Il caso Polymarket entra con forza nel dibattito sul futuro del gioco legale in Italia. Nel corso del convegno “Giochi Legali: Albo Pvr e Limiti di ricarica”, il tema è stato affrontato da Pasquale Chiacchio, Alessandro Allara ed Emilio Zamparelli, che hanno evidenziato criticità diverse ma convergenti: regole troppo restrittive per il legale e spazi sempre più ampi per operatori non regolamentati.
Chiacchio: “Così si spinge il consumatore verso l’illegale”
Ad aprire la riflessione è stato Pasquale Chiacchio, che ha collegato direttamente il fenomeno Polymarket al quadro normativo attuale: “Lo Stato non sta facendo altro che dare un assist al mercato illegale, perché quando un consumatore trova difficoltà nel legale si rivolge altrove”.
Un passaggio che, secondo il presidente AGSI, rischia di avere conseguenze anche sul piano erariale: “Si rischiano perdite importanti per lo Stato”. Chiacchio ha poi puntato il dito sulla mancanza di dialogo con le istituzioni: “Quello che manca oggi è il confronto, sia con il Governo sia con ADM”, sottolineando come anche in occasione del convegno non sia arrivata alcuna rappresentanza dell’Agenzia. Da qui l’appello: “Chiediamo con forza di sederci a un tavolo e trovare una soluzione. È una sconfitta per tutti se si spinge verso l’illegale quando si potrebbe intervenire diversamente”.
Allara: “Polymarket cresce grazie ai limiti del sistema italiano”
Sul piano più tecnico, Alessandro Allara ha analizzato il fenomeno Polymarket come espressione di una “zona grigia non regolamentata”, evidenziando come il suo successo mediatico sia legato proprio ai vincoli italiani: “Il successo di Polymarket nasce anche dalle limitazioni della regolamentazione italiana, che non consente scommesse su politica, religione o fatti di costume”.
Un elemento che ha portato, secondo Allara, a una crescente visibilità del fenomeno: “La stampa dà grande risalto a queste piattaforme, che funzionano come sistemi di previsione dove si investono e si ricevono denari”. Particolarmente critico il passaggio sulla comunicazione: “Il fatto che Polymarket sia sulla maglia di una squadra di Serie A dimostra che il sistema regolatorio ha falle evidenti”. E ha aggiunto: “I concessionari non possono comunicare liberamente, mentre operatori fuori dal perimetro normativo riescono ad avere grande visibilità”.
Zamparelli: “Il divieto di pubblicità ha spinto tutto nella zona grigia”

A completare il quadro, l’intervento di Emilio Zamparelli, che ha riportato il tema sul piano della comunicazione: “Il caso Polymarket riporta al centro il tema della pubblicità e del suo divieto”. Secondo il presidente STS, il risultato delle restrizioni è evidente: “La pubblicità non è scomparsa, si è spostata dai media tradizionali alla rete”.
Una trasformazione che ha avuto effetti diretti sul mercato: “Oggi non c’è più distinzione tra operatori legali e illegali nella comunicazione online”. Da qui la necessità di una revisione: “Il tema della pubblicità va rivisto per dare visibilità agli operatori legali e tutelare il consumatore”. Zamparelli ha infine sottolineato un punto chiave: “Abbiamo lasciato il consumatore solo, soprattutto nel campo della comunicazione”. sb/AGIMEG

