Emmanuele Cangianelli, presidente di EGP–FIPE, è intervenuto durante il talk politico-economico Largo Chigi in onda su Urania Tv, curato da The Watcher Post e condotto da Paolo Bozzacchi, riguardo al riordino del gioco fisico.
“La frammentazione territoriale mette a rischio la rete legale. La storia della regolazione dei giochi pubblici in Italia è quasi ottantennale. Il sistema di riserva allo Stato e di concessioni è del 1948 e ha visto il suo completamento nei primi anni 2000 con un impegno molto forte del sistema regolatorio e delle imprese a un’emersione di fenomeni che nel frattempo erano esplosi sul mercato reale. Negli ultimi 10 anni il livello statale che ha il controllo delle concessioni è stato affiancato da iniziative delle Regioni e dei Comuni, che hanno la competenza sulla salute. In questa dinamica è nata una contrapposizione tra delle soluzioni più o meno efficaci. Si sono introdotte distanze per i punti vendita da luoghi sensibili, limitazioni degli orari per alcuni prodotti di gioco come gli apparecchi, a seconda dei territori. Si è quindi limitata l’offerta di gioco in concessione. Il mercato è un fenomeno liquido, si riassesta. Ci sono stati dei riassestamenti di gioco illegale, di forme di gioco irregolare, con le nuove tecnologie. C’è ed è già conclamato un rischio per il controllo pubblico dell’offerta. Negli ultimi anni, in questa legislatura, nell’ambito della Delega Fiscale del Parlamento al Governo, c’è lo spazio per un riordino strutturale dell’offerta del gioco fisico, cominciando da quei segmenti, come gli apparecchi, i punti scommesse, le sale bingo che sono rimasti nettamente indietro nell’offerta sia di soluzioni normative, a tutela anche delle persone non solo del mercato, più efficaci e anche che incentivino l’innovazione tecnologica che, in questi settori è rimasta a oltre vent’anni fa”, ha sottolineato.
“Le misure a tutela delle persone introdotte dalle Regioni e dai Comuni sostanzialmente non hanno funzionato: inserire distanze da luoghi sensibili solo per parte dell’offerta di gioco e le limitazioni orarie non hanno scalfito il fenomeno del gioco compulsivo e hanno innescato degli spostamenti della domanda da alcuni giochi ad altri, dal fisico all’online e purtroppo anche verso il gioco illegale. C’è un forma liquida dell’offerta che finisce anche nell’illegale, ma anche una forma liquida della domanda: i giocatori, soprattutto quelli compulsivi vanno dove c’è offerta. Non si può pensare di continuare a introdurre limitazioni solo a parte dell’offerta. Come EGP-FIPE abbiamo riassunti i punti principali della riforma in un manifesto. Bisogna poter raggiungere una distribuzione equilibrata di tutti i prodotti di gioco. A questo bisogna anche affiancare un ripensamento dei sistemi, delle basi imponibili dei diversi giochi per ottimizzare la parte fiscale. Negli ultimi anni lo Stato sta perdendo entrate rispetto all’andamento della domanda di gioco. Poi una qualificazione dei punti vendita che nelle nuove concessioni dovranno essere in un numero determinato, parametrato con la domanda di gioco nei territori, certificando i punti vendita e rendendoli chiaramente individuabili dai consumatori, anche per distinguere il gioco in concessione legale da quello illegale o dalle forme non meglio definite”, ha aggiunto.
“Poi una formazione certificata del personale dei punti vendita, per distinguere le offerte legali da quelle illegali, ma anche per un più diretto rapporto con il consumatore cercando di indirizzare al supporto qualsiasi forma di compulsività o un tentativo di gioco da parte dei minori. Questa impostazione può essere condivisa anche dai territori, perché si è dimostrato che le misure degli ultimi anni non hanno funzionato e che invece la collaborazione con le imprese del territorio è un punto forte per difendere la legalità e aumentare le soluzioni di efficacia o tutela dei consumatori”, ha concluso. cdn/AGIMEG

