Home In Evidenza Slot e incassi non versati: è peculato, ma la Cassazione rinvia sulla confisca

Slot e incassi non versati: è peculato, ma la Cassazione rinvia sulla confisca

La Corte di Cassazione torna a pronunciarsi su un caso di gestione di apparecchi da gioco e mancato versamento degli incassi, confermando che si tratta di peculato ma disponendo un nuovo esame sulla quantificazione delle somme da confiscare.

Il caso

La vicenda riguarda il legale rappresentante di una società attiva nella gestione di apparecchi da gioco per conto di un concessionario autorizzato. Secondo quanto accertato nei precedenti gradi di giudizio, l’imputato avrebbe trattenuto somme derivanti dalle giocate, che avrebbero dovuto essere riversate al concessionario e, per la parte di competenza, allo Stato.

In primo grado era stata pronunciata una condanna a tre anni di reclusione, confermata in appello, con esclusione di una delle aggravanti e con la disposizione della confisca per un importo superiore a 700 mila euro.

Perché si tratta di peculato

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La difesa aveva sostenuto che si trattasse di un semplice inadempimento contrattuale o, al più, di appropriazione indebita nei confronti del concessionario. La Cassazione ha però ribadito un principio già affermato dalle Sezioni Unite, secondo cui chi gestisce apparecchi da gioco opera nell’ambito di un servizio pubblico.

Per questo motivo, il denaro raccolto è considerato fin da subito di pertinenza pubblica e il gestore assume il ruolo di incaricato di pubblico servizio. Di conseguenza, quando trattiene le somme invece di versarle, commette il reato di peculato.

I dubbi sulla confisca

Diverso è invece il discorso sulla quantificazione della confisca. La Corte ha evidenziato che i giudici di merito non hanno chiarito in modo preciso quale fosse il reale profitto del reato e quale il danno effettivamente subito dallo Stato.

In particolare, non è stato approfondito se e in che misura le somme fossero destinate all’erario, né quanto fosse già stato versato dal concessionario. Inoltre, non è stata adeguatamente ricostruita la reale entità del danno subito dalla pubblica amministrazione, che non può essere automaticamente equiparato all’intero importo trattenuto.

Secondo la Cassazione, la confisca può riguardare solo il vantaggio economico effettivamente conseguito dall’imputato e non può superare tale valore.

La decisione

Alla luce di queste considerazioni, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla presenza di un’aggravante e alla quantificazione della confisca, disponendo il rinvio alla Corte d’appello di Milano per un nuovo giudizio su questi aspetti. Resta invece confermata la responsabilità per il reato di peculato. mg/AGIMEG

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