Titolare 4 agenzie scommesse a Bari: “Stanchi di essere discriminati, se lo Stato vuole eliminare il settore del gioco può dirlo subito”

“Non vogliamo essere più discriminati, siamo stanchi! Se lo Stato vuole eliminare la categoria può dirlo subito, troveremo un altro tipo di lavoro. Non basta il danno economico provocato dalla chiusura forzata delle nostre attività a causa del Covid-19, preceduta lo ricordo dall’aumento della tassazione per le slot e dall’obbligo di introduzione della tessera sanitaria per le Vlt che ha fatto perdere il 70% degli incassi, ora arriva anche un’ulteriore tassa sulle scommesse sportive. In questo modo non riusciamo più a sostenere le spese, i guadagni sono crollati mentre le cose da pagare continuano ad aumentare. Ora basta, non siamo il bancomat dello Stato”. E’ la dura presa di posizione di Antonio Petroni, che gestisce quattro agenzie di scommesse e una sala giochi in provincia di Bari, all’ennesimo incremento di tassazione per il settore del gioco, come previsto nel cosiddetto Decreto Rilancio con la tassa dello 0,75% sulle scommesse sportive. “Lo Stato continua ad accanirsi su di noi – racconta ad Agimeg – che siamo invece il comparto più controllato in assoluto da Polizia Locale, Guardia di Finanza, ADM. Ogni scommessa gestita dai nostri terminali finisce immediatamente ai Monopoli, sono tutte tracciate, eppure siamo sempre percepiti come persone poco per bene. Le banche non ci concedono finanziamenti per il loro codice etico, ma questo per noi significa non poter riaprire più visto che siamo fermi da marzo come raccolta, ma continuiamo a pagare affitti dei locali, le utenze ecc.. A giugno dovrò pagare le tasse di marzo, ho bisogno di finanziamento dalle banche così come i miei colleghi. Noi chiediamo al Governo di poter lavorare tranquillamente e che quindi possa essere rivista la tassazione. Il nostro settore ha un indotto molto vasto, molte famiglie dipendono da questo settore. Chiediamo allo Stato di lottare contro il gioco illegale, che è stato sconfitto anche grazie a noi, non contro quello legale”. cr/AGIMEG