Un’inchiesta per riciclaggio ha investito il casinò di San Marino. Secondo gli inquirenti, circa 7,5 milioni di euro di provenienza illecita sarebbero stati ripuliti attraverso le slot della Giochi del Titano, la società di proprietà dello Stato al centro delle perquisizioni. Gli indagati sono sette. Tra loro c’è il direttore generale e amministratore delegato Salvatore Caronia, che sarebbe ai domiciliari.
Le perquisizioni sono scattate il 29 settembre, giorno in cui la sala è rimasta chiusa al pubblico. A coordinare l’indagine sono la Procura di Ravenna e il Tribunale di San Marino. Il fascicolo sarebbe collegato alle segnalazioni dell’Agenzia di Informazione Finanziaria (AIF) e a richieste di assistenza giudiziaria arrivate dall’Italia a inizio anno.
San Marino, il riciclaggio nella casinò secondo l’accusa
La cifra contestata, 7.493.421,67 euro, corrisponde ai movimenti ricostruiti dall’AIF dal 2019 al 2026. A muovere il denaro sarebbe stato l’imprenditore Elio Marino, che avrebbe dichiarato redditi tra 5.000 e 38.000 euro.
Per gli inquirenti si tratterebbe di autoriciclaggio: il contante sarebbe arrivato da Ciserano, in provincia di Bergamo, dove Marino lo avrebbe ricevuto da cittadini albanesi. Le somme sarebbero legate a un giro di false fatturazioni con società cartiere. Il denaro sarebbe poi stato trasferito a San Marino e giocato alle slot. Le vincite, pagate con assegni, sarebbero state depositate in banca come normali guadagni da gioco.
L’ipotesi di concorso in riciclaggio riguarda anche la compagna dell’imprenditore, Aizada Chokoeva, e cinque figure interne alla società, tra cui il vicedirettore Angelo Muraccini.
Il ruolo del direttore e i sequestri
A Caronia gli inquirenti attribuiscono pressioni sui funzionari della Banca Agricola Commerciale, per evitare che all’imprenditore venissero chiesti documenti sui redditi.
L’accusa sospetta anche l’aiuto di alcuni dipendenti. Alcune slot sarebbero state riservate a Marino e alla compagna, con l’accesso temporaneamente impedito agli altri giocatori. Nelle intercettazioni comparirebbero riferimenti agli assegni e a una commissione che sarebbe stata chiesta per il servizio.
Sotto sequestro sono finite dieci slot machine. I tecnici verificheranno se il software o i sistemi informatici siano stati modificati per alterare le probabilità di vincita. Sequestrati anche dispositivi informatici e telefoni cellulari degli indagati, mentre sono stati acquisiti i filmati della videosorveglianza.
Le accuse restano ipotesi da verificare e l’inchiesta è ancora aperta.
Sul fronte dei controlli, il Decreto Delegato n. 129 del 31 agosto 2026 ha reso più stringenti gli obblighi delle case da gioco sammarinesi: i clienti vanno identificati già all’ingresso e i loro dati collegati alle operazioni da 2.000 euro in su.
Il Congresso di Stato di San Marino: “Fiducia nella magistratura”
Il 30 settembre si è riunito d’urgenza l’Ente di Stato dei Giochi. Sul caso è intervenuto poi il Congresso di Stato, che ha espresso “piena fiducia nell’operato della Magistratura e nelle Autorità preposte agli accertamenti, nella certezza che ogni valutazione sarà compiuta nelle sedi competenti e nel pieno rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento”.
Per il Governo le vicende oggetto dell’indagine “non possono essere ricondotte, in questa fase, all’attività complessivamente svolta dalla Società, né tantomeno alla generalità dei suoi dipendenti e collaboratori”. Il consiglio di amministrazione si è già attivato mercoledì per collaborare con l’autorità giudiziaria e garantire la continuità aziendale.
L’operatività della struttura resta la priorità dell’Esecutivo, pronto ad adottare atti formali sulla gestione se sarà necessario. Il Governo ha assicurato che continuerà a seguire la vicenda a tutela dell’interesse pubblico. In chiusura, il Congresso di Stato ha invitato “al senso di responsabilità e all’equilibrio nel dibattito pubblico”. fp/AGIMEG










