza
La Corte conclude che l’articolo 49 TFUE deve essere interpretato nel senso che:
- Non ostano a normative nazionali o regionali che introducono restrizioni come le distanze minime tra stabilimenti di gioco e istituti d’istruzione, purché tali restrizioni siano giustificate da motivi di interesse pubblico e rispettino il principio di proporzionalità.
- La limitazione temporale nella gestione di alcune macchine da gioco e la moratoria sull’assegnazione di nuove licenze sono compatibili con il quadro europeo, a condizione che siano motivate da ragioni adeguate e che non eccedano quanto necessario per raggiungere gli obiettivi di tutela della salute pubblica, dell’ordine pubblico o altri interessi di rilevanza generale.
In sostanza, la Corte afferma che tali restrizioni possono essere legittime se rispondono a motivi imperativi di interesse generale e sono proporzionate rispetto agli obiettivi perseguiti. La normativa regionale valenciana, quindi, può essere compatibile con il diritto europeo, purché le restrizioni siano motivate, adeguate e non eccessive.
Conclusioni
La sentenza ribadisce che le restrizioni alle attività di gioco, come le distanze minime, le limitazioni temporali o le moratorie, sono ammissibili nel quadro dell’Unione Europea se giustificate da motivi di interesse pubblico e se rispettano i principi di proporzionalità, garantendo così un equilibrio tra tutela degli obiettivi di interesse generale e il rispetto della libertà di stabilimento delle imprese del settore. cdn/AGIMEG

