La Gambling Commission ha pubblicato la terza fase di una serie di ricerche sui consumatori, dedicata ai fattori che li spingono verso i siti di gioco illegale. A presentarla è stata Rupam Jagota, responsabile Ricerca e impatto dell’autorità britannica. Secondo Jagota, lo studio, realizzato con Yonder Consulting, ha rafforzato le conoscenze su chi utilizza questi siti, su come li trova e su cosa ne orienta la scelta.
I risultati, ha precisato, hanno mostrato che il ricorso al mercato illegale non si può spiegare con singoli fattori. I consumatori vi arrivano per molte ragioni, in modo consapevole o meno, in base ai propri atteggiamenti, alle esperienze e alle circostanze personali.
Lo studio ha combinato l’analisi dei dati digitali, un’ampia indagine quantitativa e interviste qualitative approfondite. L’obiettivo era tracciare il profilo demografico di chi utilizza questi siti, insieme alle sue motivazioni e ai suoi atteggiamenti verso il gioco. L’osservazione delle conversazioni in rete ha permesso poi di costruire le fasi successive con un linguaggio vicino ai consumatori.
Gioco illegale, la Gambling Commission individua motivazioni diverse per ciascun profilo di giocatore
Jagota ha premesso che il ricorso ai siti di gioco illegale rimane un comportamento di nicchia. La grande maggioranza dei giocatori non sposta tutta la propria attività sul mercato illegale. Una minoranza, tuttavia, utilizza questi siti, intenzionalmente o meno.
Le fasi precedenti avevano individuato quattro profili: gli Autoesclusi, i Sostenitori esperti, gli Esploratori sociali e i Turisti per caso. La nuova indagine li ha approfonditi, facendo emergere per ciascuno motivazioni, atteggiamento verso la regolamentazione e grado di consapevolezza diversi.
I Sostenitori esperti, in particolare, ripongono una fiducia minore negli operatori, nel governo e nella Commissione. Per loro i controlli di verifica dell’identità o i ritardi nei pagamenti possono confermare convinzioni già radicate e spingerli ancora di più verso i siti illegali. Per Esploratori sociali e Turisti per caso, invece, si tratta di semplici disagi più che di questioni di principio: per questo incidono meno sulla loro scelta.
“Non esiste una motivazione unica e universale che spinga i consumatori verso i siti di gioco illegale”, ha affermato Jagota. Qualsiasi iniziativa per informarli sui rischi, ha aggiunto, dovrà adottare un approccio più completo: “Lo stesso messaggio non funzionerà per tutti”.
Social media e siti fuori da Gamstop: così i consumatori arrivano agli operatori senza licenza
Lo studio ha messo in luce anche la crescente influenza dei social media e delle comunità in rete, dove i consumatori discutono delle opportunità di gioco, si scambiano consigli, segnalano i siti ritenuti affidabili e scoprono nuovi prodotti. In alcuni casi i social fanno da punto di ingresso verso i siti illegali. A questo si aggiunge la pubblicità online di operatori legali e di soggetti non autorizzati. Secondo Jagota, ciò ha confermato l’importanza delle iniziative portate avanti dalla Commissione con la task force governativa e con i grandi gruppi del web.
Cambia anche il linguaggio. In passato l’espressione “not on Gamstop” (“non su Gamstop”) era usata da chi cercava di aggirare Gamstop, il sistema di autoesclusione britannico. Oggi indica sempre più spesso l’insieme di caratteristiche attribuite ai siti illegali: controlli meno stringenti, minori ostacoli, prelievi più rapidi e metodi di pagamento alternativi.
Per una parte dei giocatori si è così creato un canale d’accesso al gioco illegale ormai consolidato. Lo ha confermato il numero di ricerche online di questi termini, rimasto costantemente elevato. Molti risultati rimandano a pagine di affiliazione che promuovono operatori illegali come siti fuori da Gamstop.
Lo studio rientra nel piano di ricerca sul gioco illegale e sulla criminalità della Commissione. Secondo Jagota, il fenomeno è più complesso di un semplice rapporto tra livello di regolamentazione e crescita del mercato illegale.
La fase finale della serie, in uscita a breve, presenterà i dati delle nuove domande sul gioco illegale inserite nell’Indagine sul gioco in Gran Bretagna (GSGB). Incrociandoli con i risultati dello studio, la Commissione potrà stimare il peso di ciascun profilo. Potrà inoltre verificare come incidano su di essi gli interventi di regolamentazione e le pratiche degli operatori.
Nel frattempo la Commissione ha annunciato una nuova pubblicazione sulle abitudini di spesa e sulla vulnerabilità di chi gioca con operatori illegali, basata sull’analisi delle transazioni finanziarie. fp/AGIMEG










