Home Attualità Studio Eurispes Fake News: “Meta dichiara di non aver alcun controllo sulle pubblicità, ma già nel 2023 il Tar Lazio gli aveva imposto di agire contro la pubblicità ingannevole, soprattutto quella sul gioco”

Studio Eurispes Fake News: “Meta dichiara di non aver alcun controllo sulle pubblicità, ma già nel 2023 il Tar Lazio gli aveva imposto di agire contro la pubblicità ingannevole, soprattutto quella sul gioco”

Le fake news rischiano di compromettere le dinamiche democratiche e la percezione stessa della realtà da parte dei cittadini. La loro diffusione somma fattori individuali e collettivi, che vanno compresi a fondo per contrastare la disinformazione. Lo studio realizzato dall’Eurispes “Fake News: origini, evoluzione e contrasto del fenomeno” analizza un fenomeno cardine della contemporaneità individuando possibili interventi a contrasto.

“I media digitali hanno la possibilità di agire come meglio preferiscono, perché a livello legislativo, come abbiamo osservato, non vi sono ancora norme adeguate, pienamente operative negli Stati nazionali, volte a bloccare la produzione di contenuti falsi online e i Codici di condotta emanati dall’Unione rappresentano unicamente self regulation. La multinazionale Meta, che detiene Facebook, Instagram e Whatsapp, ad esempio, dichiara di non avere alcun controllo sulle pubblicità presenti sui propri social, autodefinendosi un hosting provider passivo, ovvero un’organizzazione che fornisce solamente un servizio e che non si occupa di controllare il tipo di pubblicità presente tra i propri annunci, né dieurispeseurispes inserire filtri che impediscano agli utenti di visualizzare le pubblicità false. Solo molto recentemente, nel marzo 2023, in Italia, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha imposto a Meta di agire contro la pubblicità ingannevole, in special modo contro il gioco d’azzardo, perché l’azienda sarebbe consapevole del fatto che è vietato in Italia, in virtù del c.d. Decreto Dignità, promuovere condotte che possono indurre dipendenza. In molti casi, però, l’illecito viene punito solamente con una multa, che ben poco scalfisce i guadagni di aziende multimiliardarie”, si legge nello studio.

QUI lo studio integrale. cdn/AGIMEG

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