Scommesse illegali sul dark web, piattaforme estere e riciclaggio: tutti i dettagli dell’operazione “Kappa”

Arriverà in udienza preliminare il prossimo 26 gennaio l’inchiesta legata all’operazione “Kappa”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina e dalla Guardia di Finanza, relativa a un presunto giro di scommesse illegali online sviluppato attraverso piattaforme schermate e collocate sul dark web.

Come riporta la Gazzetta del Sud, l’indagine — coordinata dalla procuratrice aggiunta Rosa Raffa — aveva già portato, lo scorso aprile, a 22 arresti (9 in carcere e 13 ai domiciliari), successivamente annullati dal Tribunale del Riesame, che dispose la scarcerazione di tutti gli indagati.

Un sistema di gioco parallelo attraverso piattaforme estere

Le indagini avevano fatto emergere l’esistenza di una piattaforma di gioco online apparentemente legale, utilizzata come copertura per la raccolta di scommesse clandestine. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’organizzazione avrebbe gestito un volume d’affari di circa 530.000 euro tra maggio 2022 e settembre 2023, sfruttando siti con estensione “.com” e server collocati all’estero per aggirare le normative italiane.

Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione per delinquere, raccolta non autorizzata di scommesse, riciclaggio e autoriciclaggio. Contestualmente furono sequestrati beni e società per un valore di circa 3 milioni di euro.

Coinvolti 25 indagati e una società

A seguito della richiesta di rinvio a giudizio, firmata dalle pm Liliana Todaro e Antonella Fradà, l’udienza preliminare – sottolinea la Gazzetta del Sud – riguarderà 25 persone e una società, la Euromatic srl, rappresentata legalmente da Giacomo Forestiere.

Secondo la ricostruzione della Procura, tra il 2018 e il 2025 l’organizzazione avrebbe gestito la raccolta di scommesse sportive a quota fissa e di gioco d’azzardo illegale, reinvestendo i proventi tramite prestanomi.

A capo del sistema, sempre secondo quanto riferito dalla Gazzetta del Sud, vi sarebbero stati Letterio “Lillo” Arcolaci, consigliere della 3ª Circoscrizione e dipendente Rfi, e Carmelo Salvo, affiancati da un gruppo ristretto di collaboratori di fiducia, alcuni dei quali legati da vincoli familiari. Gli incarichi spaziavano dalla gestione tecnico-informatica delle piattaforme alla contabilità degli introiti da distribuire agli affiliati.

Le indagini della Dda e della Guardia di Finanza proseguono per definire il quadro completo delle responsabilità e la rete dei flussi economici legati alle presunte attività illecite. sb/AGIMEG