Nuova puntata di Belle Storie, format di Stanleybet.news dedicato alla Serie B e ai suoi protagonisti. Giovanni Remigare, per l’occasione, ha intervistato Marco Civoli, noto giornalista sportivo e voce dell’Italia campione del mondo nel 2006.
“Sono arrabbiato, come lo sono tutti gli italiani che amano la Nazionale, per la mancata partecipazione al Mondiale di quest’anno: una volta può accadere, la seconda volta vabbè è accaduto, la terza non può proprio accadere. Il calcio italiano, inteso come struttura e come stadi che sono ancora troppo vecchi, ha certamente perso appeal. Non siamo più quelli che negli anni ’80, dopo la riapertura del mercato degli stranieri, negli anni ’90 e anche nei 2000 riuscivano a catturare tanti campioni anche giovani. Ronaldo ne è un esempio. E comunque campioni quasi affermati che trovavano da noi la grande consacrazione. Ad esempio il Milan degli olandesi, l’Inter dei tedeschi, la Roma di Falcao, ce ne sarebbero tantissimi altri”.
“La qualità del nostro calcio è inevitabilmente scesa e soprattutto negli ultimi anni fatichiamo a imporre giovani di talento, ce ne sono sicuramente di meno. Però se l’ultima in classifica della Premier League ha un budget magari due volte superiore al Napoli che ha vinto l’anno scorso o all’Inter campione d’Italia quest’anno, è tutto dire. Il movimento calcistico italiano ora come ora è sorretto unicamente dalle televisioni, da Sky e da Dazn, quindi facciamoci delle domande”.
Civoli: “Non si era mai visto un giocatore come Ronaldo”

Civoli ha indicato il calciatore che l’ha maggiormente impressionato. “Il giocatore che veramente mi ha fatto stropicciare gli occhi è stato Ronaldo quello vero, “Il Fenomeno”, che ha avuto una storia un po’ particolare per gli infortuni. Aveva delle qualità pazzesche perché riusciva a unire la sua tecnica alla sua velocità e alla sua potenza: quindi tu prendi questo mix di tre cose, agitale e ne esce fuori un crack. Poi purtroppo lui con l’Inter vinse solamente una Coppa UEFA nel ’98, non riuscì a vincere il campionato. Poi fu vittima di un grave infortunio, oltretutto alla finale dei Mondiali del ’98 in Francia si parlò addirittura di attacchi di epilessia”.
“Non visse degli anni facili però, a detta di tanti ma soprattutto a detta di tutti quei compagni che aveva allora e a detta anche del mio grande amico Sandro Mazzola, che amo citare, nessuno aveva mai visto prima uno così. Quindi, per quello che ho potuto vedere, credo sia stato uno dei giocatori più forti in assoluto ma che purtroppo ha avuto tantissimi problemi”.
Civoli: “Bruno Pizzul un maestro per me”
Nel prosieguo dell’intervista, Civoli indicato Pizzul come “maestro e fonte di ispirazione”. “Ci ho lavorato tanti anni fianco a fianco ed è stato estremamente importante per le generazioni successive alla sua in Rai. E poi perché è stato un grande, un grandissimo uomo sotto tutti gli aspetti, sia professionale sia nella quotidianità della vita. Lui, che era un uomo di grandissima cultura, mi ha insegnato innanzitutto che non bisogna mai prendersi troppo sul serio quando si fa questo tipo di lavoro, che naturalmente ti espone perché ti riconoscono per strada, nei bar, nei ristoranti, dappertutto, quindi questa cosa può in un certo senso accelerare il tuo processo di esaltazione personale. La sua è stata una lezione di umiltà applicata al lavoro ma anche alla vita di tutti i giorni”.
“Tanti anni fa c’era una grande attenzione soprattutto alla lingua italiana, oggi c’è un’estrema attenzione all’iperbole, a quella terminologia che ti fa riconoscere velocemente, all’esaltazione collettiva di qualsiasi gesto che può essere persino una rimessa laterale” ha concluso Civoli. sm/AGIMEG

