Ettore Rosato, Componente IV Commissione Finanze Camera dei Deputati, ha preso parte all’evento “Misurare l’invisibile. Il mercato del gioco non regolato in Italia”.
“I margini di guadagno per gli operatori illegali sono straordinariamente elevati e, proprio per questo, è necessario trovare strumenti davvero efficaci di contrasto. Oltre alle attività investigative, che già oggi vengono svolte in maniera significativa, bisogna però uscire da una sorta di ipocrisia: la politica fatica ancora a distinguere tra gioco legale e gioco illegale, perché spesso considera anche il gioco legale come un male assoluto e preferisce non affrontare apertamente il tema”, ha dichiarato.
“Questo discorso vale anche per il gioco fisico, dove esistono reti illegali che alimentano la criminalità organizzata. In questo senso sarebbe opportuno superare l’attuale frammentazione normativa dei Comuni: chi ottiene una concessione dovrebbe poter operare seguendo un’unica regola nazionale, senza dover affrontare discipline diverse da territorio a territorio”.
“Bisogna combattere sia il gioco illegale sia la ludopatia, due problemi distinti ma entrambi reali. Occorre aumentare le sanzioni, perché il gioco illegale provoca un danno gravissimo allo Stato, ma serve anche raccontare meglio i rischi legati a questo fenomeno e far comprendere ai cittadini i pericoli concreti a cui si espongono”.
“Allo stesso tempo, la lotta alla ludopatia deve essere affrontata con chiarezza, evitando misure simboliche che spesso non funzionano. Pensare di risolvere il problema introducendo divieti diversi da Comune a Comune, oppure imponendo distanze da cimiteri, bancomat o altri luoghi sensibili, rischia di creare soltanto confusione, senza produrre risultati reali. Uno Stato non può permettersi una regolamentazione così frammentata“.
“Personalmente guardo sempre con cautela alle nuove normative. C’è un decreto che dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ma credo che successivamente sarà necessario anche deregolamentare molti aspetti. Un eccesso di regolamentazione crea inevitabilmente spazi in cui si insinuano incomprensioni, complicazioni burocratiche e scappatoie nei rapporti con la pubblica amministrazione”.
“Se, per esempio, diciamo ai sindaci che non devono più occuparsi direttamente di alcune regolamentazioni, probabilmente facciamo loro un favore. Il tema dell’innovazione è centrale e lo condivido pienamente: innovazione non significa aumentare le regole, ma riuscire a stare al passo con tempi che corrono ormai velocissimi”. fp/AGIMEG










