Stanleybet.news, Mino Taveri a Belle Storie: “Spero che l’Italia vada ai Mondiali ma sarà difficile”

La qualificazione dell’Italia ai Mondiali e il possibile ruolo della Serie B nella crescita del calcio azzurro. Sono questi i temi affrontati da Mino Taveri, giornalista e conduttore televisivo, intervistato da Giovanni Remigare per “Belle Storie”, il format di Stanleybet.news dedicato alla Serie B e ai suoi protagonisti.

A pochi giorni dal playoff di qualificazione ai Mondiali tra Italia e Irlanda del Nord, Taveri ha espresso timori e speranze sul cammino degli azzurri: “Dobbiamo andarci per forza ai Mondiali ma ho una grande paura. Non è facile. Sono due partite secche, difficili. Forse si è fatto male Tonali, forse non ci sarà Zaccagni. Già siamo quelli che siamo, ma senza offesa per nessuno. Basta guardare il calcio italiano. Per esempio il Como, la squadra che illumina il nostro calcio, non c’è un italiano”.

“Quanti italiani ci sono soprattutto nei ruoli decisivi? Le punte italiane, i centrocampisti italiani, sono pochi. Va così e ci teniamo questa realtà. Però ritengo che siamo una realtà da non andare al Mondiale per la terza volta di fila. Non ci voglio proprio pensare a un altro Mondiale di calcio senza l’Italia… Comunque spero di sì ma sarà difficile”.

Stanleybet https://www.stanleybet.it/sport

Il ruolo della Serie B

Nel corso dell’intervista, Taveri ha poi allargato il discorso al sistema calcio italiano, indicando nella Serie B una possibile risorsa per il futuro della Nazionale: “La Serie B può essere davvero quel contenitore calcistico che può aiutare a crescere anche la stessa Nazionale. Lo pensiamo noi. Ma lo pensa chi gestisce il mondo del calcio? Dovrebbe essere certamente così. A parte il fatto che in Serie B ci sono squadre di città importantissime come Venezia, Bari, Palermo. Secondo me c’è mezza Serie B che potrebbe giocare in Serie A al posto di metà dei giocatori stranieri che ci sono. Ma non sia un’offesa per nessuno”.

“Abbiamo giocatori italiani in Serie B che potrebbero giocare benissimo al lo posto. Come dovrebbe essere valutato molto di più anche il campionato Primavera. Poi però siamo alle solite: siamo in un Paese in cui un giocatore di 23 anni è ritenuto ancora giovane per poter giocare 90 minuti in Serie A. Poi vai in Spagna e Lamine Yamal gioca la Champions League a 17 anni”. sm/AGIMEG