La Cassazione ha respinto i ricorsi presentati da tre terzi interessati contro la confisca di prevenzione di alcuni beni ritenuti riconducibili a un soggetto indicato come appartenente al sodalizio mafioso operante nel territorio di Barcellona Pozzo di Gotto.
La vicenda nasce dal decreto con cui il Tribunale di Messina aveva disposto la confisca dei beni, poi confermata dalla Corte d’Appello. Al centro della decisione anche il richiamo ad attività di gioco clandestino e scommesse online.
La vicenda nasce dal decreto con cui il Tribunale di Messina aveva disposto la confisca dei beni. La Corte d’Appello aveva confermato la misura, respingendo le contestazioni degli eredi, ritenuti intestatari fittizi. Da qui il ricorso in Cassazione.
Il legame con il gioco clandestino
Il punto più rilevante, sotto il profilo del gioco, riguarda la ricostruzione della pericolosità sociale del soggetto cui i beni sarebbero stati riconducibili.
La Cassazione ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d’Appello, che aveva valorizzato l’appartenenza al sodalizio mafioso locale, ritenuta risalente nel tempo e non interrotta fino quasi al decesso.
Secondo quanto richiamato dai giudici, alcuni esponenti del gruppo avrebbero continuato a gestire estorsioni e attività di gioco clandestino nel territorio barcellonese. Il soggetto proposto, anche dopo l’arresto, avrebbe continuato a manifestare interesse per la riscossione di crediti derivanti da attività illecite, avvalendosi anche della collaborazione dei familiari.
Bische clandestine e scommesse online
La Suprema Corte ha respinto anche le censure sulla sproporzione tra redditi dichiarati e beni nella disponibilità del nucleo familiare.
I ricorrenti sostenevano che parte del patrimonio potesse essere giustificata da somme di provenienza lecita e da redditi regolari. La Cassazione, però, ha ritenuto corretta la valutazione della Corte territoriale, secondo cui non era possibile fare riferimento soltanto ai redditi formalmente dichiarati.
In particolare, i giudici hanno richiamato la “storica” implicazione del soggetto nel settore particolarmente redditizio della gestione prima delle bische clandestine e poi delle scommesse online.
È stata valorizzata anche una conversazione intercettata nel 2020, nella quale si discuteva della situazione patrimoniale e di fatture relative a un’impresa ritenuta solo formalmente gestita da altro soggetto.

Ricorsi respinti
Per la Cassazione, la motivazione della Corte d’Appello non era apparente, ma sufficientemente articolata sia sulla pericolosità sociale sia sulla sproporzione patrimoniale. Le contestazioni dei ricorrenti sono state quindi respinte.
La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.
La decisione conferma il rilievo che le attività di gioco clandestino e scommesse online possono assumere anche nelle misure di prevenzione patrimoniali, quando siano considerate fonti di ricchezza illecita o comunque elementi utili a ricostruire la pericolosità e la sproporzione dei beni. mg/AGIMEG

