Monica Bertini, giornalista e conduttrice televisiva, è stata intervista da Giovanni Remigare per “Belle Storie”, il format di Stanleybet.news dedicato alla Serie B e ai suoi protagonisti.
“Io ho fatto la mia lunga gavetta che mi ha portato poi dopo a spiccare il volo verso la TV nazionale. In questa lunga gavetta, di cui vado molto fiera, praticamente ero diventata la giornalista che seguiva il Parma. Essendo io originaria di Parma, lavoravo appunto nella tv locale di Parma e, occupandomi di sport, ero la persona che seguiva tutte le partite del Parma. Seguii in modo particolare tutta la stagione 2008-2009 che il Parma, essendo retrocesso, disputò in Serie B. Allora non ero pronta come sicuramente lo sono adesso, ma il campionato di Serie B mi ha potuto ‘allenare’ per poi arrivare a percorrere la strada che ho fatto successivamente, quindi è stato assolutamente performante”.
“In realtà la Serie B mi è stata molto utile anche successivamente perché dopo i tanti anni a Tv Parma arrivai a Sportitalia, dove mi affidarono il programma sulla Serie B, poi dopo approdai a Sky e pure lì, oltre ai telegiornali e altri generi di contributi, comunque c’era una fascia quotidiana pomeridiana proprio dedicata esclusivamente alla Serie B e mi occupavo di condurre e curare quella parte. Quindi il campionato cadetto mi ha accompagnato in un bel percorso che abbiamo fatto insieme”.
La passione per il calcio
“Direi che la passione per il calcio ce l’ho da sempre perché ho iniziato ad andare allo stadio che ero veramente una bambina grazie a mio nonno e a mio papà che mi portavano a vedere queste partite. Per me non era ‘vado allo stadio a vedere la partita’, per me era ‘vado in quel posto dove c’è tanta gente, dove cantano, saltano, sono sorridenti’, dunque per me era una festa, era l’idea di una giornata di positività e di allegria. Quindi il primo stadio che mi ha fatto battere il cuore è naturalmente il Tardini di Parma ma anche San Siro perché mio nonno e mio papà mi portavano anche a Milano. E devo che a San Siro, che è quello che conosco meglio insieme appunto al Tardini, mi capita sempre una cosa stranissima quando salgo le scale e inizio ad affacciarmi proprio su sulla tribuna che guarda al campo, mi manca sempre il fiato”.
“È una sensazione che in qualsiasi altro stadio che ho girato, che sia in Inghilterra, in Francia o in Spagna, non provo. Quella mancanza di respiro non l’ho provata da nessun’altra parte, San Siro è unico. Mi dispiace molto per la sorte che avrà ma capisco che bisogna adeguarsi ai tempi”. sm/AGIMEG









