Il mercato del gioco italiano è stato in passato, ed è ancora, un punto di riferimento normativo e organizzativo a livello europeo. In questo quadro, AGIC – Associazione Gioco e Intrattenimento in Concessione – ribadisce, in un documento dedicato alla riforma del settore dei giochi che oggi ha presentato alla stampa, la necessità di completare il percorso di riordino del settore, con particolare riferimento alla rete fisica del comparto retail.
Il gioco pubblico rappresenta un comparto strategico per il Paese, non solo per il contributo fiscale, ma anche per il ruolo di presidio del mercato legale e di contrasto all’offerta non autorizzata.
GGR, indicatore chiave del mercato del gioco
La industry del gioco pubblico può essere analizzata attraverso indicatori economici specifici: l’indicatore più rilevante del mercato del gioco, in grado di misurare la spesa reale dei giocatori e l’andamento del settore, è il GGR (Gross Gaming Revenue), che indica la spesa degli italiani al netto delle vincite erogate. È calcolato, quindi, come la differenza tra la raccolta e le vincite.
Il GGR contiene poi:
- il prelievo fiscale fissato per legge, applicato in modo differenziato a ogni singolo gioco secondo la natura dello stesso;
- l’importo destinato agli operatori del settore, ovvero concessionari, rete distributiva e fornitori di servizi aggiuntivi, come ad esempio i gestori degli apparecchi.
Spesso i media citano i dati della raccolta, o turnover, che indica la spesa complessiva dei giocatori. Questo dato, fornito senza evidenziare il valore delle vincite, chiamato payout, racconta il settore in modo non completo e comprensibile e soprattutto non consente un reale confronto a livello internazionale, dove il GGR è l’unico indicatore economico utilizzato.
Nel 2025 il GGR totale del settore è stato pari a 21,6 miliardi di euro, generando entrate erariali per un valore di 11,5 miliardi, l’1,8% del totale delle entrate tributarie dello Stato. Le entrate derivanti dal settore del gioco pubblico rappresentano un asset importante e costante nel tempo per finanziare politiche strutturali del Paese.
Normativa frammentata e proroghe delle concessioni
Il quadro normativo che disciplina il settore dei giochi legali in Italia, dopo un’iniziale centralizzazione delle regole e della gestione delle concessioni in capo all’allora AAMS, da oltre un decennio risulta assai complesso e frammentato, anche in virtù della stratificazione di norme regionali e regolamenti comunali che, intervenendo per ragioni di salute pubblica, hanno via via integrato e superato le norme centrali.
L’assetto normativo del settore ha vissuto infatti un progressivo superamento di una disciplina centralizzata e organica, gradualmente sostituita da interventi normativi a carattere locale da parte di Regioni e Comuni, volti a limitare la localizzazione e gli orari di esercizio dei punti di vendita, creando di fatto una diffusa frammentazione delle misure normative.
La sovrapposizione e l’eterogeneità di queste normative locali costituiscono oggi un ostacolo all’indizione delle gare del settore retail, come anche stabilito dal Consiglio di Stato, impedendo l’individuazione di criteri che possano orientare la gestione e la programmazione del gioco, nonché la stessa progettazione della rete territoriale dei punti fisici.
In assenza di un riordino organico del settore dei giochi, il legislatore è stato costretto a ricorrere, ormai da 10 anni, all’utilizzo di proroghe necessarie alla prosecuzione della gestione del servizio pubblico. Infatti, sia il settore delle scommesse che quello del bingo sono in proroga da oltre 10 anni, mentre la concessione degli apparecchi è scaduta nel 2022.
La Legge di Bilancio 2023 ha determinato e allineato il regime delle proroghe per tutte le tipologie di gioco in pluriconcessione retail fino al 31 dicembre 2024, prorogate a loro volta, sino al 31 dicembre 2026, dalla Legge di Bilancio 2025.
Riordino online e nuove concessioni
Allo stato attuale, il Governo, nell’ambito dell’esercizio della delega in capo al MEF, ha approvato in via definitiva esclusivamente il primo decreto di riordino sui giochi a distanza, il Decreto legislativo n. 41 del 25 marzo 2024, volto a costituire il quadro regolatorio nazionale della disciplina dei giochi pubblici ammessi in Italia, in particolare quelli online, con esclusione di quelli a rete fisica e delle case da gioco, per i quali resta ferma la disciplina vigente.
Nel 2025 si è svolta la gara per le nuove concessioni, alla quale hanno aderito 52 operatori che hanno versato, per ogni concessione, un importo di 7 milioni di euro. Le nuove concessioni online sono operative dal 13 maggio 2026.
Alla luce di quanto premesso, e a seguito del riordino del gioco online, il passo successivo, nell’ambito della delega conferita al MEF, dovrebbe essere quindi l’ancor più necessario intervento normativo volto al riordino organico del settore dei giochi.
Richiamato da più parti sia a livello istituzionale che giudiziale, un quadro regolatorio stabile consentirebbe di rafforzare al contempo la tutela dei giocatori, il contrasto al gioco illegale, la sostenibilità economica della filiera e la salvaguardia delle entrate erariali, oltre che lo svolgimento delle nuove gare per le concessioni.
Riordino del gioco fisico: gli effetti attesi
Completare il riordino significherebbe entrare in un contesto di modernità e maggiore sicurezza, considerando che le attuali regolamentazioni risalgono ai primi anni del 2000.
Nella fattispecie, il Riordino del Gioco Fisico, se attuato, produrrebbe:
- il superamento del regime delle proroghe, introducendo un innovativo sistema concessorio che consentirebbe di modificare l’attuale meccanismo delle distanze, peraltro di assai dubbia efficacia, differenziato per Regione. In particolare, ciò permetterebbe di considerare il mutato contesto di mercato, tutelando l’intera filiera del gioco pubblico, i livelli occupazionali, il patrimonio di esperienze e capacità operative, nonché gli interessi erariali;
- la possibilità di una solida pianificazione industriale di lungo periodo per le aziende del comparto, che permetta di continuare a investire in tecnologia, innovazione e sicurezza e consenta anche di implementare la funzione di presidio a sostegno della legalità nei confronti dei consumatori e degli esercenti;
- l’uniformità della regolamentazione su tutto il territorio nazionale: il distanziometro, introdotto in modo differenziato da tutte le Regioni, non ha sortito effetti positivi nella lotta al gioco patologico, ma ha causato la chiusura di punti vendita e lo spostamento dell’offerta di gioco dai centri abitati alle periferie, con conseguenti ricadute sulla sicurezza pubblica, sui livelli occupazionali e sul gettito erariale.
La posizione di AGIC
In questo quadro, AGIC, dopo aver accolto con favore il riordino del settore del gioco a distanza, ha sempre supportato il pieno completamento del percorso di riordino normativo del settore, per quanto riguarda la rete fisica del cosiddetto comparto retail: scommesse, apparecchi da intrattenimento, AWP e VLT, e bingo.
Il suo completamento potrebbe consentire una programmazione di lungo periodo delle aziende in materia di investimenti in tecnologie innovative e sicure, ma anche il rafforzamento delle tutele e degli strumenti di prevenzione per i giocatori del comparto retail, già introdotte invece per il comparto online.
Inoltre, riaprirebbe la possibilità di indire le gare per l’affidamento di nuove concessioni.
AGIC sottolinea che il gioco legale resta lo strumento più efficace per intercettare comportamenti a rischio e indirizzare le persone verso percorsi di tutela; un ruolo che può essere svolto solo se il sistema regolato non viene progressivamente eroso a vantaggio del sommerso. cdn/AGIMEG











