L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha pubblicato il documento di sintesi relativo alla seconda edizione de “Gli Stati Generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”, che si è tenuta il 21 e il 22 maggio 2025, presso la sede di Palazzo Wedekind in Roma.
Una delle tre sessioni in cui è stato diviso l’evento ha riguardato il settore dei giochi pubblici.
SESSIONE GIOCHI “LA PROMOZIONE E LO SVILUPPO DEL GIOCO RESPONSABILE TRA REGOLAMENTAZIONE, INNOVAZIONE TECNOLOGICA E PROSPETTIVA DELLE SCIENZE COMPORTAMENTALI”
La sessione dedicata all’area Giochi, dal titolo “La promozione e lo sviluppo del gioco responsabile tra regolamentazione, innovazione tecnologica e prospettiva delle scienze comportamentali”, ha visto lo svolgimento di quattro tavoli di lavoro, moderati dal dott. Paolo Poggio, Vicedirettore di Rainews 24.
Il primo tavolo di lavoro ha avuto, quale oggetto, “La formazione, l’informazione e le scienze comportamentali come strumenti per la promozione del gioco responsabile”. Al dibattito hanno preso parte due relatori.
Sonia Biondi, in rappresentanza di BVA Doxa, ha aperto i lavori soffermandosi sul tema del contributo che le scienze comportamentali possono prestare rispetto alla promozione del gioco responsabile. La relatrice ha spiegato come le scienze comportamentali si prefiggano di osservare i giocatori intenti nel gioco, seguendo il loro percorso per verificare quali siano i touch point sensibili, ossia allorquando essi si apprestano a entrare in una routine e a confrontarsi con alcuni profili di rischio. In tali frangenti, l’obiettivo è quello di invitare – attraverso dei nudge, ossia i “pungoli” o “spinte gentili” – quando giunga il momento di autoregolarsi. Al riguardo, la prof.ssa Biondi ha citato un’iniziativa intrapresa dal proprio ente, due anni orsono, consistente nello svolgimento di interviste etnografiche che hanno consentito di apprendere quali potessero essere i nudge in grado di spingere i giocatori all’autoregolazione. All’esito di tale iniziativa, è, ad esempio, emerso che il giocatore può trovare giovamento in un’applicazione che gli segnali quando stia superando il limite nel gioco, elencando le vincite e le perdite, eventualmente anche mediante l’uso di immagini, così da poter immediatamente identificare e ragionare sul rischio in essere. La relatrice ha, poi, evidenziato come, in via generale, non risulti del tutto agevole convincere i giocatori a descrivere, in modo libero, le proprie condotte e, proprio, per tale ragione, l’etnografia fornisca un importante contributo, consistendo nell’osservazione non partecipante del giocatore e nel suo successivo affiancamento. I giocatori tendono a descrivere i propri comportamenti fornendo – anche in ragione del loro desiderio di autoregolarsi e di giocare di meno – una rappresentazione della realtà non del tutto veritiera; i giocatori, invero, tendono ad affermare di giocare meno di quanto effettivamente sia. Le scienze comportamentali consentono, dunque, di interpretare tali risposte ovviando al divario intercorrente tra il desiderio di non giocare troppo e l’azione reale. Così facendo, il giocatore è messo nelle condizioni di identificarsi senza colpevolizzarsi, recependo un incoraggiamento a migliorarsi. Non si deve, invece, far percepire al giocatore il gioco come proibito poiché, in tale caso, questi troverebbe vie di fuga alternative per accedervi. In ragione delle diverse tipologie di giochi – ha osservato la prof.ssa Biondi – possono differire le motivazioni sottese alla loro fruizione da parte degli utenti. Può, invero, trattarsi della ricerca della sfida con sé stessi, della volontà di capire il livello di competenza rispetto a una determinata scommessa, del desiderio di trovarsi assieme a un gruppo di amici in un luogo di aggregazione, ovvero della “ricerca” dell’adrenalina, circostanza, quest’ultima, che, per altro, non deve essere sempre qualificata in termini negativi. Sollecitata dal dott. Poggio, la prof.ssa Biondi ha avuto modo di soffermarsi sul tema della c.d. “spinta gentile”, alla luce della sua rilevanza scientifica, ma anche di carattere comunicativo. Come osservato dalla relatrice, il rilievo comunicativo del nudge risulta essere particolarmente efficace, alla luce della difficoltà, tipica invece di un approccio prettamente istituzionale, di attrarre l’attenzione del giocatore. In proposito, la prof.ssa Biondi ha citato gli esiti di una delle ultime ricerche condotte dal proprio ente, all’esito della quale il sessantacinque per cento dei giocatori intervistati si è dichiarata favorevole al ricorso a un’applicazione che possa coprire l’intero ventaglio di tipologie di gioco. Ciò consentirebbe, infatti, di monitorare appieno il proprio comportamento. La relatrice ha, inoltre, evidenziato come l’utilità di uno strumento quale quello poc’anzi citato potrebbe rivelarsi limitata per un giocatore patologico; nondimeno, tale utilità potrebbe rilevare grandemente per quella fascia di popolazione rispetto alla quale occorre, allo stato, curare la parte preventiva. Due ultime considerazioni spese dalla relatrice hanno investito l’eventuale connessione tra la condizione economica e il gioco patologico, che la prof.ssa Biondi ha escluso, anche alla luce degli studi condotti da BVA Doxa, nonché il decisivo ruolo che le nuove tecnologie possono rivestire come alleate allo studio dei comportamenti umani.
Matteo Caroli, professore ordinario di gestione dell’impresa sostenibile all’università Luiss Guido Carli e presidente della Fondazione FAIR, impegnata nello sviluppo del “gioco sostenibile”, ha dedicato, in prima battuta, un cenno al dicotomico rapporto tra liberismo e protezionismo, evidenziando che obiettivo di tutti gli attori pubblici e privati coinvolti nel settore del gioco è rendere i giochi con scommessa un prodotto positivo per tutti e far tendere a zero i rischi sociali che essi possono generare. L’impiego delle tecnologie di intelligenza artificiale, le quali risultano, per altro, già ampiamente diffuse tra i più importanti operatori, può rivelarsi, al riguardo, determinante. Il prof. Caroli ha sottolineato la necessità di un approccio “olistico” caratterizzato cioè dalla convergenza di misure di diversa natura, normative e regolatorie, tecnologiche, formative, di offerta di tipologie di gioco, di segmentazione dell’utenza, verso un obiettivo fondamentale: prevenire l’attuazione di comportamenti di gioco rischiosi o patologici. È una sfida complessa innanzi tutto per i concessionari, perché implica una profonda innovazione del loro modello di business. Si tratta, ad esempio, di limitare l’accesso della propria offerta per le categorie di giocatori a rischio, o anche per singole persone che hanno specifiche fragilità; oppure, spingere più sull’estensione del numero di giocatori e meno sul volume di gioco (e quindi sulla spesa) del singolo cliente. Si sottolinea che, affinché tale impegno sia sostenibile per l’azienda e raggiunga l’obiettivo di interesse generale, è essenziale evitare la distorsione competitiva rappresentata dall’offerta illegale. Il contrasto serrato a tale tipo di offerta è essenziale anche come condizione per favorire i comportamenti virtuosi dei concessionari pubblici volti a “mettere in sicurezza” i giocatori, evitando che attuino comportamenti “irrazionali”. Il prof. Caroli ha anche citato gli esiti di una ricerca condotta dalla fondazione FAIR e dell’Università Cattolica di Milano, sulle fasce di giocatori più giovani, dalla quale è emersa l’importanza dell’educazione finanziaria, ai fini della comprensione di quelle logiche del rischio che, spesso, risultano poco chiare per una larga parte della popolazione. Un secondo punto che la citata ricerca ha, poi, consentito di appurare attiene al rilievo della formazione in senso lato, da intendersi come autoconsapevolezza di sé stessi. Come chiarito dal relatore, l’importanza dell’educazione finanziaria non equivale, però, ad affermare la sussistenza di un nesso tra il gioco patologico e la condizione economica dell’utente. Difatti, una componente della platea dei giocatori affetti da dipendenza non verserebbe in condizioni di difficoltà economica, ma sarebbe solo attratta dal rischio sotteso al gioco. La valenza del fattore economico troverebbe ulteriore conferma nella circostanza per cui, ad esempio, la componente reddituale rileverebbe allorquando si proceda all’individuazione di un tetto alla spesa di gioco; tale operazione richiede, infatti, necessariamente, di effettuare una parametrazione rispetto al singolo caso concreto, non potendosi stabilire dei valori assoluti. L’impiego delle tecnologie potrebbe risultare utile per profilare al meglio le tipologie di giocatori, stabilendo le più opportune, nonché mirate, misure preventive. Il prof. Caroli ha, infine, sottolineato la necessità di rafforzare la collaborazione tra i diversi soggetti della filiera del gioco, e quindi dell’interazione virtuosa tra istituzioni, imprese concessionarie e rappresentanze sociali, per individuare e attuare insieme linee di azione strategica che favoriscano la crescita sostenibile delle attività del gioco, eliminando progressivamente le sue possibili esternalità negative.
Il secondo tavolo di lavoro ha avuto, quale oggetto, “Le nuove frontiere della promozione del gioco responsabile fra intelligenza artificiale e analisi predittive”. Al dibattito hanno preso parte due relatori.
Giuliano Guinci, direttore della divisione Public Affairs, Sustainability and Retail Operations di Eurobet, ha incentrato la prima parte del proprio intervento sul ruolo che gli studi comportamentali e le nuove tecnologie possono assumere al fine di favorire il gioco responsabile. Al riguardo, il direttore Guinci ha premesso che, già in passato, gli operatori hanno analizzato il comportamento della propria clientela allo scopo di implementare – nell’ottica della tradizionale attività di marketing – il proprio segmento di mercato. I medesimi studi sono stati, poi, utilizzati quando il tema del gioco responsabile è divenuto parte integrante della cultura aziendale; pertanto, al momento, ha chiarito il relatore, gli studi comportamentali e il coordinato ricorso alle nuove tecnologie sono volti principalmente a intercettare fenomeni distorsi legati al gioco. Difatti, solo implementando la cultura del gioco responsabile, è possibile garantire, nel lungo periodo, la sostenibilità e la continuità di questo business, posto che il giocatore patologico rappresenta un pericolo per la tenuta dell’intera filiera. Sollecitato dal moderatore, il direttore Guinci ha, poi, spiegato che il gioco patologico può essere contrastato solo grazie alla collaborazione di tutti gli attori coinvolti e, in secondo ordine, ha sottolineato, che è essenziale adeguare le misure di presidio ai singoli contesti nazionali e culturali. Poste queste premesse, il manager ha evidenziato che la Eurobet si avvale, a tal scopo, di un sistema di analisi predittiva, denominato ARC, messo a punto nel 2021 grazie alla collaborazione delle Università di Harvard e Cambridge e di alcune associazioni che si occupano di gioco patologico a livello internazionale. ARC – sfruttando l’intelligenza artificiale – seleziona i comportamenti dei giocatori mediante la combinazione di ventisei indicatori, definiti “markers of arms”, i quali, una volta adeguati alle caratteristiche dei singoli paesi, individuano dei cluster omogenei di giocatori sui quali applicare le opportune misure contenitive. Avvalendosi del descritto modello – ha quindi spiegato il relatore – Eurobet è riuscita a realizzare una mappatura abbastanza importante della propria clientela sulla quale andare ad applicare delle azioni di contrasto; azioni, oggi, in parte, recepite dall’Agenzia all’interno dei bandi per l’assegnazione delle nuove concessioni. Rispetto al passato, ha chiarito, quindi, il dott. Guinci, sul tema del gioco problematico disponiamo di una base conoscitiva condivisa, importante e strutturata. Il passaggio successivo di questo importante processo consisterà, invece, nell’incrementare la collaborazione tra gli attori allo scopo di selezionare i suddetti “markers of arms” e le connesse migliori azioni a tutela dei giocatori. Il relatore, nel concludere il proprio intervento sul punto, ha affermato che l’obiettivo finale consisterà nel definire un set condiviso di regole che tutti dovranno applicare nello stesso modo; altrimenti il singolo giocatore potrebbe essere espulso dal gioco regolare con il rischio che vanga attratto nel gioco illegale. Inoltre, il rappresentante di Eurobet ha ricordato che l’Italia ha un sistema regolatorio studiato in tutto il mondo, posto che nel nostro paese già esiste una centralizzazione effettiva di tutti i dati, di tutti i conti di gioco aperti dal singolo giocatore in un unico punto; il momento conclusivo e maggiormente performante consisterà nell’applicare sistemi del tipo ARC alla centrale pubblica dei dati. La base dati pubblica consente, infatti, una visione a trecentosessanta gradi del comportamento del singolo giocatore. Non è, infatti, infrequente che un singolo utente abbia più conti aperti con diversi concessionari; conti sui quali assume, magari, contegni di gioco differenti; pertanto, la visione del singolo concessionario è, allo stato, solo parziale. La frontiera futura consisterà, quindi, nell’applicare i sistemi di intelligenza artificiale generativa alla base dati pubblica già centralizzata. In chiusura della relazione, il direttore Guinci si è soffermato sull’importanza della comunicazione anche nei confronti del giocatore sociale, al fine di chiarire che, proprio grazie alla mappatura dei comportamenti, Eurobet è di fatto in grado di realizzare una comunicazione personalizzata ovvero “One-to-One”. Il tipo di messaggio che verrà inviato sarà, quindi, legato al comportamento specifico di quel giocatore per cercare di non aumentarne la pressione; lo scopo del sistema è, quindi, quello di far sì che un giocatore sociale resti tale. Poste queste premesse, il relatore ha concluso il proprio intervento, sostenendo che, alla luce dell’evoluzione descritta, si potrebbe anche ripensare al divieto in essere in termini di promozione del gioco, in quanto introdotto in un periodo storico e in un contesto ormai superati.
Francesco Rodano, chief Sustainable Gambling Officer – Playtech, ha introdotto il proprio intervento ricordando che con la legge 7 luglio 2009, n. 88 recante “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità – Legge Comunitaria 2008”, è stato disciplinato per prima volta, nel nostro ordinamento, il gioco a distanza: si trattò di una normativa avanzatissima rispetto agli standard europei. L’Italia, infatti, ha sottolineato il direttore Rodano, è stato il primo Paese, ad esempio, a introdurre il regime concessorio quale condizione per operare legalmente sul territorio nazionale. Ad avviso del relatore, questo precedente normativo ha un indubbio legame con la nozione di gioco responsabile, atteso che il nostro Paese è stato anche il primo a introdurre una serie di misure di autoregolazione del giocatore, ovvero l’autoesclusione, nonché l’obbligo di scegliere un limite di spesa prima di iniziare a giocare. Tali misure, ha, però, chiarito il direttore Rodano, presuppongono che l’utente sia consapevole della propria condizione e scelga, nell’ottica della personale responsabilità, di autoproteggersi; attualmente il sistema si sta evolvendo verso forme di gioco ancora più sicure, mediante l’intervento dell’operatore ovvero dell’ente di regolazione con regole e limiti. Per tale ragione oggi è preferibile utilizzare l’espressione “gioco sostenibile”, in luogo di quella di “gioco responsabile”. In quest’ottica, ha spiegato il dott. Rodano, spetta agli operatori impegnarsi proattivamente al fine di evitare che la propria clientela subisca i danni legati al gioco. In caso contrario, sarà il decisore pubblico ad adottare misure anche drastiche; a titolo esemplificativo, il relatore ha menzionato l’esperienza olandese, ove proprio recentemente il legislatore ha introdotto un limite di spesa fisso e unico per tutti i giocatori, pari a settecento euro. L’effetto di tale politica è stato, tuttavia, tutt’altro che positivo poiché, in un solo mese, il trenta per cento della platea si è rivolta al gioco illegale, ove, non vi è alcuna forma di protezione. Al fine di evitare simili scelte politiche, gli operatori devono fornire all’Autorità di regolazione alternative credibili, meno rigide: l’analisi comportamentale e gli interventi personalizzati, ha spiegato il direttore Rodano, vanno esattamente in questa direzione. Su richiesta del moderatore, il dott. Rodano, dopo aver premesso che l’Italia è stato il primo Paese al mondo ad aver inserito le parole “intelligenza artificiale” nel recente decreto legislativo n. 41 del 2024, applicate al gioco responsabile, ha sottolineato che non è sempre univoco il significato che si attribuisce alla suddetta locuzione. Per tale ragione, il rappresentante di Playtech ha chiarito che l’intelligenza artificiale legata al gioco consiste in una sorta di apprendimento meccanizzato usato per analizzare il comportamento dei giocatori; trattasi di uno strumento che può analizzare tantissimi dati in tempo molto rapido. Ad esempio, nel gioco online, ogni operatore ha tracciato, nel proprio sistema, il tempo che i giocatori trascorrono online. Questo vale anche, ovviamente, per SOGEI. Quindi, usando il machine learning, si può programmare un algoritmo a riconoscere quelle combinazioni di comportamento utili a identificare i giocatori a rischio. In pratica, è sufficiente utilizzare un comportamento tipico del giocatore problematico per addestrare l’algoritmo, il quale, incrociando i dati, consentirà al sistema di predire precocemente se un qualsiasi giocatore, in futuro, potrà trovarsi in una situazione di disagio. Non solo, l’analisi compiuta dall’intelligenza artificiale è anche in grado di indicare il motivo per il quale il singolo giocatore è stato giudicato a rischio; i motivi possono essere molteplici, dal tempo speso al denaro impiegato. Il relatore, dopo aver specificato che il sistema è oggi in grado di individuare, precocemente e con una certa precisione, i giocatori potenzialmente a rischio, ha, però, sottolineato che, non è ancora ben chiaro quale sia la migliore modalità di dialogo, se, ad esempio, inviare un sms o un messaggio di posta elettronica. Attualmente deve procedersi, quindi, per tentativi, posto che nessuno conosce realmente come dialogare, in modo efficace, con un giocatore potenzialmente problematico. Su questo aspetto, ha affermato il dott. Rodano, manca ancora un po’ la condivisione di esperienza tra i diversi concessionari. In conclusione, il relatore ha, però, evidenziato che l’intelligenza artificiale generativa, come chatGPT, potrà offrire utili opzioni a tal fine; potrà essere usata, ad esempio, per analizzare, in tempo reale, tutte le conversazioni tra i giocatori e il customer care, allo scopo di intercettare, già solo nel tono della conversazione, dei segnali che indicano un rischio futuro. Parimenti, un simile strumento potrebbe consigliare, in modo personalizzatissimo, al giocatore, le modalità per non perdere il controllo; quindi, il machine learning fornirà le informazioni comportamentali e l’intelligenza artificiale generativa dovrà elaborare tali informazioni comportamentali per comunicare con il giocatore in maniera chiara e precisa. Pertanto, per il dott. Rodano, la nuova frontiera sulla quale investire è l’intelligenza artificiale generativa applicata al gioco responsabile.
Il terzo tavolo di lavoro ha avuto a oggetto “Le best practice in Europa: la sinergia fra i regolatori e gli operatori del gioco”. Al dibattito hanno preso parte due relatori.
Morgane Austruy, directrice de la Prevention du jeu excessif et de la protection des joueurs presso l’Autorité Nationale des Jeux (ANJ), ha illustrato alcune delle attività svolte dal proprio ente. Al riguardo, la relatrice ha rappresentato che l’ANJ è stata istituita nel 2019 e ha iniziato a operare nel 2020. In ambito francese, esistono due monopoli, uno ricomprendente le lotterie e le scommesse in generale, l’altro, invece, dedicato, esclusivamente, alle scommesse a carattere ippico. Il comparto del gioco, in Francia, vede la presenza di diciassette operatori autorizzati per le scommesse online, duecentotre casinò fisici e duecentotrentacinque società di corse ippiche. In tale contesto, l’ANJ si occupa di prevenire il gioco eccessivo e patologico, nonché il gioco minorile. Si tratterebbe – come chiarito dalla dott.ssa Austruy – di attività richiedenti un bilanciamento tra le esigenze legate alla tutela della salute pubblica e quelle connesse alla garanzia del ritorno economico dell’offerta di gioco. Nel biennio 2024/2026, l’ANJ ha sviluppato un importante piano strategico, volto a ridurre la percentuale degli introiti frutto di gioco problematico, la quale è attualmente stimata al 2,5%. Il raggiungimento di tale risultato, il quale implica di indirizzare il gioco verso un contesto pienamente ricreativo, richiede la collaborazione di tutti gli stakeholder competenti, ivi compresi gli enti sanitari e di ricerca. Il piano di cui sopra prevede che, ex ante, ciascun operatore debba redigere un piano conforme alla normativa di riferimento, ivi compresa quella inerente al gioco problematico; l’ANJ può approvare o rigettare tali piani. Come spiegato dalla relatrice, infatti, un decreto del Ministero della Salute francese ha stabilito obblighi e raccomandazioni volti a regolamentare determinati settori specifici del gioco d’azzardo, ai quali gli operatori devono conformarsi. È previsto che ogni operatore sia sottoposto a un controllo ex post e, se del caso, a una procedura sanzionatoria. Il principale compito dell’ANJ è, dunque, quello di favorire la compliance di ciascun operatore rispetto alle prescrizioni ad esso impartite, unitamente al raccogliere le migliori buone pratiche utili a contrastare il fenomeno del gioco problematico. Più nello specifico, l’ANJ ha predisposto due guide per il gioco fisico e per quello online. Le guide realizzate dall’ANJ sono state realizzate in sinergia con tutti gli stakeholder e i portatori di interesse, ivi compresi i ricercatori e tutte le autorità coinvolte. L’approccio sotteso a tali guide, quanto all’identificazione e alla cura dei giocatori problematici, consiste nel prescrivere un obbligo di risultato. Ciascuna guida è strutturata in due parti, la prima delle quali attiene all’identificazione di quelli che possono essere gli ambiti a rischio, tenuto conto di parametri determinati dal Problem Gambling Severity Index (PGSI). L’obiettivo ultimo è, dunque, quello di identificare e prevenire i fenomeni di gioco problematico. Una seconda parte delle suddette guide attiene agli interventi che gli operatori possono compiere rispetto alle condotte di gioco; è previsto, in proposito, un criterio di gradualità, sicché l’operatore – il quale non è tenuto ad assistere il giocatore sul piano psicosociale – può intervenire partendo dall’attuare pratiche di carattere informativo, sino ad arrivare alla chiusura totale del conto del giocatore. Ogni livello di intervento è, in ogni caso, basato sullo specifico profilo di rischio, allo scopo di “accompagnare” l’utente verso la risoluzione della propria problematica. Per l’ANJ è, pertanto, fondamentale favorire la presa di coscienza da parte del giocatore. Per tale ragione, è stato realizzato un applicativo che consente all’utente di essere informato sulle sue perdite e su ulteriori aspetti, oltre a potersi collegare al sito web www.evalujeu.fr, il quale contiene ulteriori informazioni. La relatrice ha, poi, presentato il modulo e-learning dell’ANJ, il quale è, in particolare, destinato ai casinò, specie quelli più piccoli, in quanto non aventi le risorse necessarie a promuovere iniziative di formazione strutturata. La dott.ssa Austruy ha, altresì, presentato il dispositivo per l’interdizione volontaria, il quale è operativo dal 2021 e consente al giocatore di autoescludersi dal gioco per un periodo di tempo che può andare fino ad un massimo di tre anni. Dall’istituzione di tale dispositivo, si è assistito a un significativo aumento del numero di giocatori volontariamente interdettisi, che è passato da quarantottomila a settantacinquemila persone. Come osservato dalla relatrice, di particolare importanza si rivelerebbe la possibilità che di tale dispositivo possa fruire il segmento più vulnerabile della popolazione, ossia quello che va dai diciotto ai ventiquattro anni di età.
Graham Wood, Senior International Development Manager presso Hillside – Shared Services 2018 – Limited, in apertura del proprio intervento, ha evidenziato come sia possibile riscontrare la presenza delle medesime criticità relative al gioco problematico in tutti i Paesi. Come evidenziato dal relatore, gli operatori hanno una duplice responsabilità, ossia quella di indurre l’utente ad autocontrollarsi e quella di verificare che tale autocontrollo venga, effettivamente, realizzato. Il dott. Wood, in merito, ha esposto che Hillside garantisce la sicurezza della propria clientela facendo sì che quest’ultima disponga di tutte le opportune informazioni. Il relatore si è, poi, soffermato sull’impiego, da parte di Hillside, di un software per il monitoraggio delle transazioni e dei comportamenti dei giocatori. Il software in questione è preordinato, primariamente, a stimolare l’autocontrollo dell’utente: ciò avviene assicurando le possibilità di autoescludersi, di fissare i limiti di deposito, ovvero di monitorare la quantità di tempo spesa giocando. Il software, inoltre, grazie all’impiego di alcuni indicatori, consente di rilevare la possibilità che il giocatore stia incorrendo in situazioni di gioco problematico. A titolo d’esempio, l’impiego di carte di credito diverse può rappresentare un segnale dell’insorgenza di stati critici, ai quali una prima misura di reazione è rappresentata dall’invio al cliente di alert e di inviti ad acquisire informazioni sul tema. Un altro segnale di potenziali problematiche può essere rappresentato dalla decisione – da parte di un cliente che abbia conseguito una vincita e che, in un primo momento, abbia manifestato l’intenzione di riscuoterne i proventi – di utilizzare questi ultimi per una nuova scommessa. Ove i predetti indicatori si cumulino, l’operatore può decidere di sospendere il conto di gioco, invitando il cliente a un confronto. Il dott. Wood ha chiarito come la necessità di coniugare il profitto economico, derivante dall’attività di erogazione del gioco, e le responsabilità connesse alla tutela del giocatore si conciliano dal momento che le politiche di prevenzione consentono di circoscrivere, efficacemente, il bacino dei giocatori problematici, il quale non giova alla prosperità dell’attività economica, in ragione sia delle potenziali rimostranze che possono pervenire da tali utenti, sia del fatto che questi ultimi non possono rappresentare dei clienti a lungo termine. Hillside – ha spiegato il dott. Wood – consente alla propria utenza di autoescludersi sia temporaneamente, sia in via definitiva. Ove si realizzi questa seconda ipotesi, per altro, la possibilità, per il giocatore, di mutare i propri intendimenti è legata al soddisfacimento di alcune condizioni. L’utente che, autoesclusosi, intenda riprendere a giocare deve, a titolo esemplificativo, sottoporsi una precisa autovalutazione, per il tramite di un questionario predisposto da esperti del settore; ove tale autovalutazione non restituisca esito positivo, non potrà fruirsi, nuovamente, del gioco.
Il quarto tavolo di lavoro ha avuto, quale titolo, “Fra liberismo e proibizionismo: la linea sottile del gioco responsabile”. Al dibattito hanno preso parte tre relatori.
Maria Migliore, dirigente medico del Ministero della Salute, ha premesso che i disturbi legati al gioco sono considerati, anche a livello ministeriale, come problemi di salute che spesso si verificano in concomitanza anche con altre dipendenze; per tale ragione, ha sottolineato la relatrice, il Tavolo tecnico di lavoro sulle dipendenze, istituito con decreto dirigenziale il 20 aprile 2021 presso la Direzione generale della prevenzione, si propone di intercettare precocemente i comportamenti a rischio che possono condurre a dipendenze comportamentali conclamate, tra le quali si annoverano anche le dipendenze legate al gioco. Le linee di indirizzo che il Tavolo ha quasi concluso di redigere, anche grazie al contributo fattivo delle associazioni di categoria, ha spiegato la dott.ssa Migliore, si concretizzano in una serie di raccomandazioni di rilievo sia sanitario che socioeducativo e vogliono, complessivamente, contrastare la più generale problematica della propensione alla dipendenza. Sollecitata dal moderatore, la rappresentante del Ministero della Salute ha ricordato che, a livello territoriale, sono operativi, nell’ambito del servizio sanitario nazionale, i Servizi per le dipendenze patologiche (SerD), dedicati alla cura, alla prevenzione e alla riabilitazione delle persone che hanno problemi conseguenti al disturbo da uso di sostanze o di alcool, al tabagismo e alle dipendenze comportamentali, come appunto il disturbo da gioco d’azzardo. Trattasi di realtà attualmente in crisi per mancanza di personale; la funzione delle risorse umane è in questi ambiti fondamentale, posto che – ha spiegato la dott.ssa Migliore – all’interno dei SerD dovrebbero operare delle equipe multiprofessionali che, proprio tecnicamente, “prendono in carico” le persone con problematiche di dipendenza. Al problema della carenza di personale all’interno dei SerD, ha poi chiarito la relatrice, si affianca una ulteriore problematica ovvero l’assenza di un sistema di assistenza a rete; l’intervento del Servizio sanitario dovrebbe rappresentare, infatti, l’ultimo step di un percorso. È, invece, fondamentale, in prima battuta, l’intervento di altri setting quali le scuole, ma anche di altre realtà come, per esempio, i centri sportivi.
Antonio Affinita, direttore generale del Movimento Italiano Genitori (MOIGE), dopo aver evidenziato che per un minore rappresenta, indubbiamente, un’esperienza devastante convivere con un genitore affetto patologie legate al gioco, ha posto l’accento sull’esigenza di intervenire sul problema gravissimo del gioco minorile; si tratta di un fenomeno più vasto di quanto si pensi. Sul tema, il direttore Affinita ha evidenziato che, stando ai dati pubblicati nell’ultimo studio dell’European School Survey Project, a livello europeo i nostri dati sul gioco minorile non sono incoraggianti. Il MOIGE – ha evidenziato il suo direttore generale – condivide la scelta legislativa di tutelare un gioco responsabile, consapevole, sicuro, libero dalla delinquenza; ma, al tempo stesso, l’Associazione ritiene fondamentale investire affinché la protezione della nostra gioventù diventi un principio etico, prima ancora che legale. Se il gioco minorile, infatti, non viene contrastato a livello, soprattutto a culturale, mettiamo a repentaglio il nostro futuro come società. Il direttore Affinita ha, quindi, evidenziato che la normativa italiana, sulla carta, è sicuramente piuttosto stringente; occorre, però, investire sull’effettivo rispetto della disciplina esistente e, soprattutto, occorre che tutti, dalle istituzioni, ai concessionari, alla scuola e, finanche, alle strutture ricreative e sportive, siano preparati. Il compito di educare le generazioni future, infatti, non è solo dei genitori, ma anche di tutte le figure suindicate che vengono quotidianamente a contatto con i minori.
Domenico Distante, presidente dell’Associazione Nazionale Servizi Apparecchi per Pubbliche Attrazioni Ricreative (SAPAR), ha ricordato che la SAPAR è nata nel lontano 1962, ovvero in un’epoca ove esistevano solamente i cc.dd. flipper e il calcio balilla; oggi rappresenta tante piccole e medie imprese operanti su tutto il territorio e che hanno sempre investo, in sinergia con lo Stato, sulla formazione e sulla tutela dei minori. Quale presidente di queste realtà, Domenico Distante, ha poi aggiunto che, negli ultimi venti anni, si è assistito a un proibizionismo fatto di norme e divieti imposti a livello locale da Regioni e Comuni, talvolta in contrasto con la stessa normativa nazionale se non, addirittura, contro producenti; per tale ragione, ha ribadito il presidente di SAPAR, è sempre più urgente un riordino complessivo del settore, che restituisca chiarezza e uniformità alla disciplina, non essendo più ammissibile che gli enti locali continuino a intervenire, fissando distanze dai luoghi sensibili e/o orari del tutto inappropriati che rischiano di mettere in difficoltà tutta una categoria, soprattutto in considerazione del fatto che si può accedere al gioco, tramite canali digitali, in qualsiasi momento e luogo.
In chiusura, il dott. Poggio ha inviato il direttore Affinita e la dott.ssa Migliore a indicare, in poche battute, le azioni da intraprendere per essere ancora più incisivi nell’opera di protezione dei minori.
Il direttore Affinita ha posto l’accento sulla sensibilizzazione di tutti gli attori coinvolti nel gioco con vincita in denaro; solo se la tutela dei minori diventa centrale, il rispetto della normativa in essere sarà effettivo. Quindi, se vi è una reale applicazione della normativa, ha chiarito il relatore, è conseguentemente influente il tema della distanza dai luoghi sensibili, quali le scuole. In sede di riordino della disciplina del gioco fisico ha, pertanto, concluso il direttore del MOIGE, dovrà essere centrale la formazione e la sensibilizzazione degli operatori.
La dott.ssa Migliore ha, invece, posto l’accento sui quattro obiettivi contenuti nel Piano nazionale di prevenzione 2020-2025, trattandosi di capisaldi che devono essere ancora ulteriormente implementati. Pertanto, ad avviso della relatrice, occorre investire in programmi di prevenzione universale e selettiva, rivolti a adolescenti e giovani in setting scolastici ed extra scolastici con lo scopo di sviluppare l’empowerment, nonché in programmi di prevenzione finalizzati all’intercettazione e all’intervento precoce. È, poi, essenziale favorire percorsi formativi sia per gli operatori sociosanitari, che per gli altri attori coinvolti, compresi gli insegnanti. Infine, sono fondamentali, ha chiarito la dott.ssa Migliore, le campagne e le comunicazioni sociali rivolte ai genitori, agli educatori, alle associazioni e, da ultimo, agli opinion leader.
I CONTRIBUTI PERVENUTI A MARGINE DELLA SESSIONE GIOCHI
A margine della sessione Giochi, sono stati presentati due paper, uno a nome del dott. Angelo Berardi, un secondo da parte dell’AGSI – Associazione Gestori Scommesse Italia.
Il dott. Angelo Berardi ha inteso soffermarsi sul tema dell’istigazione al gioco d’azzardo in ambiente digitale. Il fenomeno, ad avviso dell’autore, sta vivendo una fase di crescita e consiste nell’alimentare, in modo diretto e sistemico, comportamenti compulsivi alla riscommessa. A essere colpiti da tale pratica sono coloro che si avvicinano al gioco per la prima volta, i soggetti vulnerabili e quelli già problematici. Come osservato nel paper, le piattaforme digitali di larga scala – specie YouTube, ma anche Facebook, Instagram e TikTok – ospitano, quotidianamente, contenuti legati al gioco d’azzardo che, ad esempio, mostrano sessioni di gioco in diretta, ovvero veicolano “strategie” e inviti impliciti a partecipare. Il dott. Berardi, nel definire quanto sopra come un’”istigazione strutturata, continua, normalizzata, nonostante la natura sensibile del tema e le gravi implicazioni in termini di salute pubblica”, ha evidenziato come l’esposizione cui è sottoposta un’utenza sempre più digitale costituisca, oggi, il principale elemento di rinforzo e recidiva nel comportamento compulsivo. Per tali ragioni, il dott. Berardi ha voluto evidenziare che “trattare l’azzardo come un semplice passatempo online ha generato una cultura della leggerezza che non spiega perché milioni di soggetti”, che si sono avvicinati al gioco per divertimento, “finiscono coinvolti in forme problematiche o patologiche, spesso invisibili al sistema sanitario e non rappresentati nei numeri ufficiali dei SerD”. Alla luce di queste considerazioni, il dott. Berardi ha evidenziato, nel paper, la necessità di approfondire le “origini sistemiche dall’azzardo pubblico” e di contrastare la spinta alla riscommessa nell’ottica di futuri interventi in sede regolatoria, da doversi promuovere in sede domestica e unionale, specie mediante gli strumenti posti a disposizione dal Digital Services Act, i quali fanno espresso riferimento alla responsabilità delle piattaforme nella prevenzione dei contenuti in grado di danneggiare le persone vulnerabili.
Con il proprio contributo, l’AGSI – Associazione Gestori Scommesse Italia ha formulato alcune proposte di riordino del gioco fisico. Nel merito, l’Associazione ha, in primo luogo, ritenuto l’intesa raggiunta nella Conferenza Unificata del 2017, una base di partenza sulla quale impostare il riordino della rete fisica, alla luce di condizioni di mercato che, negli ultimi anni, specie in considerazione della forte crescita del gioco fisico, sono mutate. Il paper ha, altresì, sollevato il tema della proliferazione di regolamenti regionali e comunali, che non consentono un’omogenea distribuzione dell’offerta di gioco. Sussisterebbe, in particolare, una disparità di trattamento sia tra le diverse tipologie di gioco, sia tra i soggetti esercenti l’attività di somministrazione di gioco. Un ultimo dato di contesto, che l’associazione ha fornito, è quello della ripresa del confronto, nell’ultimo anno, in Conferenza Unificata cui, però, allo stato, sono seguite posizioni distinte tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze, da un lato, e il gruppo tecnico delle Regioni e Province autonome sub area dipendenze, dall’altro lato. Nelle more, è stato, per altro, avviato il riordino del gioco online. Tutto ciò premesso, l’Associazione ha, pertanto, elencato alcuni punti chiave sui quali poter impostare il riordino del gioco fisico. Sono state indicate le tipologie di luoghi da definire come “sensibili”, ovvero le scuole secondarie superiori e i distretti sanitari per le dipendenze, così come gli orari di apertura dei locali di gioco, ossia dalle ore 10 alle ore 3. Alcune proposte sono state, poi, espresse in ordine al tema dei requisiti per il conseguimento, da parte di un locale, della certificazione (vedasi, a titolo esemplificativo, il possesso, da parte degli addetti ai lavori, di una formazione orientata al contrasto al Disturbo da Gioco d’Azzardo, ovvero la completa tracciabilità delle giocate e delle vincite). AGSI ha, ancora, preso posizione sulle distanze che dovrebbero intercorrere tra luoghi sensibili e locali certificati (100 metri) e non certificati (distanza più ampia della precedente). Ad avviso dell’Associazione, il bando di gara per le nuove concessioni dovrebbe prevedere l’attribuzione di un massimo di 8000 diritti, con un ulteriore limite di concentrazione regionale e con regole chiare e che non devono essere suscettibili di interpretazione. Sotto il profilo della tassazione, si è proposto di ridurre quella sulle Amusement with Prize (AWP) e sulle Videolottery (VLT), così come di ridurre i prelievi sulle scommesse ippiche a totalizzatore. Urgente invece attualizzare in tempi brevi la riforma delle scommesse ippiche così come proposto dalla delegazione della consulta ippica al Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. AGSI ha, ancora, proposto di consentire a tutte le Attività Certificate la vendita di tutti i Prodotti di Gioco ADM. L’Associazione ha, poi, espresso l’esigenza di rendere il sistema bancario più facilmente accessibile agli operatori del comparto allo scopo, specialmente, di ovviare alle difficoltà che questi ultimi incontrano nell’osservare le procedure antiriciclaggio e gli adempimenti legati alla tracciabilità dei flussi finanziari. Nel paper, l’AGSI ha proposto anche l’istituzione di una qualifica professionale per gli esercenti i negozi specializzati e certificati, qualifica che potrebbe assurgere a elemento soggettivo richiesto per la certificazione del punto vendita. Da ultimo, è stata spesa una considerazione in ordine alle caratteristiche della comunicazione istituzionale, che andrebbe resa più incisiva avuto riguardo ai rischi legati al gioco patologico, ma che dovrebbe anche valorizzare le iniziative – anche sociali – che le risorse erariali derivanti dal gioco consentono di realizzare.
QUI il documento integrale. cdn/AGIMEG










