Con Varenne se ne va un pezzo di storia dell’ippica mondiale: non solo il cavallo più vincente di sempre, ma quello che per primo ha insegnato al trotto a farsi guardare da tutti. SNAI si unisce al forte e partecipato ricordo del mondo dell’ippica per quest’autentica leggenda sportiva: Varenne, il cavallo che ha vestito i colori della scuderia SNAI negli anni del suo più grande successo.
“Varenne è stato molto più di un grande campione: è stato un simbolo dell’ippica italiana, capace di portare questo sport nel cuore di milioni di persone” ha dichiarato Francesco Borsetti, Managing Director di SNAI. “Abbiamo avuto il privilegio di vivere da vicino la sua straordinaria parabola, anche come proprietari, partecipando alle sue imprese e raccontandone i traguardi. Sono emozioni e ricordi che resteranno per sempre legati alla nostra storia e a quella dell’ippica. Oggi sentiamo soprattutto la gratitudine per aver potuto essere parte di un’avventura così speciale, destinata a vivere ogni giorno nel futuro dell’ippica italiana. Grazie, Capitano.»
I numeri raccontano da soli la grandezza di questo cavallo: 128 vittorie in carriera, il record assoluto nella storia del trotto, italiano e mondiale. Un dato che nessun altro campione della disciplina ha mai avvicinato, e che da solo basterebbe a spiegare perché il suo nome sia entrato di diritto nella storia dello sport.
Soprannominato infatti il “Capitano”, Varenne ha riscritto la storia del trotto mondiale. Nato nel 1995 in provincia di Ferrara, ha costruito tra il 1998 e il 2002 un palmarès straordinario, con 62 vittorie in 73 corse, 51 Gran Premi conquistati e oltre 6,3 milioni di euro di premi vinti. Tra i suoi successi più celebri, il Grand Slam europeo per due anni consecutivi, nel 2001 e nel 2002, le vittorie nell’Amérique, nell’Elitlopp e il Gran Premio delle Nazioni conquistato all’Ippodromo di San Siro nel 1999, e, ancora, il record mondiale stabilito nel 2001 al Meadowlands di New York. Primo cavallo nella storia a essere nominato “Cavallo dell’anno” in tre diversi Paesi, Varenne ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per l’ippica anche dopo il ritiro, attraverso l’attività di stallone e una progenie di oltre 2.000 figli.
Ma sarebbe riduttivo raccontare Varenne solo attraverso i numeri. Il suo vero lascito è stato un altro: è stato il primo cavallo capace di uscire dagli ippodromi ed entrare nell’immaginario di un pubblico ben più ampio di quello degli appassionati storici. Prima di lui, pochi campioni sportivi – in qualsiasi disciplina – erano riusciti a trasformare ogni propria gara in un appuntamento atteso anche da chi l’ippica non la seguiva abitualmente. Le sue corse diventavano eventi mediatici, i suoi arrivi materia di racconto, la sua rivalità con altri grandi trottatori dell’epoca una serie che teneva incollato il pubblico stagione dopo stagione.
È questa capacità di coinvolgimento, prima ancora del palmarès, a rendere Varenne un unicum nella storia dello sport italiano: ha saputo trasformare il trotto da disciplina di nicchia a fenomeno di comunicazione, anticipando di anni il modo in cui oggi lo sport professionistico costruisce il proprio racconto attorno ai suoi campioni. lb/AGIMEG










