Pasquale Luiso, ex attaccante del Vicenza tra Serie A e Serie B, ha ribadito il legame con la città veneta e con la tifoseria biancorossa, raccontando ricordi e sensazioni maturate negli anni. “Al Vicenza tornerei pure per fare il magazziniere” ha detto a “Belle Storie“, il format di Stanleybet.news dedicato alla serie B e ai suoi protagonisti.
Luiso ha quindi spiegato quanto l’esperienza vicentina sia rimasta centrale nella sua vita: “L’ho detto a mia moglie che io voglio morire a Vicenza. Perché ci sono stato bene, spero di ritornarci, non so in quale ruolo. Mi accorgo – ha proseguito Luiso – dopo tanti anni di essere ancora molto amato, lo vedo dai social, quando vado a vedere qualche partita. Vicenza è una piazza pazzesca calda come una città del Sud. Non si poteva uscire, la gente è pazzesca, c’è un amore proprio viscerale. E ti devi mettere a disposizione perché loro vogliono quello, vogliono gente umile, gente che firma centinaia di autografi. Mi ricordo quando arrivai a Vicenza, Mimmo Di Carlo mi disse: ‘Pasquale, tu magari non sei abituato, sei un po’ guascone, ma Vicenza se ti vengono in 100/200 vicino, tu devi stare a firmare gli autografi pure per due ore altrimenti questi ti prendono in antipatia’. Partimmo in ritiro la prima volta, c’erano 7/8000 persone a vedere l’amichevole con una squadra di promozione. Vicenza è pazzesca”.

La Nazionale e il valore della Serie A
Nel corso dell’intervento a Stanleybet.news, l’ex centravanti ha anche ripercorso il tema Nazionale e il confronto tra epoche diverse per quanto riguarda il ruolo del bomber di provincia: “Quando mi fermano e mi fanno qualche intervista, mi dicono ‘oggi giocheresti in Nazionale senza andare a fare l’allenamento’. All’epoca c’erano tanti attaccanti forti, oltre a me, come Dario Hübner, Igor Protti, Sandro Tovalieri, Roberto Muzzi, Nicola Caccia, ce n’erano anche altri, sicuramente mi dimentico qualcuno. Quando eravamo seguiti dalla Nazionale era come un sogno. Però in Nazionale allora c’era gente come Vieri, Pippo Inzaghi, Baggio, Del Piero, Signori: arrivare lì era veramente come scalare le montagne. Oggi non ci sono più quei centravanti di provincia. Per esempio una provinciale come la Cremonese ha Vardy, non ha un Luiso o un Hübner che facevano 15/16 gol a stagione. Le società di provincia oggi non hanno più i bomber che prima avevano per esempio l’Atalanta con Pippo Inzaghi, il Piacenza con Caccia e Simone Inzaghi, il Brescia con Hübner. Oggi la vedo dura perché vanno tutte a puntare a un giocatore straniero”.
Infine, Luiso ha ricordato alcuni dei difensori più duri affrontati tra Serie A e Serie B, indicando in particolare i grandi interpreti del reparto arretrato negli anni Novanta: “In Serie A all’epoca c’erano Fabio Cannavaro, Alessandro Nesta, Lilian Thuram, Fernando Couto, Aldair, Zago. Però secondo me il più forte era uno tra Cannavaro e Nesta. Anche in Serie c’erano difensori importanti ma mi ricordo soprattutto Aimo Diana che giocava nel Brescia e Andrea Sottil che era un marcatore davvero arcigno. Comunque ce n’erano parecchi di centrali forti”. sm/AGIMEG

