L’ombra della criminalità organizzata torna a oscurare il settore del gioco. L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, focalizzata sulle attività della fazione Zagaria del clan dei Casalesi, ha portato alla luce un sofisticato sistema di riciclaggio e peculato legato alla gestione delle slot.
L’operazione, culminata in 23 arresti, ha rivelato come il clan sia riuscito a sottrarre circa 400.000 euro destinati ad una società concessionaria.
Riciclaggio e slot
Tra gli arrestati ci sono anche due persone cui viene contestata una forma di riciclaggio che ruota attorno alle slot e scommesse. Si tratta dell’amministratore della società Gica Slot con sede a Minturno e del socio al 50% della stessa società. La Gica è stata dichiarata fallita nel 2018. Proprio nell’interesse del clan Zagaria è stata evidenziata l’installazione delle slot nei bar. Al momento del fallimento, la Gica aveva un passivo di un milione e 19mila euro.
Il meccanismo della truffa: peculato e prestanomi
Secondo quanto riportato da Latina Oggi, i fondi sottratti al concessionario comprendevano:
- Canoni di concessione dovuti allo Stato.
- Quote giocate.
- Oneri destinati all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM).
Il denaro sarebbe stato drenato dalla società operante nel settore delle slot, oggi fallita, e utilizzato per capitalizzare una nuova compagine societaria, la Seven Slot. Quest’ultima, pur essendo intestata fittiziamente a prestanome, rimaneva sotto il controllo effettivo del clan, permettendo alla malavita di mantenere il dominio territoriale nei bar e nei locali pubblici.
Il “Monopolio” delle slot e l’intimidazione
Le indagini – riporta la testata – descrivono un vero e proprio monopolio criminale. L’installazione degli apparecchi da intrattenimento non avveniva secondo logiche di libero mercato, ma attraverso la forza intimidatrice tipica delle associazioni mafiose.
Le intercettazioni hanno confermato che il controllo sugli apparecchi era costante. I gestori dei locali erano spesso costretti ad accettare le installazioni della società legata agli Zagaria, garantendo così al clan una fonte di reddito pulito derivante da attività illecite a monte.
Il valore probatorio dell’inchiesta
Nell’ordinanza che ha disposto le misure cautelari, è stato attribuito un “grande valore probatorio” alle modalità di gestione del parco slot. Non si trattava di semplici violazioni amministrative, ma di una strategia strutturata per:
- Riciclare denaro sporco attraverso il flusso costante di contanti delle giocate.
- Esercitare il controllo del territorio tramite la presenza fisica degli apparecchi nei locali
- Danneggiare l’erario.
lp/AGIMEG










