L’ex portiere Massimo Taibi a Belle Storie: “Fare gol emozione unica, Signori il mio incubo, che rimpianto lo United”

«Fare gol fu una bellissima sensazione. Anche perché gli attaccanti quando fanno gol godono tanto per cui ho capito da professionista cosa si provava a far gol davanti a una platea importante, perché comunque allo stadio di Reggio c’erano 30.000 persone. È una cosa anche strana perché tutto ti aspetti tranne che fare gol. È stata una sensazione particolare, bisogna viverla per capirla perché è una cosa che neanche nei miei migliori sogni potevo preventivare qualcosa del genere».

Lo ha dichiarato l’ex portiere Massimo Taibi, intervistato da Giovanni Remigare per “Belle Storie”, il format di Stanleybet.news dedicato al mondo dello sport in onda su Youtube sul canale del gruppo Stanleybet, ricordando il gol da lui segnato il 1° aprile 2001 allo stadio Granillo di Reggio Calabria nel corso del match di Serie A Reggina-Udinese.

«Non nascondo che provai anche imbarazzo perché feci gol a Gigi Turci. Avevo ottimi rapporti con tutti i colleghi ma con Gigi ancora di più perché avevamo fatto una carriera quasi simile: lui giocava in Serie C ad Alessandria mentre io giocavo a Trento, in B e poi ci trovammo anche in A lui a Cremona io a Piacenza, poi lui andò a Udine, poi, a parte essere un ottimo portiere, è un ragazzo straordinario. Quindi quando feci gol mi chiesi anche cosa avrebbe potuto pensare lui nel subirlo. Chissà cosa avrei pensato io a parti inverse. Quindi fu una cosa davvero un po’ strana», ha aggiunto Massimo Taibi ai microfoni di “Belle Storie”.

«L’attaccante che speravo di non trovarmi mai davanti era Beppe Signori – ha proseguito Taibi – Credo che mi abbia fatto almeno 12-13 gol in carriera. Penso di essere il portiere a cui lui ha fatto più gol. Mi ricordo un aneddoto: mi ricordo che eravamo in ritiro e in tv fecero vedere uno speciale su Beppe Signori, forse per i suoi 100 gol in Serie A, e c’ero sempre io, quella sera ho ricevuto una marea di telefonate. Quando lo incontravo per me era un incubo, soprattutto se c’era un rigore, non c’era nulla da fare. Forse una volta ho intuito un suo rigore, ma mi spiazzava sempre. E io di rigori sia in B che in A ne ho parati abbastanza però con lui niente. E poi, al di là dei rigori, Beppe era un campione: di sinistro, fuori area, dentro l’area, su punizione, era devastante».

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L’ex portiere ha dichiarato: «Forse l’allenatore che mi ha lasciato di più per la mia crescita è stato Gigi Cagni. Sono arrivato a 22 anni a Piacenza e con lui ho fatto quattro anni e lui mi ha insegnato la concentrazione di testa, riuscire a restare sul pezzo per tutta la partita. Lui è stato bravo a martellarmi su quel problema lì finché mi ha fatto diventare un portiere importante. Ma mi ha insegnato anche la cultura del lavoro, del sacrificio. Ci faceva capire che il lavoro, insieme alla famiglia, è la cosa più importante e che il calcio è sì un gioco ma è soprattutto un lavoro. Lui mi ha fatto capire che il mio gioco era un lavoro. Ecco, lì con lui ho fatto il salto mentale. Cagni curava le piccolezze, aveva il motto “con le piccolezze si fanno le grandi cose”: anche le cose più banali ai nostri occhi per lui erano fondamentali per la nostra crescita».

Taibi ha infine confessato un rimpianto: «Manchester è stato il mio unico rammarico calcistico. Perché io andai al Manchester United dopo che mi ero fatto un mazzo per diventare un buon portiere in Italia, altrimenti una società con gente come Beckham, Giggs, Schmeichel, mica mi metteva gli occhi addosso. Mi fecero quattro anni di contratto. Il rammarico è che io ho avuto un grosso problema familiare e non ho avuto le “palle” di risolverlo in Inghilterra. Ora, a 50 e passa anni, dico che sarei dovuto rimanere là. Per più di dieci giorni mi chiusi mentalmente per un problema importante che mi turbò, quando mi ripresi ormai avevo chiesto ad Alex Ferguson di andare via e lui mi rispose “Tu non rientri più qua”. Il rammarico è di non aver aspettato almeno quei 10/15 giorni che mi avevano concesso per risolvere la mia situazione. Il problema fu anche che nel frattempo mi chiamò Marotta che era a Venezia, c’era il presidente Zamparini, l’allenatore era Spalletti, i miei compagni che mi dicevano di tornare. Alla fine ho fatto la scelta da “codardo” tornando in Italia e andando a giocare al Venezia, dove tra l’altro mi son trovato benissimo e dove mi amano, per carità. Però se avessi aspettato sarei partito col Manchester United in Brasile per la Coppa del Mondo per Club e poi chissà…». lb/AGIMEG