SWG ha condotto una ricerca esplorativa per fotografare il punto di vista di 101 tra psicologi e psicoterapeuti italiani rispetto al gioco patologico. L’indagine, pur non essendo rappresentativa su scala nazionale, fornisce uno spaccato realistico e articolato sull’esperienza clinica nel settore. Il report “Gli italiani e il gioco patologico: il punto di vista di psicologi e psicoterapeuti”, fatto in collaborazione con Brighstar, è stato presentato oggi a Roma.
Tra gli psicologi e psicoterapeuti intervistati, il 16% afferma che tra il 10% e il 25% dei propri pazienti ha mostrato problemi legati al gioco con vincita in denaro. Un altro 44% stima invece che tali problematiche abbiano riguardato meno del 10% dei casi, mentre il 40% dichiara di non averne mai rilevate nella propria esperienza clinica.
Nella maggioranza dei casi, non è la consapevolezza personale a spingere i pazienti a chiedere aiuto per problemi legati al gioco. Secondo l’indagine SWG, il 70% dei terapeuti dichiara che il percorso è iniziato su invito dei familiari, mentre il 27% segnala la pressione di amici o colleghi. Nel 42% dei casi, il problema emerge solo in corso di terapia, come elemento collaterale rispetto ad altri disagi.
L’8% dei terapeuti riferisce che i pazienti abbiano cercato supporto per autonoma consapevolezza. Una percentuale che sottolinea quanto sia cruciale il ruolo della rete sociale nella intercettazione precoce delle situazioni a rischio.
Maschio, lavoratore e più problematiche psicologiche associate come craving e depressione: il profilo tracciato dai terapeuti
L’identikit del paziente con problematiche legate al gioco, secondo gli operatori, è chiaro: maschio, lavoratore, spesso inconsapevole del proprio disagio. In oltre il 70% dei casi, i professionisti segnalano la presenza di altre problematiche psicologiche associate, segno che il gioco non rappresenta mai un universo isolato ma si inserisce in una struttura multiproblematica.
Sorprende il dato relativo alla condizione economica: quasi la metà dei pazienti non presenta difficoltà evidenti, a conferma che il gioco disfunzionale può colpire anche chi dispone di risorse finanziarie. I casi più frequenti riguardano soggetti giovani o adulti, più raramente anziani.
La ludopatia si inserisce spesso all’interno di un quadro clinico complesso. Nell’esperienza dei terapeuti, i pazienti affetti da disturbo da gioco d’azzardo presentano altre forme di sofferenza psichica, in particolare:
- alterazione del sistema della gratificazione (78%),
- depressione (77%),
- uso di sostanze (64%),
- e disturbi ossessivo-compulsivi (62%).
Non trascurabili anche i disturbi del sonno (60%) e la dipendenza da internet (54%).
Superare le problematiche legate al gioco tramite la terapia
Risolvere completamente la dipendenza dal gioco resta una sfida. Secondo l’indagine SWG, solo il 6% dei terapeuti ha assistito a un recupero completo nella maggioranza dei pazienti. La fascia più frequente riguarda miglioramenti tra il 10 e il 25% dei casi, indicata da quasi la metà degli intervistati (46%).
I percorsi terapeutici, dunque, non sempre portano a una guarigione totale, anche a causa della natura complessa e multifattoriale del disturbo. sb/AGIMEG









