Il Festival dello Sport di Trento ha acceso i riflettori sugli Stati Generali del calcio, dove il tema principale è stato il futuro incerto del calcio italiano, con una serie di incontri che hanno messo in evidenza problematiche economiche e strutturali già note, ma sempre più urgenti. Le figure di spicco del settore, tra cui presidenti e amministratori delegati di club, hanno lanciato un nuovo grido di allarme alle istituzioni, richiamando l’attenzione su quattro temi cruciali: riduzione dei costi, costruzione di nuovi stadi, ritorno del Decreto Crescita e una percentuale sugli introiti delle scommesse.
La crisi economica del calcio italiano continua a peggiorare, e la necessità di un intervento normativo diventa sempre più pressante. Urbano Cairo, presidente del Torino e amministratore delegato di RCS Mediagroup, ha sottolineato i numeri allarmanti: “Nelle ultime cinque stagioni sono stati persi cinque miliardi di euro. Il calcio ha dato molto allo Stato, tra previdenza e tasse, ma non ha ricevuto alcun supporto, diversamente da altri settori come il cinema”. Cairo ha ribadito che uno degli strumenti più utili per il calcio è stato il Decreto Crescita, e ha invocato una quota delle scommesse sportive: “Il Decreto Dignità potrebbe riconoscerci una piccola parte delle scommesse fatte sul nostro sport”.
Claudio Lotito, presidente della Lazio, ha espresso frustrazione per la mancanza di progressi nella riforma del calcio: “Dal 2004 propongo il Salary Cap e stadi di proprietà, ma non è cambiato nulla. Continuiamo a subire le conseguenze delle regole obsolete”. Lotito ha ribadito la necessità di un intervento urgente da parte della politica per salvaguardare l’economia del calcio. “Ci vogliono nuove norme per costruire gli stadi, una percentuale sulle scommesse sul calcio e poi il Decreto Crescita: aiutava la società e le dava dei vantaggi… Faremo una proposta per portare il Flaminio da 26 mila posti a 45.000: in questo modo potremo andare a giocare lì”. sb/AGIMEG









