Il rispetto del divieto di vendita di prodotti da fumo e giochi con vincita in denaro ai minori di 18 anni non è un semplice adempimento burocratico, ma un dovere etico e professionale che definisce il ruolo sociale del tabaccaio. È questo il messaggio centrale emerso nell’intervista rilasciata a Voce del Tabaccaio da Mario Antonelli, Presidente della Federazione Italiana Tabaccai (FIT).
L’intervento del Presidente offre un quadro chiaro sulle strategie messe in atto dalla categoria per contrastare il fenomeno dell’accesso precoce a fumo e azzardo, evidenziando il valore strategico della responsabilità sociale per la sostenibilità futura delle rivendite.
Presidente Antonelli, Lei ha più volte sottolineato che impedire ai minori l’accesso al fumo e al gioco non è una semplice possibilità, ma un preciso dovere per la categoria che rappresenta. Cosa sta facendo la Federazione per veicolare questo messaggio?
“La Federazione lavora da sempre su questo fronte, attraverso una costante attività di indirizzo e sensibilizzazione nei confronti dei propri associati e ricordando loro l’importanza del rispetto delle regole. In passato abbiamo promosso numerose iniziative, tra cui campagne itineranti dedicate all’informazione e alla prevenzione del consumo di prodotti da fumo e del gioco da parte dei minori. Per il futuro, considerata la rilevanza della questione, intendiamo intensificare ulteriormente le attività informative e di sensibilizzazione, utilizzando tutti i canali di comunicazione a nostra disposizione. Inoltre, dedicheremo maggiore spazio a questo tema nell’ambito dei convegni e degli eventi rivolti agli associati, anche attraverso specifiche sessioni formative e informative”.
Sempre più spesso i tabaccai si trovano davanti a minori che provano ad acquistare prodotti vietati, come sigarette o Gratta e Vinci. Cosa può fare la categoria?
“Innanzitutto, occorre rafforzare la consapevolezza della gravità di questi comportamenti, anche attraverso un’adeguata attività di informazione rivolta alla clientela. È importante spiegare che il rifiuto di vendere un pacchetto di sigarette o un Gratta e Vinci a un minore non è un atteggiamento ostile, ma un atto dovuto a tutela del minore stesso. L’insistenza nell’acquisto, in tal caso, non produce alcun effetto. Sono certo che, di fronte a un minore che reagisce negativamente, vi siano molti clienti pronti ad apprezzare la correttezza e la responsabilità del tabaccaio, oltre che, chiaramente, la propensione di questi al rispetto delle regole”.
Quali difficoltà può incontrare, concretamente, il rivenditore che si attiene scrupolosamente al rispetto delle regole?
“Può capitare che il tabaccaio perda un’opportunità di vendita o concorra a creare un momento di tensione in tabaccheria, anche dinnanzi ad altri clienti. Tuttavia, ciò che, a primo acchito, potrebbe sembrare una rinuncia economica, si traduce in un comportamento che qualifica il tabaccaio e rafforza il rapporto di fiducia con la comunità. Dunque, sul lungo periodo, l’adozione di un comportamento rigoroso e responsabile rappresenta il presupposto per attrarre e fidelizzare clientela”.
Quali benefici ritiene derivino dall’impedire ai minori l’accesso al fumo e al gioco?
“Il primo beneficio è poter gestire la propria tabaccheria a testa alta, con la consapevolezza di agire correttamente. Inoltre, un tabaccaio che rifiuta di vendere un pacchetto di sigarette o un Gratta e Vinci a un minore, oltre che rispettare la legge, difende la credibilità della categoria, la propria reputazione e, chiaramente, il futuro della propria attività”.
Si registrano ancora comportamenti poco virtuosi anche all’interno della categoria che rappresenta. Che messaggio desidera rivolgere agli associati?
“Desidero innanzitutto precisare che l’accesso dei minori a questi prodotti avviene spesso attraverso canali diversi dalla rete delle rivendite autorizzate: talvolta tramite circuiti illegali o piattaforme on line, molto diffuse tra i più giovani, altre volte attraverso l’intermediazione di soggetti maggiorenni. Ai colleghi che non rispettano pienamente le regole, rivolgo un invito chiaro: riflettere sul proprio ruolo. Torno a ribadire, in ultimo, che rifiutare la vendita di prodotti vietati ai minori non è soltanto un obbligo previsto dalla legge per evitare sanzioni, ma un principio etico inderogabile e un presupposto essenziale per esercitare responsabilmente la propria attività”. cdn/AGIMEG










