“Ringrazio Alessandro e l’Istituto Friedman per l’invito, per darci la possibilità di esprimere la posizione dei tabaccai, di quella rete di raccolta che è sul territorio, di quella rete che è l’ultimo anello della filiera, quello che raccoglie, che raccoglie il gioco. Così voglio partire da una considerazione. Nelle ultime settimane, anche questa mattina, ho sentito tanto, tanto parlare di gare”.
E’ quanto ha dichiarato Emiliano Zamparelli, presidente di STS, durante il convegno organizzato a Roma dall’Istituto Milton Friedman, dal titolo “Gioco pubblico: regolazione, concorrenza e libero mercato”.
“Che è sicuramente un tema importante, un tema direi anche fondamentale del riordino, ma non è l’unico tema, perché gli altri temi in qualche modo sono stati un po’ lasciati da parte poiché poi questi diritti debbono essere esercitati, è giusto in qualche modo che anche gli altri temi vengano affrontati con la stessa importanza. Per quanto riguarda riordino io partirei ovviamente da quelli che sono i problemi che ci stiamo portando avanti già da un po’ di tempo, che è appunto quello della questione territoriale e anche su quello noi in questo momento non abbiamo in qualche modo certezza di quello che in qualche modo è stato deciso o di quello che in qualche modo va deciso”.
“E quindi noi abbiamo ancora il problema del vincolo delle distanze, delle fasce orarie, che sono dei temi che vanno affrontati, appunto che sono perfettamente collegati a quello che è il tema delle gare, perché nel momento in cui ci sono dei diritti da esercitare, se sul territorio questi diritti non possono essere messi, ovviamente il problema di un riordino che non sia efficace in qualche diventa concreto”.
“E soprattutto credo che dedicare tanta attenzione solo al tema delle gare rappresenti un errore che ce lo dice in qualche modo la storia. Lo abbiamo fatto sull’online. Teniamo conto di una cosa che sull’online abbiamo tanto dedicato spazio ai famosi sette milioni per quanto riguarda il costo della concessione e oggi ci troviamo ad affrontare dei problemi che sono comunque lasciati da parte in quel momento e oggi ce li ritroviamo in maniera forte”.
“Non dimentichiamo i famosi cento euro di ricarica settimanale a cui non abbiamo dedicato la stessa attenzione in quel momento. Abbiamo in qualche modo lasciato stare il problema dei sette milioni, abbiamo lasciato stare il problema dei cento euro settimanali e oggi fra due mesi ci ritroviamo a doverlo affrontare nella sua drammaticità, è il caso di dire. Quindi perché dobbiamo fare un riordino che sia efficace e che in qualche modo dia certezza a tutti gli operatori. Io penso che sia il caso di affrontare il riordino nella sua interezza, partendo ovviamente da quelli che sono i temi dei vincoli delle distanze, del distanziometro, soprattutto con un’unità, perché lasciatemi dire che credo che sia necessaria un’unità della filiera che in questo momento manca e quindi credo che il confronto che noi chiediamo all’amministrazione, che noi chiediamo al MEF, dobbiamo prima farlo tra di noi”.
“Un confronto serio, concreto, soprattutto un confronto che ci porti ad una unità, perché altrimenti rischiamo ognuno di parlare con una voce diversa e quello che dobbiamo dire sicuramente perde di efficacia. Quindi l’invito è quello di in qualche modo avere un confronto tra tutti gli attori della filiera che non escluda nessuno e che si arrivi poi a delle posizioni comuni”.
“Almeno tentiamoci. Ho sentito parlare di distanze e in qualche convegno si è detto ‘ma se le distanze debbono esserci, debbono esserci per tutti’. No, le distanze non ci devono essere per nessuno, cioè altrimenti creiamo una spaccatura all’interno della filiera che non fa assolutamente bene. Le distanze debbono essere combattute e il fatto che oggi in qualche modo stiamo accettando la distanza dei famosi cento metri o le fasce orarie in un mercato profondamente cambiato è assolutamente sbagliato”.
“Le distanze non vanno assolutamente accettate. I vincoli di distanza non ci debbono essere. Le fasce orarie non ci devono essere. Io oggi potrei giocare una partita stando seduto qui liberamente, non devo uscire fuori a cercare un’agenzia o a cercare un punto, un punto per poter giocare. Sono dei concetti semplici che probabilmente non riusciamo a far passare e penso che sia il caso di iniziare a farli passare nella loro semplicità”.
“La salvaguardia della rete esistente, anche su quello si è parlato tantissimo delle piccole e medie imprese italiane. La salvaguardia di queste imprese è giusto che ci sia. Io penso che su questo nessuno possa essere in disaccordo. Però nessuno ha parlato della salvaguardia della rete di raccolta, che è l’ultimo anello che ricordiamo che con le prossime gare sarà azzerata. Oggi l’operatore che raccoglie il gioco domani non avrà la certezza di raccogliere il gioco, perché ci potrebbe essere un vincolo normativo che glielo vieta”.

“Potrebbe essere che il concessionario non ti vada a rinnovare il punto. Quindi anche su quello è importante sicuramente parlare di salvaguardia delle piccole e medie imprese italiane, ma teniamo conto che ci sono degli operatori sul territorio che stanno rischiando il posto di lavoro e stiamo parlando di oltre quarantamila posti. Certo, probabilmente qualcuno dirà: ma non ci saranno vincoli normativi”.
“Non lo sappiamo, perché nessuno di noi ha letto nessun documento sulla delega, quindi non sappiamo se ci saranno vincoli normativi, non sappiamo se ci saranno, se i concessionari confermeranno o meno quella rete di raccolta che adesso, che adesso ci sta. Quindi io penso che iniziamo a parlare anche della salvaguardia della rete di raccolta. Parliamo, parliamo del settore nella sua interezza”.
“E poi la gara deve essere economicamente sostenibile. È fondamentale che sia economicamente sostenibile, perché una gara non economicamente sostenibile ci porterà quello che abbiamo vissuto noi esercenti nel passato, e cioè nell’avere una gara che, non essendo economicamente sostenibile, che porta gli operatori ad un esborso economico pesante a dover poi far ricadere i costi sulla rete. Quindi anche su quello è fondamentale che la gara sia economicamente sostenibile per fare in modo che poi non siano gli operatori a pagare parte delle gare“.
“Perché nel passato quello che è successo è che una parte delle gare sono state pagate dagli esercenti attraverso l’imposizione di balzelli o di balzelli vari o di canoni. Quindi il problema è più complesso. Io penso che da questo momento dobbiamo iniziare a ragionare in maniera un po’ diversa. Direi non a compartimenti stagni. Cerchiamo di mettere a fattor comune quelle che sono le esperienze, i ragionamenti di ciascuno, perché se ognuno difende la propria posizione ovviamente non si arriva a un riordino che sia efficace per tutti“.

