Forum Acadi, D’Angelo (SAPAR): “La nostra proposta è una nuova AWP con payout al 70 per cento e PREU al 20 per cento”

Una nuova AWP con parametri riequilibrati rispetto ai prodotti offerti sui canali online. È la misura ponte che SAPAR ripropone per rilanciare la filiera degli apparecchi nell’attesa del riordino del gioco fisico, illustrata dal presidente Sergio D’Angelo al Forum Acadi 2026. L’evento, dedicato all’impatto sociale delle regole, si è tenuto oggi a Roma nella sede di Confcommercio, dove è stato presentato il nuovo Bilancio di sostenibilità del comparto.

“La scelta del titolo ‘L’impatto sociale delle regole’ ci permette di andare al cuore di una questione fondamentale per il comparto del gioco pubblico. È un titolo importante, perché ci ricorda che una norma non vive soltanto sulla carta. Vive nei territori, nelle imprese, nel lavoro delle persone, nelle possibilità di controllo dello Stato e nella tutela di chi gioca. Per capire se una regola funziona non basta conoscerne le intenzioni, ma dobbiamo osservarne gli effetti.

Il Bilancio di sostenibilità di comparto che viene presentato oggi offre un’occasione preziosa. Come presidente di SAPAR, vorrei contribuire a questa riflessione partendo dalla prospettiva delle imprese che operano ogni giorno nella filiera del gioco, e degli apparecchi del gioco pubblico di Stato.

Il primo tema è quello regolatorio. Da anni attendiamo un riordino di tutto il gioco fisico, che dia al settore delle regole chiare e precise, coerenti e applicabili sull’intero territorio nazionale, che non favorisca soltanto alcune grandi realtà, ma tenga nella giusta considerazione anche le piccole e medie imprese di gestione. Sono anni che le aziende di settore sono costrette a operare nell’incertezza o sottoposte a continue modifiche fiscali e regolatorie.

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Questa incertezza non riguarda soltanto gli operatori. Quando una rete autorizzata si indebolisce, lo Stato rischia di perdere presenza e capacità di controllo proprio nei territori in cui dovrebbe esercitarle. E quando una regola limita l’offerta legale, dobbiamo verificare se riduce davvero i rischi per le persone o se, invece, finisce per spostare la domanda verso canali meno visibili, meno controllabili e più pericolosi per gli utenti e per lo Stato stesso.

È questo, a mio avviso, il significato più concreto dell’espressione ‘impatto sociale delle regole’. Ovviamente sarebbe ancora meglio prevenire queste problematiche con una attività di ascolto e confronto con chi vive quotidianamente la realtà del gioco pubblico e di chi le rappresenta, cioè le associazioni di settore.

Il riordino resta necessario. Ma il suo rinvio non può diventare una ragione per lasciare tutto fermo. Per questo SAPAR ripropone le ‘Misure ponte’, che oggi più che mai sono indispensabili per consentire il rilancio della filiera degli apparecchi, delle entrate erariali e la sostenibilità degli utenti stessi, senza attendere il nuovo bando concessorio.

Sotto tale aspetto ringraziamo comunque l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che, anche sulla base di una notevole spinta associativa, ha consentito l’innovazione costituita dal Bank sugli apparecchi comma 6 A.

La nostra proposta tecnica, denominata ‘Misura ponte’, propone un riequilibrio con gli stessi prodotti che oggi troviamo sui canali online, dunque una nuova AWP con i seguenti parametri: payout al 70 per cento, PREU al 20 per cento, vincita massima di 200 euro, l’implementazione di messaggi dedicati alla prevenzione del gioco problematico.

Non sono quattro richieste separate. Sono elementi di un progetto che va valutato nel suo insieme, sotto il profilo economico, regolatorio e della tutela del giocatore. Sappiamo bene che una proposta di questo tipo richiede un confronto serio con le Istituzioni, con la politica, con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con i concessionari e con gli altri soggetti della filiera.

Un processo di confronto che si fonda su previsioni trasparenti: generando effetti positivi sulle entrate, sulla sostenibilità per le imprese, e sullo sviluppo di nuovi prodotti e strumenti di prevenzione. Il tempo che ci separa dal riordino non deve essere tempo perso, ma un’occasione per rendere la filiera più sicura e più sostenibile.

Il secondo tema è la salute. Su questo punto voglio essere netto: tutelare le persone non è uno slogan da richiamare nei convegni e dimenticare nelle decisioni operative. È una responsabilità che deve guidare la progettazione delle regole e dei prodotti.

I messaggi di prevenzione sugli apparecchi possono essere uno strumento utile, ma devono essere chiari, riconoscibili e pensati per aiutare davvero il giocatore a fermarsi e a riflettere. Da soli però non bastano. Servono formazione per chi lavora nei punti vendita, informazioni accessibili sui servizi di aiuto e una collaborazione stabile con le competenze sanitarie e scientifiche.

Il terzo tema, la sostenibilità, ci chiede di allargare lo sguardo. È sostenibile un sistema che protegge la salute. È sostenibile un sistema che contrasta l’illegalità, rispetta gli obblighi antiriciclaggio che rende effettivi i controlli. Ma è sostenibile anche un sistema nel quale le imprese possono restare aperte, pagare i lavoratori, investire e continuare a operare nella legalità.

Parlo in particolare delle piccole e medie imprese. Sono una parte essenziale della nostra filiera. Spesso hanno un legame diretto con il territorio e sostengono costi che diventano sempre più difficili da programmare e sostenere. Quando discutiamo di equilibrio economico delle regole, non stiamo chiedendo una tutela astratta di bilanci aziendali. Stiamo parlando della possibilità concreta di mantenere una rete del gioco legale diffusa.

Da questo punto di vista, Confcommercio può svolgere un ruolo di primo piano. La desertificazione commerciale riguarda l’intero tessuto delle attività di prossimità. Le analisi dell’associazione indicano che tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparsi 156 mila negozi e punti vendita. Tra questi si conta la chiusura di 11 bar al giorno.

Non possiamo attribuire questa perdita solo al settore del gioco, né pensare che le sole misure che proponiamo possano invertire una trasformazione tanto ampia. Possiamo però riconoscere un fatto: anche le nostre imprese e gli esercizi che ospitano un’offerta autorizzata fanno parte dell’economia dei territori. Preservarne le condizioni di sostenibilità può contribuire a rallentare la desertificazione nelle nostre città.

L’Europa lascia agli Stati membri un ampio spazio per disciplinare il gioco in funzione degli interessi pubblici. Non è una garanzia automatica per nessuna impresa e non ci esonera dal rispetto dei principi europei. Significa, però, che l’Italia ha la responsabilità di scegliere e di costruire un modello capace di tenere insieme tutta la filiera esistente: multinazionali, concessionari di rete, piccole e medie aziende di gestione, e gli esercenti che, con tanti sacrifici, mantengono aperte le serrande su tutto il territorio nazionale.

I punti vendita di gioco sul territorio non sono semplici attività commerciali, ma rappresentano il presidio dello Stato e la barriera contro l’illegalità. Tuttavia, questo presidio regge solo se è economicamente sostenibile. Una restrittiva concentrazione delle concessioni su pochissimi operatori distrugge la competitività, riduce i margini dei piccoli esercenti e rischia di far collassare la rete legale, lasciando un vuoto che verrebbe colmato dal mercato nero.

Vorrei lasciare a questo Forum una proposta di metodo. Valutiamo ogni nuova regola, comprese quelle già in vigore, ponendoci alcune domande fondamentali. Tutela delle persone: migliora realmente la loro sicurezza e i loro diritti? Capacità di controllo: rafforza l’efficacia e il potere di verifica delle istituzioni? Contrasto all’illegalità: riduce concretamente lo spazio d’azione per i comportamenti illeciti? Applicabilità locale: è una misura sostenibile e realizzabile nei diversi territori? Sostenibilità aziendale: consente alle imprese virtuose, comprese le più piccole, di continuare a lavorare?

Se una misura non supera questa verifica, dobbiamo avere il coraggio di discuterla e, se necessario, cambiarla. La sostenibilità non consiste nel difendere ogni assetto esistente. Consiste nel governare il cambiamento, assumendoci la responsabilità delle sue conseguenze.

SAPAR è pronta a fare la propria parte, il riordino del gioco fisico arriverà. Nel frattempo, adottiamo le misure che possono evitare un ulteriore crollo della rete legale e lavoriamo insieme affinché le regole future siano non soltanto rigorose, ma anche efficaci. Perché il loro vero bilancio, alla fine, non si misura solo nel testo di una legge. Si misura nella salute delle persone, nella forza della legalità e nella capacità dei nostri territori di non perdere altre imprese, altri lavoratori e altri punti vendita sul territorio nazionale”. fp/AGIMEG