Tannoia (Betpoint/F.lli Simone): “Quello del riordino è un tema complesso, ma altrettanto urgente. Regolamentare in modo troppo rigido però rischia di spingere i giocatori verso il mercato illegale”

“Possiamo considerare il decreto di riordino – utilizzando una buona dose di cautela istituzionale – quantomeno un’occasione parzialmente mancata per il settore”. Lo ha detto Gianluca Tannoia di Betpoint, durante la presentazione dello Studio sul settore dei Giochi in Italia 2024, a cura della CGIA Mestre e As.Tro. “Un’occasione mancata perché il decreto, pur garantendo stabilità e coerenza al comparto online, si è concentrato soprattutto sulla disciplina dei requisiti economici, patrimoniali e di onorabilità richiesti ai candidati per ottenere la concessione. È intervenuto anche sul tema della tutela del giocatore-consumatore, ma, come è stato ricordato, nulla è stato detto sulla multicanalità”.

Il retail è stato di fatto lasciato indietro. Una scelta che, con ogni probabilità, ha origini più politiche che regolatorie. Questo ha comportato la mancata armonizzazione di alcune regole e l’impossibilità di avvicinarsi a un vero concetto di multicanalità” ha proseguito Tannoia. “Si è parlato del cambiamento nelle abitudini dei consumatori, ma questo è solo uno degli aspetti. Una multicanalità disciplinata correttamente avrebbe potuto – e può ancora – dare un assetto più equilibrato e moderno al mercato”.

“La sfida, ovviamente, non è semplice – ha riconosciuto – nel nostro settore, per multicanalità si intende una ibridazione tra canale fisico e canale online, superando quella netta distinzione che anche il decreto di riordino ha voluto ribadire. Oggi non ci sono regole che vadano nella direzione di una armonizzazione tra i due canali di raccolta, e questo ha conseguenze su più fronti”.

“Vorrei soffermarmi, per brevità, su quelli che potrebbero essere i vantaggi di una vera multicanalità. Anzitutto, per realizzarla servono regole armonizzate tra i canali di raccolta, sistemi di tutela del giocatore sincronizzati e compatibili, e strumenti specifici anche per la rete fisica, che oggi – per motivi evidenti – non ne dispone”.

“Una multicanalità autentica, come stanno tentando di fare Francia e Norvegia, potrebbe inoltre portare benefici concreti per il giocatore-consumatore, che diventerebbe un utente più tutelato. Consentirebbe infatti di veicolare messaggi unificati sul gioco responsabile, non più confinati al solo canale online”.

“La tracciabilità sarebbe un altro aspetto chiave: il giocatore sarebbe unico per l’accesso ai canali di gioco, rendendo il monitoraggio dell’attività più semplice e preciso, sia per gli operatori sia per l’autorità di controllo. Un’ulteriore conseguenza positiva riguarderebbe la riduzione del cosiddetto arbitraggio regolatorio: due canali regolati in modo coerente limiterebbero la possibilità che qualcuno sfrutti lacune normative per entrare nel mercato senza autorizzazione”.

“Va poi prestata attenzione anche all’effetto espulsivo che alcune regole possono generare nei confronti del giocatore. Non parlo qui dal punto di vista degli operatori o delle associazioni di categoria, ma da quello del sistema nel suo complesso. Regolamentare in modo troppo rigido rischia di spingere i giocatori verso mercati non controllati“.

“Negli ultimi mesi, infatti, è sotto gli occhi di tutti come molti siti legali vengano clonati in modo quasi indistinguibile, portando l’utente inconsapevole su piattaforme off-shore. Addirittura, ho visto casi in cui marchi come Amazon sono stati falsamente utilizzati per promuovere siti di gioco, a totale insaputa dell’azienda. È un fenomeno estremamente pericoloso, che va contrastato con decisione”.

“Da questo punto di vista, la multicanalità può rappresentare uno strumento utile di prevenzione, insieme a regole più semplici e comprensibili per la tutela del giocatore. Come è stato giustamente detto, la semplicità deve essere una regola d’oro. L’attuale disciplina, pur rafforzando gli strumenti di gioco responsabile, non è facilmente comprensibile per l’utente medio. Spiegare a un giocatore che deve impostare limiti di tempo, di spesa, di perdita, di ricarica – su base giornaliera, settimanale, mensile o annuale – non è affatto semplice”.

“Capita spesso che i giocatori si autoescludano senza piena consapevolezza, scoprendo poi di non poter tornare a giocare per nove mesi. Pensare che restino inattivi per tutto quel periodo è irrealistico, e questo genera un effetto espulsivo dal mercato legale. È un tema complesso, ma chiarissimo nella sua urgenza“. sm/AGIMEG