Una modifica fiscale di rilievo per il settore dei giochi è stata inclusa in modo poco evidente nel disegno di legge federale approvato negli USA venerdì scorso, noto come “One Big Beautiful Act”. Il testo, che supera le 1.000 pagine, contiene una revisione dell’articolo 165(d) del codice tributario, destinata a entrare in vigore dal 2026.
Attualmente, i contribuenti statunitensi possono detrarre tutte le spese da gioco, fino a concorrenza dell’importo vinto, evitando così imposte se non realizzano un guadagno netto. La nuova norma limita questa possibilità al 90% della spesa, generando potenzialmente un’imposizione anche in caso di bilancio negativo.
Reazioni nel mondo del gioco
Phil Galfond, noto giocatore professionista di poker, ha evidenziato pubblicamente le conseguenze della misura: secondo i suoi calcoli, chi registra 3 milioni di euro in vincite e 2,8 milioni in perdite sarà tassato come se avesse un reddito di circa 440.000 euro, pur avendone effettivamente guadagnati solo 200.000 euro.
La parlamentare Dina Titus, rappresentante democratica del Nevada, ha denunciato l’impatto negativo della misura su territori economicamente legati ai casinò, affermando che la nuova normativa rischia di spingere i giocatori verso piattaforme non autorizzate.
Secondo Titus, i contribuenti che tentano di rispettare le regole verrebbero penalizzati, mentre gli operatori non regolamentati, che non investono in strutture fisiche né contribuiscono ai programmi sociali sul gioco responsabile, potrebbero beneficiarne. La parlamentare ha anticipato l’intenzione di proporre un correttivo normativo.
Dubbi anche dal punto di vista contabile
L’esperto fiscale Russell Fox, attivo in Nevada, ha dichiarato al Washington Post che il cambiamento potrebbe rappresentare un danno sia per i giocatori, sia per l’industria dei casinò, ma anche per la stessa agenzia delle entrate statunitense. Secondo Fox, la misura sarebbe stata inserita nel provvedimento senza sufficiente trasparenza.
Possibili conseguenze
Alcuni osservatori ipotizzano effetti indiretti anche su sistemi come MGM Rewards e Caesars Rewards, che tracciano tutte le operazioni di gioco dei clienti. La prospettiva di dover pagare imposte su somme non effettivamente guadagnate potrebbe ridurre la disponibilità dei clienti a registrare le proprie attività. Questo potrebbe comportare un calo delle presenze nei casinò, delle prenotazioni alberghiere e della partecipazione agli eventi collegati.









