Riordino gioco fisico, è scontro alla Camera: opposizioni e maggioranza divise sulla riforma. Tutti gli interventi

Si è svolto alla Camera il dibattito precedente al voto sulle mozioni dedicate al riordino del gioco pubblico, a prima firma di Virginio Merola (Partito Democratico), Francesco Silvestri (Movimento 5 Stelle), Roberto Giachetti (Italia Viva), Luana Zanella (Alleanza Verde e Sinistra) e Giulio Cesare Sottanelli (Azione).

In Aula si sono alternati i gruppi di opposizione e di maggioranza, divisi soprattutto sul metodo scelto dal Governo, che ha chiesto una riformulazione unica e onnicomprensiva degli impegni.

Roberto Giachetti (Italia Viva)

Il deputato di Italia Viva ha illustrato la mozione del suo gruppo, centrata sul completamento della delega fiscale:

“La nostra mozione riguarda un tema delicato, il gioco pubblico e la prevenzione delle dipendenze. I dati della relazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze confermano la rilevanza del settore: nel 2025 la raccolta ha superato i 164 miliardi di euro, con una crescita significativa del gioco online e una riduzione della rete fisica tradizionale. Occorre garantire un quadro normativo chiaro e stabile per un settore che genera importanti entrate erariali, tutelando al tempo stesso la salute dei cittadini e prevenendo le situazioni di fragilità.

Le stime più recenti indicano che milioni di italiani partecipano al gioco e che una quota significativa manifesta comportamenti problematici. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il disturbo come una patologia e richiama gli Stati ad adottare misure di prevenzione e assistenza.

Riteniamo importante completare nei tempi stabiliti il riordino previsto dalla delega fiscale. Dopo gli interventi sul gioco a distanza resta aperto il tema della rete fisica e di regole omogenee che superino il sistema delle proroghe e garantiscano maggiore certezza agli operatori e agli enti coinvolti. Accanto agli aspetti regolatori è fondamentale rafforzare prevenzione e cura, con risorse adeguate e un monitoraggio costante. Particolare attenzione va riservata all’evoluzione tecnologica: l’intelligenza artificiale e gli strumenti digitali possono individuare più rapidamente i comportamenti a rischio e favorire i percorsi di autoesclusione, nel pieno rispetto della normativa sulla protezione dei dati personali.

La mozione richiama anche la tutela dei minori. La diffusione di meccanismi come le loot box nei videogiochi impone un approfondimento e la valutazione di strumenti che garantiscano trasparenza e protezione. È inoltre necessario contrastare il gioco illegale e ogni infiltrazione criminale, migliorando la tracciabilità dei flussi finanziari e i controlli antimafia. La nostra è una proposta equilibrata, attenta alla legalità, alla tutela della salute, all’innovazione tecnologica e alla sostenibilità del sistema. Per queste ragioni, al di là del parere del Governo, che non ha nulla a che fare con la mozione presentata, auspichiamo un voto favorevole dell’Aula”.

Devis Dori (Alleanza Verde e Sinistra)

Per Alleanza Verde e Sinistra è intervenuto Dori, a sostegno della mozione a prima firma di Luana Zanella:

“Il mercato del gioco in Italia continua a espandersi a ritmi sostenuti e si conferma tra i comparti più dinamici dell’economia nazionale, con circa il 7,3% del PIL. La quarta edizione del ‘libro nero sull’azzardo’, curata dalla CGIL, riporta che nel 2025 la raccolta complessiva, sui canali fisici e online, ha raggiunto il livello record di 165 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente: una cifra che supera di circa 30 miliardi il Fondo Sanitario Nazionale e che vale il doppio della spesa pubblica per l’istruzione. Le perdite nette dei giocatori, nel 2025, sono state stimate attorno ai 22 miliardi.

La crescita più preoccupante riguarda però il giocato online, che per la prima volta ha superato i 100 miliardi di raccolta, con un incremento di circa il 10% e una diffusione sempre maggiore tra i giovani.

Sul piano normativo pesano la frammentazione delle competenze e la scarsa organicità della disciplina, che alterna lacune evidenti a norme inefficaci o disattese. Interviene una normazione multilivello che crea un panorama disomogeneo, a danno degli operatori e degli interventi necessari. Restano inattuate le norme del decreto Balduzzi del 2012, che prevedeva una pianificazione territoriale con distanze minime dai luoghi sensibili come le scuole e le strutture sanitarie, e non è stato completato il riordino previsto dalla legge delega 111 del 2023.

La crescita del fatturato, con il proporzionale aumento del gettito, ha trasformato il gioco in una voce di entrata sempre più importante per l’erario. Questo spinge il legislatore a politiche volte a stabilizzare quelle entrate, un gettito che andrebbe invece ponderato con l’aumento della spesa pubblica sanitaria e sociale, in particolare per la cura delle dipendenze, e con il contrasto ai fenomeni criminali collegati, come il riciclaggio e l’usura.

Il libro nero parla di una vera e propria dipendenza dello Stato dall’azzardo: ogni ampliamento dell’offerta allarga la platea dei giocatori e ogni riduzione degli utili spinge a nuovi ampliamenti, in un circolo vizioso. Le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia indicano che tra il 2010 e il 2024 sono stati censiti 147 clan attivi nel settore in 16 regioni, sotto la lente di 25 procure antimafia.

Numerosi studi dimostrano l’impatto negativo della pubblicità, anche durante le manifestazioni sportive, come elemento che innesca l’avvicinamento al gioco e ostacola le politiche di prevenzione, soprattutto per le fasce più vulnerabili. Come Alleanza Verde e Sinistra, con la mozione a prima firma della collega Zanella, avevamo inserito impegni precisi, frustrati però dalla volontà del Governo di accorpare tutto in pochi impegni generici, con la formula del ‘valutare l’opportunità’.

Chiedevamo il ripristino del divieto di pubblicità senza deroghe anche durante gli eventi sportivi, lo stop a ogni compartecipazione degli enti locali al gettito delle slot, il diritto di accesso ai dati sulla diffusione del gioco, la ricostituzione presso il Ministero della Salute dell’osservatorio dedicato e un bilancio sociale annuale da sottoporre al Parlamento. In questo modo il Governo non consente all’Aula di entrare nel merito dei singoli impegni delle opposizioni: è un’occasione persa”.

Giulio Cesare Sottanelli (Azione)

Per Azione è intervenuto Sottanelli, primo firmatario della mozione del suo gruppo:

“Oggi non abbiamo un testo unico che racchiude tutte le normative sul gioco. Questo crea delle incertezze sia dal lato degli operatori e delle imprese sia dal lavoro di chi deve controllare. Il decreto legge 41 del 2024 ha posto dei principi di riordino sulla rete fissa da completare entro agosto 2026. Ci auguriamo venga fatto nel migliore dei modi con regole nazionali, che saranno poi affinati da singole regioni e comuni. Il decreto fissa, poi, l’obbligo al MEF di relazionare ogni anno in Parlamento.

La prima relazione del 2025 è arrivata nel mese di aprile: 164 miliardi sono stati giocati dagli italiani nel 2025, di cui 31 circa riguardano la rete fissa con un concentrato nel Nord, nel Lazio e in Campania. 11,4 miliardi sono andati all’Erario. 143 miliardi in vincite e c’è una crescita del gioco online, con una concentrazione nella fascia d’età da 18 a 34 anni. 

Nella relazione sono anche segnalate perplessità riguardo le concessioni che operano in regime di proroga che scadono a fine anno. Noi ci auguriamo che vengano definite per dare certezze e regole. Nel gioco online lo Stato deve essere attore e non subire le violazioni della rete globale. Lo Stato deve garantire il rispetto delle norme, l’introito per lo Stato e il rispetto della salute. Per le piattaforme illegali c’è una stima di 30 miliardi, lo Stato ha quindi una penalizzazione per le tasse di oltre un miliardo e mezzo. 

Le concessioni devono imporre obblighi di autoesclusione e cooperazione con i servizi sanitari. Per il gioco fisico sono due i principi non negoziabili: distanziometro uniforme nazionale e il divieto totale per i minori. L’abolizione dell’Osservatorio sul gioco è stato un piccolo passo indietro del Governo. L’ippica è tra i giochi più innocui sotto il rispetto della ludopatia. La nostra mozione chiede al Governo un testo unico e uniforme nazionale, un rafforzamento di prevenzione e contrasto della ludopatia, maggiori strumenti nel contrasto al gioco minorile e online illegale, sviluppo equilibrato delle filiere economiche connesse come l’ippica”.

Andrea Quartini M5S

Andrea Quartini (Movimento 5 Stelle)

Il deputato del Movimento 5 Stelle ha posto al centro la dimensione sanitaria del fenomeno:

“Oggi parliamo di un tema serio, parliamo della salute, che riguarda nel nostro Paese almeno un milione e mezzo di persone, e parliamo di azzardo. Si tratta di famiglie rovinate e di sofferenze profonde. Un Governo che non assume una posizione chiara su questo tema preoccupa, e riformulare integralmente quello che le mozioni propongono, declassandole a ordine del giorno, è inaccettabile. C’è una contraddizione evidente tra le esigenze di cassa e quelle della salute, e oggi si sceglie di fare cassa.

Sull’azzardo c’è una ‘truffa semantica’ anche nella definizione: l’azzardo non è un gioco, perché l’abilità non conta nulla e tutto è legato al caso. Diamogli il nome che merita, parliamo di scommesse. La raccolta del 2025 è stata di 164 miliardi e circa l’80% proviene da chi soffre di un disturbo: significa che non si sta facendo nulla. È la seconda industria non produttiva dopo quella energetica, e attorno ad essa ruotano usura e riciclaggio, con infiltrazioni criminali nel gioco legale. Secondo il codice penale l’azzardo è proibito, e per questo si è scelta la formula dei giochi pubblici. Il ‘gioco responsabile’ è un ossimoro: dopo la prima puntata si perde il controllo.

Lo Stato si comporta come un ‘esattore dipendente’, che incassa circa 12 miliardi su 164 di raccolta, e come un ‘regolatore compiacente’, perché i monopoli non sono un’agenzia di prevenzione. Le campagne sul gioco responsabile sono un’ipocrisia istituzionale. Siamo di fronte a un conflitto di interessi insanabile: lo stesso soggetto che dovrebbe proteggere il cittadino è quello che guadagna dalla sua rovina. È aberrante proporre agli enti locali di copartecipare ai proventi della raccolta, perché significa coinvolgerli in questo meccanismo, quando invece andrebbero protetti.

Avete sottratto l’azzardo alle commissioni Affari sociali e Sanità, lasciandolo al solo MEF, avete abolito l’osservatorio nazionale e ne avete tagliato i finanziamenti, sostituendolo con un comitato sulle dipendenze nel quale avete inserito anche i concessionari. Nelle nostre mozioni chiedevamo l’esatto contrario”.

Virginio Merola (Partito Democratico)

Il primo firmatario della mozione del Partito Democratico ha illustrato il testo sulla riforma del gioco fisico, presentato in vista della scadenza della proroga di fine agosto:

“Abbiamo presentato questa mozione sulla riforma del gioco fisico in vista della scadenza della proroga di fine agosto, anche per chiedere chiarezza al Governo e alla maggioranza. La riformulazione generica proposta oggi conferma questa necessità: a proposito di scommesse, possiamo scommettere che alle porte ci sarà un’altra proroga invece dell’attuazione della riforma. È già stato un errore separare la riforma del gioco online da quella del gioco fisico.

Vi chiediamo di dirci con chiarezza se siete in grado di evitare un’ulteriore proroga, perché sarebbe una scelta grave rispetto alla situazione di migliaia di famiglie e di persone fragili, oltre che un’iniquità per gli operatori in attesa delle gare. A fronte di ricavi superiori a 164 miliardi, il gettito è di circa 11 miliardi.

I nodi da sciogliere sono chiari. I punti di gioco fisico vanno ridotti progressivamente, perché sono troppi e non permettono un contrasto adeguato alla dipendenza. Il ruolo dei comuni e degli enti locali va valorizzato nella definizione delle distanze dai luoghi sensibili e degli orari, perché il concetto di ‘distanza giuridica’ non può sostituire quello di distanza fisica. La compartecipazione ai ricavi dell’azzardo non è accettabile e sarebbe pericolosa, perché non si possono mettere i comuni nella condizione di essere cointeressati al gioco: l’unica compartecipazione degna di questo nome sarebbe quella all’IRPEF, che però non prevedete.

Chiediamo regole chiare sul divieto di gioco ai minori, con mezzi tecnologici efficaci, e limiti alle giocate reiterate. Chiediamo inoltre il divieto di pubblicità, anche in diretta e tramite telemarketing, e in un settore così esposto al riciclaggio mafioso una lotta ancora più decisa alle infiltrazioni.

Con questa mozione vi proponiamo di cambiare paradigma: la priorità deve essere la salute e la sicurezza sociale, non il gettito fiscale. Non parliamo più di gioco, perché si tratta di azzardo. Vi chiediamo di ripristinare l’osservatorio sulla dipendenza e il fondo dedicato, oggi confluito in un fondo generale presso la Presidenza del Consiglio. Se il gettito diventa un ostacolo, usare il termine ‘gioco responsabile’ è un’ipocrisia. Serve un sistema capace di controlli reali”.

Fabrizio Sala (Forza Italia)

Per la maggioranza è intervenuto Sala, che ha rivendicato l’impianto della delega:

“Penso che la libertà sia figlia del coraggio e che la democrazia, per funzionare, abbia bisogno della conoscenza. Chi affronta il settore del gioco con conoscenza ritiene opportuni alcuni provvedimenti del Governo, in linea con gli indirizzi dati all’esecutivo con la legge delega del 2023. Il principio vale la pena ribadirlo: il gioco è un’attività che esiste e che va normata, e il riordino del settore, già in corso, è altrettanto sacrosanto.

I settori ipernormati lasciano spazio agli operatori che non hanno nulla da perdere e che non pongono la legalità tra i propri principi; poche norme chiare consentono invece agli operatori onesti di investire e di rischiare. Il principio per cui non tutti possono operare nel gioco è poco popolare e tuttavia sacrosanto, e solo un Governo forte poteva introdurlo. Negli anni si è creato un ginepraio di norme e le sentenze dei tribunali hanno finito per fare da regola, segno che il Parlamento deve lavorare di più e meglio.

Diciamo no al proibizionismo e no alla liberalizzazione incontrollata: la via è la regolazione responsabile. La maggioranza ha accolto nel merito le preoccupazioni delle opposizioni, ma respinge la visione ideologica del settore. Diciamo sì alla tutela dei soggetti fragili e alla protezione dei minori, no alla demonizzazione di un settore legale che lo Stato può e deve regolare e controllare.

Quando lo Stato arretra, il gioco non scompare: avanza il gioco illegale, e dove arriva il gioco illegale arrivano le mafie, l’unica organizzazione che non ha bisogno di norme chiare. Il mondo finanziario investe dove le condizioni sono chiare e stabili nel tempo, cosa che questo Paese non ha garantito, cambiando spesso le regole.

Per Forza Italia contano la libertà individuale e la responsabilità personale, insieme a una forte presenza dello Stato nei controlli. Non crediamo in uno Stato etico che decide cosa i cittadini possano fare. Crediamo in uno Stato autorevole, che protegge i minori e assiste chi sviluppa dipendenze, garantendo regole certe. Per queste ragioni esprimiamo un voto favorevole. Da appassionato di matematica, lascio una riflessione: più basso è il prelievo fiscale, più il gioco si avvicina a restituire quanto viene versato e più si amplia la platea della legalità. Ringraziamo il Governo per il coraggio di normare un settore delicato ma necessario”.

Andrea De Bertoldi Lega

Andrea De Bertoldi (Lega)

Per la Lega è intervenuto De Bertoldi, con dichiarazione di voto favorevole alla riformulazione del Governo:

“Esprimo il voto favorevole alla riformulazione di buon senso del Governo. Del gioco si tende sempre a non parlare come se fosse una specie di tabù e a cui si danno risposte in base ai sondaggi. Dagli interventi di oggi e dalle mozioni ho potuto constatare che le sinistre hanno un’assenza di liberalismo completo, senza rispetto della libertà individuale del cittadino. La sinistra è proibizionista nei confronti del gioco, lo vede come il male assoluto.

Il gioco è anche un momento in cui il cittadino può trovare piacere a convivere, ovviamente come tutti i piaceri della vita gli eccessi possono portare a degenerazioni. Bisogna avere rispetto della razionalità del cittadino e creare le condizioni perché i diversi piaceri della vita siano rispettati evitando degenerazioni. 

Chi ha fiducia nella libertà non pone limiti, altrimenti cadiamo in un discorso demagogico. Il gioco di per sé non è né bene né male. Voglio dire a coloro che hanno un’idea negativa e proibizionista sul gioco dovrebbero avere il coraggio di proporre che il gioco legale venga abolito, facendo un regalo a mafie e illegalità. Dall’altra parte però dovrebbero dire come coprire le entrate che vengono dal gioco. Facile fare demagogia senza dare risposte concrete. Vi scagliate contro le slot, ma queste riguardano solo 30 miliardi dei 166 miliardi di entrate. Con questi apparecchi, a differenza dei Gratta e Vinci ad esempio, per arrivare ad una spesa rilevante ci vuole molto impegno. Viene meno l’onestà intellettuale. 

Quando si parla di luoghi sensibili, ancora, non si tiene presente di quanto detto dall’ISS: le distanze non influiscono nel discorso ludopatia. La nostra è un’era digitale, con un telefono si può giocare ovunque in qualunque momento. Ci vuole serietà e concretezza, responsabilizzando gli operatori del gioco. Vorrei fare una riflessione al Governo: stiamo facendo una riforma, ricordiamoci di non uccidere le PMI del gioco italiano concentrando tutto in grandi player che hanno sede all’estero o in paradisi fiscali e controllano il gioco online”.

Luciano Ciocchetti (Fratelli d’Italia)

Per Fratelli d’Italia è intervenuto Ciocchetti, che ha difeso l’operato del Governo:

“Il Parlamento ha già esercitato la propria funzione di indirizzo sul riordino del settore con l’articolo 15 della legge 111 del 2023, definendo un quadro organico entro cui si muove l’azione del Governo. Non siamo in assenza di indirizzo politico, al contrario di quanto è stato raccontato.

Quando si fa polemica sull’abolizione dell’osservatorio per il contrasto del gioco patologico, non si ricorda che con la legge 207 del 2024 le sue competenze sono state portate presso la Presidenza del Consiglio, all’interno dell’osservatorio permanente sulle dipendenze del dipartimento per le politiche antidroga presieduto dal sottosegretario Mantovano. È stato istituito il Fondo unico per le dipendenze, perché spesso ci troviamo di fronte a più patologie correlate.

Il decreto Dignità, legge 96 del 2018, ha già introdotto un severo divieto di pubblicità. Sulla ludopatia lo Stato offre supporto gratuito tramite il Servizio Sanitario Nazionale e i servizi regionali, perché rientra nei livelli essenziali di assistenza, e mette a disposizione strumenti come il telefono verde nazionale 155 e il servizio gioco responsabile. Il piano per la salute mentale prevede un rafforzamento dei dipartimenti regionali, che intervengono anche sulle dipendenze. C’è da fare di più e da organizzare meglio la presa in carico, ma il Paese è già attrezzato per contrastare la dipendenza dal gioco.

Voglio ricordare che la progressiva legalizzazione dei giochi pubblici è nata per limitare il gioco gestito dalle mafie, che imperversava nelle nostre strade, e tutti i governi hanno seguito questa linea. Ora il Governo dovrà definire il decreto legislativo attuativo della legge 111 attraverso un’intesa con la Conferenza Stato-Regioni e con gli enti locali, per stabilire regole univoche sui luoghi fisici, dalle distanze ai requisiti dei concessionari. Il vero tema è il gioco online, perché oggi è facile collegarsi in qualsiasi momento dallo smartphone, anche su siti esteri estranei al circuito legale.

Per giocare online il Parlamento ha già stabilito l’obbligo dello SPID o della CIE, e per i minori vige il divieto, da rendere effettivo con controlli più stringenti. A nome del gruppo di Fratelli d’Italia sosteniamo la riformulazione del Governo e ringraziamo il viceministro Leo e la sottosegretaria Albano per il lavoro svolto”. fp/AGIMEG