Gioco online illegale, allarme siti clone: 47 domini fake e oltre 100 milioni sottratti a un concessionario. La ricerca integrale

Centinaia di migliaia di utenti e accessi indirizzati tramite canali Telegram, oltre 100 milioni di euro di incassi sottratti in un anno a un solo concessionario autorizzato e decine di domini fake in rete. È il fenomeno dei siti-clone, che colpisce sempre più duramente il settore del gioco online.

L’Osservatorio Data Room Nexus sul gioco illegale online, in un solo mese, dal 15 aprile al 15 maggio, ha individuato 47 siti che imitano il layout di 15 concessionari autorizzati.

Siti clone, fake app e canali Telegram

La ricerca ha consentito di individuare anche 30 applicazioni clone (fake app) e 14 canali Telegram per lo smistamento dei clienti verso i domini non autorizzati. Si tratta di prodotti realizzati “per imitare l’identità grafica, i contenuti e l’esperienza di gioco di concessionari autorizzati, mediante clonazione e il conseguente uso improprio del marchio e del nome a dominio”.

L’utente, a seguito dell’interazione con l’inserzione clone, è convinto di trovarsi su un sito di gioco che rientra nel circuito regolato, quando in realtà sta giocando illegalmente su una perfetta copia.

L’attività svolta dall’Osservatorio ha consentito non solo di registrare l’effettiva esistenza del fenomeno clone nel segmento del gioco online italiano, ma anche di evidenziare come tale sistema operi attraverso strutture estremamente organizzate, capaci di adattarsi e camuffarsi efficacemente all’interno degli ecosistemi digitali frequentati quotidianamente dagli utenti, di intercettarli e di reindirizzarli verso siti clone o siti illegali.

La capacità di replicare marchi, naming, domini, ambienti e store digitali riconducibili al circuito regolato consente infatti all’offerta illegale di inserirsi nel panorama digitale italiano con modalità sempre più sofisticate e difficilmente percepibili dagli utenti.

L’attività di monitoraggio ha evidenziato che il fenomeno si sviluppa attraverso un sistema articolato di contenuti pubblicitari, siti web, fake app e canali digitali tra loro collegati, progettati per indirizzare l’utente verso ambienti illegali che simulano in tutto e per tutto l’esperienza del circuito regolato.

Uno degli aspetti più rilevanti emersi nel corso dell’analisi riguarda proprio il ruolo dell’ambiente social nella costruzione della percezione di affidabilità del contenuto clone: piattaforme come Instagram, Facebook o TikTok rappresentano infatti ambienti digitali familiari per gli utenti, soprattutto per gli under 35.

Il focus su un grande operatore online

L’Osservatorio ha concentrato la propria analisi su uno dei principali operatori autorizzati. Il caso analizzato, composto da 4 domini riconducibili a un’unica infrastruttura clone, registra un volume di raccolta pari a circa 28 milioni di euro nel quadrimestre osservato, da gennaio ad aprile di quest’anno.

Proiettato sull’intero anno, il volume di raccolta sottratto dai siti clone al top brand preso in esame ammonta a circa 112 milioni di euro. Impressionanti i dati sugli utenti, 175mila, e sugli accessi, 690mila.

Come si è arrivati a questi numeri? È stato estratto dal campione di cloni Nexus un cluster composto da quattro domini clone riconducibili al medesimo operatore autorizzato: xxx3, xxx4, xxx8 e xxx9 (l’indirizzo è stato oscurato per motivi di privacy nei confronti del concessionario vittima di clonazione).

L’analisi condotta ha evidenziato che i quattro domini rimandano alla medesima piattaforma di gioco, caratterizzata dalla stessa struttura operativa, dalla stessa interfaccia grafica e da contenuti di gioco identici tra loro.

Proprio in ragione della natura “gemella” dei domini analizzati, i dati di traffico sono stati trattati dall’Osservatorio Data Room Nexus secondo una doppia logica di lettura. Quelli relativi ai singoli domini sono stati disaggregati per restituire una fotografia puntuale e aggiornata della distribuzione del traffico e dell’operatività dei diversi siti del caso di studio analizzato.

Dall’altro lato, il calcolo complessivo degli accessi e degli utenti unici è stato effettuato in forma aggregata, considerando i quattro domini come parte di un’unica infrastruttura digitale riconducibile al medesimo sito di gioco.

Il fenomeno clone nel gioco online illegale

Il fenomeno dei siti clone rappresenta una delle modalità più sofisticate con cui il gioco online illegale riesce oggi a intercettare utenti sul mercato italiano. Non si tratta più soltanto di piattaforme prive di autorizzazione, facilmente riconoscibili come estranee al circuito regolato, ma di ambienti digitali costruiti per apparire credibili, familiari e simili ai siti dei concessionari autorizzati.

Secondo il focus dell’Osservatorio Nexus, i contenuti clone riproducono elementi grafici, comunicativi e strutturali propri degli operatori legali: marchi, naming, colori, domini, loghi, interfacce di gioco, bonus e claim promozionali. L’obiettivo è trasferire sull’offerta illegale la fiducia che l’utente associa ai brand autorizzati.

Il clone, quindi, non è solo una copia estetica. È uno strumento di acquisizione dell’utenza, costruito per accompagnare il giocatore verso piattaforme non autorizzate facendogli credere di trovarsi in un ambiente sicuro e regolato.

Social network come porta d’ingresso

Un ruolo centrale viene svolto dai social network, in particolare Instagram, Facebook e TikTok. Il report evidenzia come le inserzioni clone si inseriscano nel normale flusso di navigazione degli utenti, sfruttando ambienti digitali che vengono percepiti come abituali e affidabili.

Le pubblicità intercettate richiamano spesso prodotti di gioco molto conosciuti, come Gratta e Vinci o format popolari, oltre a bonus, promozioni e riferimenti visivi a marchi noti del settore. Il rischio è che l’utente, trovandosi all’interno di piattaforme quotidianamente utilizzate, abbassi la soglia di attenzione e attribuisca maggiore credibilità al contenuto sponsorizzato.

Questo meccanismo è particolarmente rilevante anche perché molti utenti potrebbero non essere consapevoli del divieto assoluto di pubblicità per il gioco pubblico. La presenza di una comunicazione promozionale, associata a nomi o grafiche familiari, può quindi contribuire a creare una falsa percezione di legalità.

La user journey: dall’inserzione al macrosistema illegale

Il percorso dell’utente, secondo Nexus, si sviluppa attraverso una vera e propria user journey.

Il primo contatto avviene tramite l’inserzione clone, che può utilizzare il nome di un falso inserzionista simile a quello di un concessionario autorizzato oppure contenuti visivi costruiti per richiamare il mercato regolato. Il click sull’annuncio porta poi verso un secondo livello, rappresentato dall’ambiente digitale di destinazione.

Qui il sistema clone può assumere diverse forme: siti di gioco illegali, fake app, cloni di store digitali oppure canali di messaggistica privata. In questo modo l’utente viene progressivamente spostato da un contesto apparentemente ordinario, come un social network, verso un ecosistema chiuso e non autorizzato.

Il punto centrale è che questi strumenti non operano in modo isolato. Inserzioni, app, siti e canali Telegram risultano spesso collegati tra loro e funzionali alla stessa strategia: intercettare il giocatore, conquistarne la fiducia e indirizzarlo verso piattaforme illegali.

Fake app e falsi store: il rischio della simulazione perfetta

Tra gli strumenti più insidiosi individuati dal monitoraggio ci sono le fake app clone. Si tratta di applicazioni che appaiono sullo smartphone come normali app, con icone e interfacce simili a quelle di servizi conosciuti, ma che in realtà reindirizzano l’utente verso domini di gioco illegali.

Il report evidenzia anche l’utilizzo di cloni di store digitali, costruiti per simulare l’aspetto di Google Play Store o Apple Store. L’utente può quindi essere indotto a credere di scaricare un’app ufficiale, quando invece sta interagendo con una struttura creata appositamente per distribuire contenuti illegali.

Un ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla presenza di applicazioni illegali anche all’interno di store autentici. Questo passaggio aumenta la percezione di affidabilità, perché l’utente tende ad associare la presenza nello store a una forma di controllo o validazione.

Siti clone: la copia dei concessionari autorizzati

I siti di gioco clone sono costruiti per imitare in maniera molto fedele l’identità grafica e l’esperienza di navigazione dei concessionari autorizzati. Il rapporto parla di piattaforme che riproducono marchi, domini, interfacce, giochi e contenuti, arrivando a creare copie difficilmente distinguibili dal sito originale.

Questa modalità consente all’offerta illegale di appropriarsi della reputazione costruita nel tempo dagli operatori regolati. L’utente, dopo aver cliccato su un’inserzione o su un link condiviso in un canale privato, può trovarsi davanti a un ambiente che richiama quello del concessionario ufficiale e ritenere di giocare legalmente.

Il danno, quindi, non riguarda soltanto l’utente, ma anche il concessionario clonato, il mercato legale e l’Erario, perché il traffico e la raccolta vengono dirottati verso infrastrutture non autorizzate.

Telegram e i canali chiusi di redistribuzione

Il focus segnala anche il ruolo dei canali Telegram, utilizzati come ambienti di redistribuzione del traffico verso siti clone o illegali.

Questi canali funzionano come spazi chiusi nei quali gli utenti vengono indirizzati dopo aver interagito con un’inserzione. Al loro interno vengono condivisi link, suggerimenti, indicazioni operative e riferimenti a bonus o vantaggi economici offerti dai diversi siti.

Telegram diventa così un punto di collegamento tra la campagna pubblicitaria clone e il sito finale di destinazione. Il sistema consente inoltre di mantenere il rapporto con l’utente, aggiornare i link, promuovere nuovi domini e aggirare eventuali blocchi o interventi sui siti già individuati.

Il campione Nexus: 15 concessionari coinvolti

Nel periodo di monitoraggio, l’Osservatorio Nexus ha intercettato contenuti clone riferibili a 15 concessionari autorizzati italiani.

Il campione analizzato comprende:

  • 30 fake app clone, progettate per simulare applicazioni ufficiali;
  • 47 siti clone, costruiti per imitare concessionari autorizzati;
  • 14 canali Telegram, utilizzati per lo smistamento del traffico verso siti clone o comunque illegali.

Il dato conferma che il fenomeno non appare episodico, ma inserito in un sistema organizzato e articolato, capace di utilizzare diversi strumenti digitali in modo coordinato.

Il caso studio dei quattro domini gemelli

Una parte rilevante del focus riguarda un caso studio composto da quattro domini clone riconducibili allo stesso concessionario autorizzato. I domini, oscurati nel documento per ragioni di privacy, presentano strutture grafiche identiche, contenuti di gioco replicati e logiche coordinate di acquisizione dell’utenza.

Pur apparendo formalmente come siti diversi, i quattro domini rimandano alla stessa infrastruttura illegale. Condividono piattaforma, grafica, ambienti di gioco e modalità di redistribuzione del traffico.

Il rapporto evidenzia come questi domini vengano utilizzati in modo alternato nella stessa filiera: un utente può arrivare su un dominio tramite un’inserzione e poi essere indirizzato verso un altro sito “gemello” attraverso ulteriori annunci o canali Telegram.

I dati di traffico del caso studio

Nel quadrimestre osservato, i quattro domini del caso studio hanno generato complessivamente 174.976 utenti e 689.449 accessi.

Nel dettaglio, il traffico aggregato mostra un aumento significativo tra gennaio e marzo, con un picco di 68.323 utenti e 239.689 accessi nel mese di marzo. Ad aprile gli utenti scendono a 48.919, ma gli accessi salgono ulteriormente fino a 268.344, segnale di una maggiore intensità di utilizzo da parte degli utenti intercettati.

Questo elemento è particolarmente rilevante perché dimostra che l’infrastruttura clone non si limita ad attirare visite occasionali, ma riesce a generare una frequentazione ripetuta e consistente.

La raccolta stimata: 28 milioni di euro in quattro mesi

Applicando una metodologia interna basata sulla correlazione tra dati ufficiali della raccolta online regolata nel 2025 e numero complessivo di accessi effettuati dai giocatori italiani sui siti autorizzati, Nexus ha stimato il peso economico del caso studio.

Secondo il report, i quattro domini clone analizzati avrebbero generato circa 28 milioni di euro di raccolta nel quadrimestre osservato. Su base annua, la proiezione arriverebbe a circa 112 milioni di euro.

Il dato riguarda esclusivamente i quattro domini esaminati nel caso studio. La sua portata appare ancora più significativa se rapportata al campione complessivo del monitoraggio, che ha individuato 47 siti clone riferibili a concessionari autorizzati.

Impatto sul mercato regolato e sull’Erario

Il fenomeno clone produce effetti su più livelli. Da un lato, espone l’utente al rischio di giocare su piattaforme prive di autorizzazione e quindi fuori dal sistema di garanzie previsto dal mercato regolato. Dall’altro, danneggia i concessionari autorizzati, che vedono marchi e identità digitali utilizzati impropriamente per intercettare traffico e raccolta.

A ciò si aggiunge l’impatto sul sistema pubblico. La raccolta dirottata verso siti illegali viene sottratta al circuito autorizzato e, di conseguenza, anche alla fiscalità collegata al gioco legale.

Per questo motivo, secondo Nexus, la quantificazione del peso economico del fenomeno rappresenta un passaggio centrale per comprendere l’effettiva portata del danno e fornire alle autorità elementi utili per rafforzare le attività di contrasto.

Le conclusioni del focus

Il report definisce il fenomeno clone come un sistema organizzato, capace di camuffarsi all’interno degli ecosistemi digitali più frequentati dagli utenti e di replicare in modo sempre più sofisticato i codici comunicativi del mercato regolato.

L’Osservatorio Nexus intende proseguire l’attività di monitoraggio, ampliando il campione analizzato e approfondendo le dinamiche di acquisizione dell’utenza e redistribuzione del traffico.

L’obiettivo è arrivare a una stima sempre più precisa del peso economico dei contenuti clone nel gioco online illegale, valutandone l’impatto sui concessionari autorizzati, sul mercato regolato e sull’Erario.

La ricerca integrale

fp/AGIMEG