Eurispes, indagine: “La criminalità giovanile. Fra rappresentazione e realtà”. Nel rapporto intervista a Fabio Felici su responsabilità sociale operatori, riordino gioco fisico, online, raccolta e spesa, gioco minorile, dipendenza da gioco

Una nuova ricerca è stata condotta dall’Eurispes, uno dei più importanti Istituti di Studi Politici, Economici e Sociali italiani, fondato e presieduto da Gian Maria Fara. L’Eurispes ha pubblicato una interessantissima indagine dal titolo “La criminalità giovanile. Fra rappresentazione e realtà“.

«La devianza giovanile – spiega il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – è uno dei fenomeni più delicati e complessi della nostra società. La complessità del problema rende indispensabile un approccio multidisciplinare, che tenga conto dell’attività di contrasto, esplori dinamiche e tendenze, si interroghi su origini e motivazioni, per rispondere al diffuso allarme sociale senza cadere in facili semplificazioni.

Il mondo giovanile non è un gruppo sociodemografico omogeneo, ed è bene non cadere nella tentazione di trattarlo come se lo fosse, anche quando si prendono in esame gli episodi di devianza e criminalità. Ad alcuni ragazzi il futuro è stato semplicemente negato, arruolati dalla criminalità organizzata, o esclusi da un normale percorso scolastico e dalPortrait of an older man with white hair and a mustache, wearing round glasses, a dark suit, light blue shirt, and maroon tie, looking to the left against a blurred backdrop. sostegno di una famiglia. Ma anche i contesti apparentemente meno problematici possono generare comportamenti antisociali o criminali: una devianza “borghese”, “normalizzata”, che si esprime con vandalismo, bullismo, comportamenti autodistruttivi.

Per molti ragazzi la devianza esprime il disagio derivante dal confronto con una società di cui non si sentono realmente parte, né tantomeno protagonisti. L’attività di ricerca ed analisi conferma un diffuso malessere giovanile che si manifesta, in alcuni casi, in una silenziosa esclusione sociale, in altri, in comportamenti antisociali e, talvolta, criminosi».

«I Social Network – conclude il Presidente dell’Eurispes – si rivelano spesso strumenti che amplificano i comportamenti devianti, facendone modelli accattivanti, diffondendone l’esempio, disumanizzando le vittime e desensibilizzando gli autori, normalizzando condotte violente e abusanti.

Occorre, infine, tenere presente che una parte del fenomeno rimane “sommerso”, in quanto frenato dalle resistenze delle famiglie e dalla chiusura dei ragazzi stessi. Anche questa è una sfida che non può non essere accolta».

L’indagine dell’Eurispes

L’indagine campionaria presso la popolazione realizzata dall’Eurispes contribuisce a delineare il quadro delle opinioni prevalenti tra i cittadini italiani, indagando sia le interpretazioni sociali del fenomeno delle bande giovanili sia le rappresentazioni più diffuse: dai gruppi ritenuti maggiormente coinvolti o vulnerabili, alla distribuzione territoriale del fenomeno, fino alla valutazione delle strategie più efficaci per contrastarlo.

Tra gli obiettivi dell’indagine sul territorio vi è anche quello di mettere a confronto i dati forniti dalle Forze di Polizia sui giovani denunciati e le opinioni ed esperienze dei cittadini, per indagare la corrispondenza o meno tra numeri e percezioni diffuse. L’insieme delle risposte fornite dai cittadini risulta nel complesso in linea con i dati relativi agli ultimi anni e con la loro recente evoluzione.

L’aumento dei reati compiuti da giovani, ed in particolare da minori, in tipologie che causano un forte allarme sociale appare coerente con poco meno della metà degli italiani che considerano per niente o poco sicura, in relazione alla criminalità giovanile, la località in cui vivono.

La stessa parte degli italiani che definiscono la diffusione di comportamenti devianti/illeciti da parte di giovani aumentata rispetto al passato, che sono a conoscenza della presenza di bande giovanili nella città/località in cui vive.

Secondo il giudizio dei cittadini, i mass media rappresentano in modo realistico o addirittura in modo meno grave rispetto alla realtà il problema della criminalità giovanile, anziché amplificarlo. Non siamo dunque di fronte ad un divario tra realtà e percezione sociale.

La violenza in ambito sportivo

Oltre alle manifestazioni più generali del fenomeno della criminalità giovanile, particolare rilievo assume la violenza che si esprime in ambito sportivo, che rappresenta un importante spazio di aggregazione per i giovani e che, in alcuni casi, può diventare contesto di tensioni e comportamenti aggressivi.

Le informazioni raccolte consentono di misurare la frequenza con cui tali episodi vengono riferiti, direttamente o tramite conoscenti, offrendo una panoramica sulla loro diffusione nella popolazione.

I dati evidenziano che la metà degli interpellati dichiara di non aver mai assistito né di essere venuto a conoscenza di comportamenti violenti da parte di ragazzi in tali contesti. Tuttavia, una porzione altrettanto rilevante della popolazione riferisce almeno un episodio: il 28,3% afferma che è successo più di una volta, mentre il 21,7% riporta di aver avuto un’esperienza simile almeno una volta.

La distribuzione territoriale dei dati evidenzia al Centro Italia una quota elevata (37,2%) di chi riferisce di aver assistito più volte a episodi di violenza giovanile in àmbito sportivo. Il 46,3% dichiara di non averne mai avuto esperienza e il 16,5% riferisce un solo episodio.

Al Sud, prevalgono le esperienze multiple (36,5%) sommate ad episodi singoli (20,1%).
Nelle Isole, il dato maggiore è rappresentato da chi dichiara di essere venuto a conoscenza, da parenti/amici, o aver assistito a più episodi di azioni violente compiute da ragazzi in contesti sportivi (37,6%) e di aver assistito o sentito parlare di un solo episodio (23,2%).

Interviste a opinion leaders

Nell’ambito dell’indagine sulla criminalità giovanile, sono state condotte tredici interviste in profondità ad alcune delle più autorevoli voci impegnate nello studio e nella gestione dei fenomeni devianti, e sovente criminali, che riguardano i minori e gli adolescenti.

La ricerca, nata dall’esigenza di comprendere un fenomeno complesso e in continua evoluzione, coinvolge non soltanto il sistema della sicurezza e della giustizia, ma anche la scuola, la famiglia, i servizi sociali, il mondo dell’educazione e l’intera società.

Il valore di questa indagine, dunque, non risiede unicamente nella sua capacità descrittiva e conoscitiva, quanto soprattutto nella volontà di offrire ai decisori pubblici un quadro multidisciplinare e fondato sull’evidenza per orientare strategie di prevenzione, intervento e contrasto efficaci.

Le interviste hanno rappresentato un tassello metodologico essenziale della ricerca, poiché hanno permesso di affiancare alle evidenze statistiche e all’analisi dei dati il patrimonio di esperienza e conoscenza di professionisti che ogni giorno agiscono sul campo.

Gli intervistati sono:

  • Matteo Lancini, Presidente della Fondazione Minotauro;
  • Alfio Maggiolini, psicoterapeuta;
  • Cristina Maggia, già Presidente del Tribunale per i Minorenni di Brescia; 
  • Maria Francesca Pricoco, Presidente del Tribunale per i Minorenni di Messina;
  • Giuseppe Chiodo, Direttore dell’Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo;
  • l’onorevole Simonetta Matone, già magistrato;
  • Francesco Petrelli, Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane;
  • la professoressa Susanna Mantovani, già in Bicocca e in Ocse;
  • Raffaella Milano, Direttrice della ricerca di Save the Children Italia;
  • Tindaro Bellinvia, ricercatore dell’Università di Messina;
  • Giacinto Froggio dell’Università salesiana;
  • Marco Dugato, ricercatore del centro di ricerca Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore;
  • Fabio Felici, Direttore di Agimeg.

Nell’intervista al direttore di Agimeg Fabio Felici vengono trattati diversi temi: la differenza tra raccolta e spesa reale, le dimensioni del gioco minorile, il modello italiano di gioco online, la dipendenza da gioco, il riordino del gioco fisico, il rapporto tra media e gioco, le attività di responsabilità sociale degli operatori, l’importanza della formazione e dell’informazione contro il proibizionismo. sb/AGIMEG

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